Se implodono le Stelle… tutti a casa

Che cosa accade quando implodono le Stelle? La più diretta conseguenza è la creazione dei ben noti black hole (i famosi “buchi neri”). Paradossalmente, è vero per gli astri ma anche per la politica. Quella italiana in particolare. Per tentare di leggere le carte del futuro occorre, come sempre, osservare attentamente il passato. Rispondendo in particolare alla seguente domanda: come accadde che alle Legislative del 2013 e poi del 2018 perfetti sconosciuti ottennero il mandato dagli elettori a rappresentare il Popolo italiano in Parlamento, avendo ricevuto pochissime centinaia di like sulla famigerata Piattaforma Rousseau, di proprietà di privati cittadini, che hanno consentito loro di essere inseriti nelle liste uniche nazionali, precompilate e bloccate (senza la possibilità di esprimere preferenze!) del Movimento Cinque Stelle? Davvero non era prevedibile, come poi si è drammaticamente dimostrato, la loro assoluta impreparazione a gestire, una volta al Governo (in ben tre riedizioni: Conte I-II; Draghi I), la Res Publica e a confezionare leggi adeguate in un disastro immanente come quello della globalizzazione dell’economia mondiale e occidentale? Visto che in una democrazia rappresentativa comanda chi vota, avendone diritto e l’età, allora bisogna chiedersi che cosa avessero in testa coloro che li hanno plebiscitari in massa.

Con ogni evidenza, il Sud delle prebende e dell’assistenzialismo condivideva a larghissima maggioranza gli aspetti più deleteri della propaganda stellata, come quello dell’Helicopter-money, ovvero dei soldi garantiti a tutti in base a una versione decisamente scriteriata dell’eliminazione della povertà e del cosiddetto Reddito di cittadinanza a-meritocratico, ipocritamente associato alla ricerca di un lavoro, che però tutti i dati statistici asserivano non esserci. In tutto ciò, senza aver preventivamente progettato controlli capillari a monte e a valle, sul come verificare (quantomeno con una campionatura affidabile) il reale stato di indigenza e bisogno di milioni di percettori. Di fatto, si è visto che gli unici a tirarne qualche sollievo per un impiego a tempo sono stati i famosi navigator, quelli cioè che avrebbero dovuto togliere di mezzo il lavoro precario o in nero, surrogando per la ricerca di un’occupazione gli Enti regionali. Senza prima rimediare legislativamente al fatto che questi ultimi, al contrario di quanto accade in un Paese serio come la Germania, non sono messi per legge in una rete unica nazionale con il mondo delle Pmi e dell’artigianato, in modo da operare sull’intero territorio italiano un corretto matching tra domanda e offerta.

In un Paese civile si sarebbe da anni posto mano a questo monstrum giuridico, rimediando alla latitanza della politica in merito. Così come sarebbe dovuto accadere da molto tempo, a pochi anni di distanza dal 2001 per la precisione (anno infausto della perniciosa Riforma del Titolo V della Costituzione!), per la sanità pubblica del Sistema sanitario nazionale, o Ssn, in cui grazie alla discrezionalità della spesa regionale una stessa siringa triplica o quadruplica scendendo da Nord a Sud! Per di più, scandalo nello scandalo, le nomine ai vertici delle Asl continuano a essere lottizzate dalla politica locale, mentre sarebbe stato tremendamente necessario costruire Ruoli unici nazionali con graduatorie meritocratiche, dalle quali le Regioni dovevano poi essere obbligate ad attingere per il loro fabbisogno di personale qualificato! Ci si poteva, quindi, ragionevolmente aspettare che una forza antisistema come quella dei Cinque Stelle, che aveva ricevuto il 33 per cento di consensi alle elezioni del 2018, avesse ben chiaro che il primo compito di un rivoluzionario non è quello di nutrirsi demagogicamente del paradosso di dover rappresentare la “leadership dell’anti leadership”!

