La questione femminile dopo i fatti di Milano

Deflagra la bomba “molestie collettive” di Capodanno. Libero, il quotidiano fondato da Vittorio Feltri e diretto da Alessandro Sallusti, pubblica in prima pagina verbali choc: “Ragazze palpeggiate, denudate, abusate da nordafricani in piazza Duomo: erano in 50 contro una. Alla Procura denunce da tutta Italia”. La polizia attraverso un sistema informatico di riconoscimento facciale è riuscita a risalire ad alcuni autori delle aggressioni e il questore di Milano, Giuseppe Petronzi, ha aggiunto che si tratta per lo più di giovani i quali non tutti gravitano su Milano. Spedizione punitiva o casuale?

Certamente un fatto grave, che scoppia solo ora perché la sinistra, che pure ne era perfettamente consapevole, ha cercato di nascondere. Scrive un utente su Facebook: “È censura proprio fatta allo scopo di non fare conoscere. Qualche giorno fa stavo facendo zapping alla radio e su radio 3 spiegavano ai compagni loro che non si doveva parlare di quanto successo in piazza Duomo perché la destra ne avrebbe tratto vantaggio”. Ma l’utente prosegue affermando che “hanno nascosto una notizia vera per non fare capire a chi segue la sinistra la gravità del fatto, perché commesso da figli di immigrati nordafricani nati in Italia, i disadattati, altro che integrazione”.
La consapevolezza della gravità è di dominio pubblico. Qual è il problema politico e sociale? Il filosofo francese Alain De Benoist l’ha definita “censura dell’ideologia dominante”, spiegando che fin qui la censura è stata di Stato, questa invece è esercitata dalla sinistra che la usa contro la destra e per ottenere consenso, ma il rischio è un pericolosissimo “corto circuito”. A cosa allude De Benoist?
La sinistra favorisce gli ingressi di tutti i tipi e in tutte le forme, anche in piena pandemia e lockdown, di immigrati. Dai clandestini sui barconi fino a quelli trasportati dallo Stato, come i recenti 5mila afghani e gli altri 5mila in arrivo scelti tra coloro che avevano prestato servizio per il contingente italiano. “Salvati da morte sicura”, dicono, in quanto i talebani avrebbero potuto considerarli spie. Ma il corto circuito aumenta, perché si scontrano due dati che sono l’effetto di ciò che è accaduto in Piazza Duomo.

E cioè da una parte l’esigenza di contrastare le violenze di gruppo, indimenticabile la morte feroce del giovane spoletino all’uscita di una discoteca a Bastia Umbra schiacciato dopo una vivace discussione dall’auto di ragazzi immigrati nordafricani nati in Italia (anche lì super censura), dall’altro contenere le molestie nei rapporti coniugali e sulle donne. Sono i due cavalli di battaglia delle politiche della sinistra, quei temi con cui vince sempre e sta vincendo tutto. Che la sinistra abbia elevato “la politica sul corpo delle donne” ha arma vincente del consenso è evidente dal 1975, quando sul noto caso del Circeo si ebbe la sterzata, collegata al primo passaggio politico essenziale, la battaglia sul divorzio, vinta con quello sfondamento noto come “il ribaltone comunista”.

Divorzio, aborto, fin qui l’Italia anche democristiana si spostò nel centro sinistra, dopo però le due batoste di Amintore Fanfani e cioè l’omicidio di Aldo Moro, che l’amico non riuscì a salvare, e la sconfitta bruciante del Referendum sul divorzio, persa perché una parte della Democrazia cristiana votò coi comunisti. E, come raccontano le cronache, forse nel segreto dell’urna anche Giorgio Almirante votò per amore di Donna Assunta “per i compagni delle Brigate rosse”, come scherzando li apostrofava, essendo costei sposata.

La solitudine di Fanfani in quella battaglia ideale era determinata dalle conseguenze evidenti ai giorni nostri. Poi sono venuti i matrimoni omosessuali e la migliore e più acclamata dittatura, quella che piace a tutti, quella morale. Per cui non importano i matrimoni omosessuali tra ragazzi di famiglie anche devotissime, non importano i femminicidi, non importano i figli sgozzati negli armadi o posti accoltellati a pochi mesi sui nastri dei supermercati per vendicarsi dei mariti, purché questo femminismo trionfi. Non vedo reazioni, evidentemente è una battaglia che si è spostata in Afghanistan, nel Nordafrica e nel mondo arabo, visto il caso crudele di Saman Abbas, la povera ragazza pachistana. Vorrei poter spiegare le regole dei matrimoni musulmani pakistani liberi finiti non bene, benissimo, quelli passati per i canali segnati da Amintore Fanfani proprio in quei mondi, dove la sua politica viaggiava fino alla morte di Enrico Mattei, anche quella ancora avvolta da mistero.

Ma torniamo ai matrimoni, all’antirazzismo e alle violenze di gruppo della sinistra. Sono la politica “sul corpo delle donne”, per essi salvifica, per me stragista, sperando di evitare la mattanza finale viste le spedizioni “punitive” a piazza Duomo, visto che Piero Sansonetti ha spiegato che queste modalità sono i rituali della religione araba. O le punizioni dei papà arabi fatte impartire dai figli? Speriamo di no. Occorre aggiungere altro? Esiste un solo femminismo? E perché sul femminile il pensiero deve essere dominante?

Lo chiedo alle donne di tutti i partiti, soprattutto a quelle del centrodestra. Perché quando parlano di questi temi usano linguaggi, idee e ideologie della sinistra. Il femminile è quello “bianco” delle donne democristiane, che difendevano i matrimoni, scioglievano quelli che non erano indissolubili, erano emancipate fino alle prime donne ministro che si distinsero per le politiche del lavoro, sono state le grandi donne della scuola italiana, che al contempo di concerto coi colleghi uomini hanno dato lavoro, casa, benessere e che, insieme con le socialiste, si battevano in Parlamento per lo stipendio e la pensione alle casalinghe.