M5s versus Di Maio: inizia il valzer delle polemiche

Ora Luigi Di Maio è il leader di Insieme per il futuro. L’ennesima formazione politica nata dalla scissione del Movimento 5 stelle. Il giorno dopo il commiato, il ministro degli Affari esteri porta con sé una pattuglia di sessantadue parlamentari. Ieri, nel corso della maratona televisiva di cui è indiscusso protagonista, Enrico Mentana, davanti alle telecamere del suo Tg La7, ha chiosato perfidamente: “Il sostantivo futuro in politica non porta bene”. Memore della scissione dal Popolo delle libertà che Gianfranco Fini varò nel 2010 fondando Futuro e libertà. Come per Di Maio, anche in quel caso era in discussione un’espulsione quasi certa.

Il tempo delle accuse reciproche è arrivato. Il gruppo dimaiano non ha nemmeno un giorno di vita, ma il valzer delle polemiche è già iniziato. In attesa che si esprima Beppe Grillo. Il primo scontro gira intorno alle “poltrone”. Non poteva essere altrimenti per esponenti politici cresciuti in un partito, anzi in un “non partito” come lo chiamavano i primi attivisti, che ha fatto della lotta alla casta il suo modus operandi. Dopo l’addio di Di Maio, i pentastellati hanno accusato il ministro e i suoi sodali di volersi candidare per un terzo mandato (che, almeno attualmente, non sarebbe possibile nel Movimento).

Ma i dimaiani hanno risposto a tono, conti alla mano. Sui 62 parlamentari che hanno aderito a Insieme per il futuro, 40 sono al primo mandato. Di questi, 30 alla Camera dei deputati e 10 al Senato. Solo 20 sono al secondo mandato, tra cui lo stesso Di Maio. Per il resto, dopo le accuse del titolare della Farnesina alla gestione del Movimento targata Giuseppe Conte, numerosi grillini non hanno rinunciato alla stoccata, tra cui il vicepresidente del M5S Riccardo Ricciardi: “Il discorso di Luigi Di Maio? Esilarante e pieno di contraddizioni. Capisco che uno possa cambiare idea ma davvero c’è un limite a quello che uno può dire”, ha insistito.

Ovviamente siamo solo all’inizio. Si attendono le contromosse dell’ex premier e, soprattutto, del “garante”. Il comico era atteso oggi nella Capitale ma, a quanto pare, non avrebbe in programma di raggiungere Roma nemmeno la prossima settimana. I fedelissimi descrivono un Grillo piuttosto amareggiato. Fino a una settimana fa predicava al presidente Conte solo un mantra: “Inclusione”. Ora che il suo “pupillo” se n’è andato via, sbattendo la porta deve fronteggiare la scissione di quello che lui stesso incoronò “capo politico”.