Ben al contrario: chi si appropria rivoluzionariamente (pur con metodo democratico) del potere ha, in primo luogo, il compito fondamentale di riparare legislativamente (conoscendoli, certo!) ai guasti più eclatanti, come quelli sopraelencati, della dis-amministrazione sistemica. Quest’ultima, del resto, vista la storia recente e passata dell’Italia, è perfettamente funzionale all’opacità (anche conseguente alle deprecabili condizioni in cui versa la giustizia civile, completamente bloccata da milioni di processi arretrati), dell’industria nazionale degli appalti pubblici e dei subappalti, che crea una gravissima distorsione nel regime della libera concorrenza tra imprese, affondando di fatto il sistema liberista nell’economia. Non si tratta, quindi, di una circostanza casuale, dato che la sua attuale configurazione corrisponde a un blocco di interessi e di privilegi parassitari perfettamente costituiti e consolidati! Di tutto questo si sono già visti i prodromi con miliardi di euro di truffe ai danni dell’erario appena scoperti dalla Guardia di Finanza, in merito ai sussidi e incentivi all’edilizia privata e alla piccola proprietà. Pertanto, ci si sarebbe potuto aspettare da Mario Draghi e dal suo Governo di unità nazionale, di cui i Cinque Stelle sono la componente principale, una durissima presa di posizione e di metodo per il commissariamento generalizzato dei progetti territoriali del Pnrr, affidandone il coordinamento “politico-amministrativo” alla rete delle Prefetture e costituendo, per la componente tecnica, panel di esperti, capaci e competenti da collocare in strutture ad hoc a livello provinciale.

Se non lo si farà con urgenza, con ogni probabilità il Paese sarà destinato ad avviarsi verso un triste destino di default, a causa dell’ulteriore dilatazione del suo gigantesco debito pubblico, che Mario Draghi potrà garantire fino a un certo punto dato che, prima o poi, torneranno regole stringenti sulla relativa gestione e rientro, dettati dall’Unione europea. E, invece, di che cosa parla il Partito/Movimento (per ora, infatti, la sua natura androgina resta immutata) di maggioranza relativa? Litiga ferocemente sulla faida attuale tra Luigi Di Maio e il suo presidente, Giuseppe Conte, venuto dal nulla (infatti: mentre il giovane leader storico del Movimento ha ottenuto decine di milioni di voti, il suo parvenu non si è mai presentato alle elezioni!), autodefinitosi “l’Avvocato del Popolo”, battezzato presidente del Consiglio e leader del partito. Il tutto avviene nella confusione più totale, visto che il Sistema Rousseau della famosa democrazia diretta è divenuto uno strumento pilotato da una ristrettissima cerchia di mandarini, mentre i suoi iscritti sono sistematicamente esclusi dalle decisioni strategiche, come quella della proposta sul nome del nuovo Presidente della Repubblica italiana.

Così, nel caos più indescrivibile, Di Maio e Conte si sono denunciati a vicenda per la disastrosa operazione partita dallo slogan di “Una Donna al Quirinale”, che ha coinvolto Elisabetta Belloni, titolare attuale del Dis (organismo di coordinamento dei Servizi segreti), senza nemmeno prima porsi il problema, rivendicato in prima persona da Matteo Renzi, sulla compatibilità di una transizione immediata dal suo alto e delicato incarico amministrativo alla massima rappresentanza politica della Repubblica Italiana. Il tutto, senza almeno passare per il via (come fece Carlo Azeglio Ciampi) di una significativa esperienza politica di Governo da parte della designata (non si capisce quanto a sua insaputa!). Ora vedrete tutti si chiederanno, di qui a breve, se il tweet-bombing contro Di Maio, concertato da poche centinaia di profili Facebook di Ip registrati negli States, sia o meno una… vendetta orchestrata dai soliti servizi segreti, in ritorsione contro le prese di posizione del ministro degli Esteri, a proposito dell’improvvida candidatura dell’ex segretario generale (sulla cui professionalità, serietà e lealtà istituzionale si registra l’assoluta convergenza bipartisan!). Non c’è solo da temere il terremoto del centrodestra, a quanto pare.

Aggiornato il 02 febbraio 2022 alle ore 09:29