Quirinale, Salvini: “Il centrodestra sarà compatto su Berlusconi”

Matteo Salvini rivendica l’elezione di un presidente di centrodestra al Quirinale. Il leader della Lega si trova al Villaggio Olimpico, a Roma, a margine di una iniziativa elettorale a sostegno di Simonetta Matone, in vista delle suppletive alla Camera di domenica prossima. “Dopo trent’anni – sostiene Salvini – il centrodestra ha una occasione storica di fare una scelta di assoluto livello che non sia necessariamente di sinistra. Per trent’anni è stata la sinistra a dare le carte, diciamo che dopo trent’anni anche al Quirinale il centrodestra penso che abbia tutti i titoli, oltre che i numeri, per fare la sua partita. Nessuno può dire Berlusconi no, tu no perché è stato presidente del Consiglio per tre volte. Io sono al lavoro perché voglio dare agli italiani una immagine di efficienza”.

Salvini ha detto che “entro gennaio probabilmente verrà eletto un nuovo presidente della Repubblica su cui il centrodestra voterà dall’inizio alla fine in maniera compatta. Noi voteremo compattamente, siamo maggioranza in Parlamento e nel Paese dall’inizio alla fine, nessuno può mettere becco”. “Quindi – prosegue – rinnoverò il mio invito a Conte, Letta, Renzi a trovarsi, senza mettere dei veti a priori, perché altrimenti non è un ragionamento intelligente. Poi vogliamo eleggerlo velocemente, perché il Paese non può permettersi settimane di litigi e polemiche”. “Il centrodestra – insiste Salvini – sarà compatto dall’inizio alla fine. Il mio voto sarà compatto. Il partito che sarà più compatto e granitico sarà la Lega. Se Berlusconi riterrà di scendere in campo – ha fatto per tre volte il presidente del Consiglio e ha tutto il titolo per farlo – la Lega sarà la più compatta, perché gli altri partiti hanno correnti e divisioni. Noi saremo in 210 e in 210 voteremo”.

Giorgio Mulè, sottosegretario alla Difesa e deputato di Forza Italia ricorda che “le parole di Manfred Weber, capogruppo del Ppe al Parlamento europeo, riconoscono la storia e le virtù del presidente Berlusconi, persona più adatta a ricoprire la massima carica dello Stato. Giudizio questo condiviso da tutto il centrodestra che sosterrà convintamente, non appena verrà sciolta la riserva, la candidatura di Silvio Berlusconi dimostrando di essere coeso e compatto”.

Di tutt’altro avviso è Marco Follini. Un “presidente condiviso”, è l’auspicio, espresso in un’intervista al Corriere della Sera dall’ex leader dell’Udc, che è stato vicepremier del Berlusconi II. Il Quirinale “non può essere il trofeo di una contesa politica, ne è la sublimazione, è soft power allo stato puro. La sua uniforme è la terzietà e Berlusconi ha i suoi pregi, ma non questo” commenta, a proposito della possibile candidatura del leader di Forza Italia. “Da vecchio democristiano ricordo che Fanfani, un gigante del riformismo italiano, tutte le volte che si propose per il Quirinale non venne mai eletto. A un altro gigante, che era Moro, nel 1971 sarebbe bastato sommare il consenso della sinistra e quasi metà della platea dc e sarebbe andato al Quirinale in carrozza. Ebbe cura di evitarlo e nei sette anni successivi contribuì a dare le carte”. Berlusconi “mi sembra un po’ come Re Lear che sottopone le sue figlie a una gara di adulazione. Mi pare che il Cavaliere tenda a dare retta alle adulatrici Regan e Goneril e non abbia una Cordelia che lo richiami alla realtà”. Mentre “nei momenti cruciali della vita politica un leader deve saper trovare la Cordelia che è nascosta in sé”.

Sul fronte opposto al centrodestra si trova Debora Serracchiani. La capogruppo dem alla Camera condivide le parole di Gianni Letta: “Il Parlamento – afferma – chiamato a votare il presidente della Repubblica deve sforzarsi di replicare il clima respirato in aula durante la commemorazione di David Sassoli, guardando agli interessi del Paese a non alle differenze di parte. È quello che dice il Pd da sempre. La fase “che stiamo attraversando è talmente straordinaria da richiedere, in questo passaggio, il massimo della coesione politica. È l’unica strada, se vogliamo dare un segnale di serietà e responsabilità al Paese”. Per Serracchiani la Lega in questo momento è “in difficoltà” perché deve scegliere “tra l’interesse del Paese e quello della sua fazione politica. A giudicare dai vari testacoda mi pare non abbia ancora deciso”. Un leader politico lontano per la sua storia dal Pd come Berlusconi “è evidente non possa incontrare la nostra condivisione. Serve qualcuno che ci rappresenti tutti, non una parte sola”. Mario Draghi “va innanzitutto tutelato. L’unica cosa che non possiamo permetterci è di non ritrovarcelo né al Quirinale né a Chigi”.