Massimo D’Alema (tanto nomini nullum par elogium), nell’annunciare querele per un sospetto investimento di terzi nell’azienda agricola familiare, ha dichiarato al Corriere della Sera: “Se qualcuno adombra che io ho dato una mano a uno per un contenzioso con l’Eni, si presuppone che questo qualcuno l’investimento nell’azienda dei miei figli per restituirmi il favore lo faccia dopo, non prima”. Una logica quasi socratica. Ed era “Il Massimo”.