Il trattato del Quirinale: è il momento dell’Europa dei valori

Alla fine hanno prevalso l’assertività della presidenza della Repubblica, il lavoro silenzioso di Palazzo Chigi e della diplomazia della Farnesina: il 26 novembre si è giunti alla firma dello storico “Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica francese per una cooperazione bilaterale rafforzata”. Si è già parlato delle riserve sull’iniziativa che alcune parti avevano espresso in questi quattro anni di attesa del Trattato, ma invero ai più non apparivano fondate e probabilmente sarà difficile che lo siano ora che il testo è stato pubblicato ed è facilmente consultabile sul portale del Governo italiano.

Sono tredici pagine, che si sviluppano su un preambolo e 12 articoli, di cui 10 delineano i temi specifici della “cooperazione rafforzata”: affari esteri; sicurezza e difesa; affari europei; politiche migratorie, giustizia e affari interni; cooperazione economica, industriale e digitale; sviluppo sociale, sostenibile e inclusivo; spazio; istruzione e formazione, ricerca e innovazione; cultura, giovani e società civile; cooperazione transfrontaliera. Gli ultimi due articoli, l’11 e il 12, sono dedicati all’ “organizzazione” delle riunioni e dei vertici bilaterali e alle disposizioni finali.

Come sanno gli studiosi del Diritto internazionale e di quello costituzionale, è il preambolo che può offrire la chiave di lettura più appropriata di un accordo internazionale o anche di una Costituzione. Riprendendo in particolare una definizione cara a Norberto Bobbio, i preamboli, pur non contenendo puntuali prescrizioni giuridiche, sono talvolta più importanti perché chiari esempi di una elaborazione giuridica “lirica”, vale a dire più orientata alle finalità ideali, simboliche e identitarie che sono alla base di un accordo o di una Costituzione. In molti casi, ne dettano anche l’ambito di applicazione e ne favoriscono meglio l’interpretazione, al di là della mera “rozza materia” che Bobbio leggeva nelle prescrizioni di dettaglio degli articolati normativi. E in effetti è proprio questa netta percezione di un contesto di “ideali”, quella dei valori dell’Europa, che si coglie nel leggere il preambolo del Quirinale, che è assolutamente importante sottolineare ed è dirimente per superare ogni residua riserva: il Parlamento italiano ne dovrebbe avere piena consapevolezza e quindi non indugiare oltre nell’approvare il Trattato quanto prima con la legge di ratifica.

Vale la pena rileggere dunque con la dovuta attenzione i passaggi principali del preambolo. Alla base dell’intesa vi è dunque l’idea di una “comunità di destini” dei due Paesi, fondata “sui principi fondamentali e sugli obiettivi iscritti nella Carta delle Nazioni Unite e nel Trattato sull’Unione europea”, e cioè i “valori di pace e sicurezza, rispetto della dignità umana, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, della democrazia, dell’eguaglianza e dello Stato di diritto”. Da qui l’affermazione del comune “attaccamento a una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità di genere”.

Significativo è poi il richiamo della adesione di Italia e Francia “al multilateralismo e a un ordine e a relazioni internazionali che si basano sul diritto e sull’Organizzazione delle Nazioni Unite”, un’affermazione non di poco conto in un contesto internazionale in cui per alcune grandi potenze vale ancora la logica della contrapposizione bipolare e di visioni particolaristiche degli interessi nazionali, in specie sulle politiche migratorie e ambientali. Altrettanto netta è, dunque, la comune visione di “un’Europa democratica, unita e sovrana per rispondere alle sfide globali”, per la quale le azioni di Italia e Francia avranno un solenne “impegno comune: approfondire il progetto europeo in linea con la responsabilità condivisa quali Paesi fondatori, nel rispetto dei valori dell’Unione e del principio di solidarietà.

È importante ancora rilevare come lo “spirito di solidarietà” è richiamato pure nella parte del preambolo che annuncia la “volontà di rafforzare la difesa europea e la postura di deterrenza e di difesa dell’Alleanza atlantica, essendo l’Unione europea e l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord destinate ad agire quali partner strategici che si rafforzano reciprocamente”. Infine, viene chiarita un’ultima chiave di lettura sull’importanza di questo nuovo modello di partenariato tra Italia e Francia: “Le loro cooperazioni bilaterali contribuiscono reciprocamente all’approfondimento dello stesso progetto europeo e possono servire da fonte d’ispirazione per nuove politiche a livello dell’Unione”.

In altri termini, il rafforzamento dei rapporti tra Roma e Parigi non può che contribuire al rafforzamento della loro idea di Europa, che è l’Europa dei valori, quelli già richiamati dei “valori di pace e sicurezza, rispetto della dignità umana, dei diritti umani e delle libertà fondamentali, della democrazia, dell’eguaglianza e dello Stato di diritto”. Sono i valori dell’Europa dei Padri fondatori opportunamente ricordati dal premier Mario Draghi: i francesi Jean Monnet e Robert Schuman, e gli italiani Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi. Forse già questo potrebbe bastare per convincere i parlamentari nazionali a ratificare quanto prima il Trattato che potrebbe portare l’Italia e la Francia al centro “ideale” dell’Europa.

(*) Membro International Law Association