Draghi resti a Palazzo Chigi

La passione per la Politica è come una brace che una persona si porta dentro il petto: brucia nelle viscere senza dare fuoco a ciò che c’è intorno a noi, accende le idee senza incendiare il pensiero, cuoce lentamente le parole senza bruciarle, riscalda anche se non c’è la fiamma, arde anche sotto la cenere. Altrimenti, è Potere.

L’autorevolezza di Mario Draghi è fuori discussione: che sia stimato e apprezzato a livello internazionale è fuor di dubbio, che mi sia personalmente battuto fin dal 2018 per portarlo a Palazzo Chigi come presidente del Consiglio dei ministri è noto. E lo si può ricavare facilmente anche consultando i miei articoli pubblicati sul quotidiano L’Opinione. Ma che l’attuale Governo sia stato fatto a metà – e che il premier non sia stato capace di scegliere i suoi più stretti collaboratori – è evidente. Troppo cinismo, poca Politica. Secondo me, Draghi si è circondato di persone sbagliate e, più che agli “Spiriti magni”, l’attuale capo del Governo appartiene al raro gruppo delle persone intelligentissime, molto più che intelligenti, molto di più, e ha – infatti – un’intelligenza sopraffina e raffinata. È ironico ma, soprattutto, autoironico. Non direi che sia umile perché, in fondo in fondo, è un timido. Draghi è un Drago.

In altre parole, ha restituito credibilità e autorevolezza all’Italia. Ha dato una svolta positiva, dopo i due pessimi governi guidati da Giuseppe Conte. Però, il capo del Governo si è circondato di persone sbagliate. Si vede nella concezione con cui, a volte, esercita il Potere (con la maiuscola), invece che un potere (con la P minuscola). Nel suo discorso per la fiducia al Governo, per esempio, non ha mai usato la parola libertà. Mai. Nemmeno una volta. Evidentemente, il ghostwriter del nostro presidente del Consiglio è un autoritario.

Draghi dovrebbe fare un rimpasto di Governo per guidare un Esecutivo politico, sempre con tutte le forze che ci stanno e che sono disponibili, affinché possano assumersi una piena responsabilità, inserendo così gli esponenti più importanti di ciascun partito dentro l’Esecutivo, a cominciare dai leader: Matteo Renzi, Emma Bonino, Carlo Calenda, Enrico Letta, Antonio Tajani, Matteo Salvini. Come propongo fin dal 2018. Per eventuali riscontri in merito a ciò, basti andare a vedere i miei articoli su L’Opinione del 30 aprile 2018, del 2 maggio dello stesso anno oppure del 27 aprile 2020, soltanto per citarne tre. Come, del resto, soltanto ora ha proposto anche Matteo Salvini, riprendendo una mia idea, avanzata in tempi non sospetti proprio in quegli articoli.

È necessario, comunque, che ciascuno si assuma le proprie responsabilità in modo diretto, come fecero Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti, Pietro Nenni e Ugo La Malfa nel 1946 e 1947 con i primi due governi post-bellici e di transizione verso una Democrazia liberale e verso la Repubblica italiana. Insomma, sono convinto che il presidente del Consiglio dovrebbe essere il Mario Draghi che lui stesso aveva detto di essere, cioè un liberal-socialista, un socialista liberale. È una bellissima sfida politica. Quindi, Draghi ha la possibilità di trasformarsi in un politico e non restare semplicemente un tecnico. Anzi, a Palazzo Chigi potrebbe dimostrare davvero di essere un riformatore della Politica italiana mentre, al Quirinale, l’avventura sarebbe ridotta nel suo agire politico per restare nell’alveo dell’imparzialità.

Mario Draghi, a Palazzo Chigi, potrebbe essere se stesso, al Quirinale non potrebbe, ma il presidente del Consiglio dovrebbe circondarsi di persone diverse da sé. Dovrebbe avere uno staff di persone calde, appassionate, politicamente preparate, innamorate della vita, sensibili, capaci di trasmettere amore, solidarietà, libertà, verità, bellezza. E al Quirinale serve, invece, un Garante della Costituzione. A questo punto, è meglio che Mario Draghi resti a Palazzo Chigi… con tutti i cambiamenti necessari, per dare una traiettoria liberal-socialista alla sua azione politica. Una bella opportunità.

Per il Quirinale, invece, è necessario eleggere un Garante della Costituzione, ma che conosca molto bene sia la Costituzione sia anche le furbizie della partitocrazia e la realtà della vita politica. Dopo la recente conferenza stampa del 10 gennaio, convocata dal presidente Draghi, si rafforza la mia tesi e pure la mia domanda: ma chi lo consiglia? Come si fa ad andare in conferenza stampa dicendo che non vuole ricevere domande sulla questione della corsa al Quirinale e sul proseguimento del suo impegno come capo del Governo? Ma chi suggerisce tali arroganze e superbie?

Un carattere forte, ma veramente forte, lo riconosci dalla sensibilità, dall’umiltà, dal coraggio, dalla pazienza, dalla capacità di ascolto, dall’equilibrio interiore, dalla passione per la vita, dall’armonia che sprigiona, dall’amore per il prossimo, dalla capacità di mostrarsi vero, autentico, sincero... senza ipocrisie e senza maschere, possibilmente senza alzare la voce. Con “la bellezza della lotta”, direbbe Luigi Einaudi… con la Bellezza! Per la conferenza stampa di Mario Draghi avrei suggerito al nostro presidente del Consiglio un discorso socialista liberale, come quello fatto dal presidente Pedro Sanchez in Spagna.

Draghi deve invertire la rotta e dedicarsi a rendere umanamente viva la traiettoria politica liberal-socialista. Quella a cui lui stesso ha detto di ispirarsi. E dovrebbe circondarsi di collaboratori dal cuore grande, innamorati delle persone, sorridenti, pieni di vita, capaci di ascolto, sensibili, simpatiche. A questo punto, è meglio che Mario Draghi resti a Palazzo Chigi... con tutti i cambiamenti necessari per una linea liberal-socialista alla sua azione politica. Deve cambiare le persone del suo staff. Sono collaboratori inadeguati. Lo danneggiano.