Hanno suscitato un certo clamore le recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni relativamente al Reddito di cittadinanza e alla necessità di abolirlo. La leader di Fratelli d’Italia, ha infatti definito la misura un “metadone di Stato”, finalizzata più che altro a fare in modo che ciascuno rimanga nelle condizioni in cui è, non a promuovere lo sviluppo dell’economia. Non si è fatta attendere la replica piccata del ministro del Lavoro Andrea Orlando, che dal Forum Ambrosetti cui ha partecipato ha risposto che chi, come la Meloni, sostiene la necessità di abolire il reddito di cittadinanza non ha idea di cosa sia la povertà. Ora, senz’altro le idee economiche (e non solo quelle) della Meloni sono estremamente distanti da quelle che dovrebbero essere proprie di un vero partito conservatore e liberale: d’accordo con lei nel sostenere che il reddito di cittadinanza non serve assolutamente a nulla, che incoraggia le persone ad adagiarsi nella loro condizione e che andrebbe abolito; ma serve a poco prendersela solo col reddito di cittadinanza, quando c’è un intero sistema di assistenza pubblica e di welfare che andrebbe profondamente riformato, il che non sembra essere tra le priorità politiche di Giorgia Meloni.
Come di nessun altro leader politico, del resto. Tuttavia, quello che maggiormente disturba è l’ipocrisia (abituale) della sinistra e dei suoi rappresentanti. Sicché, secondo il ministro Orlando, chi sostiene la necessità di abolire il reddito di cittadinanza e di mettere mano al sistema di welfare per renderlo più efficiente e meno costoso, non saprebbe cos’è la povertà. O forse è lui a non avere idea di quali siano i rimedi a questa condizione. Il grande inganno delle misure assistenzialistiche – come il reddito di cittadinanza – è proprio quello di far credere di essere strumenti a favore dei poveri. Da qui il pregiudizio in base al quale chiunque vuole eliminare tali strumenti o restringerne la portata è un insensibile, un “amico dei ricchi”, un odiatore di poveri, un “perfido liberista”. La verità, tuttavia, è che sono proprio i poveri a non ricevere alcun beneficio da tali misure, le quali, al contrario, finiscono per produrre molta più povertà di quanta non ne combattano. Sicuramente il reddito di cittadinanza avrà anche aiutato alcuni che si sono trovati in una situazione di oggettiva difficoltà, a maggior ragione dopo la pandemia e le relative chiusure che hanno assestato un duro colpo all’economia. Ciò non toglie che le misure assistenziali, se pensate non come un “salvagente”, cioè come a qualcosa che permetta a chi non ha avuto fortuna di galleggiare il tempo necessario per rientrare nel mondo del lavoro, ma come una “barca”, cioè uno strumento per “sconfiggere la povertà”, non funzionano e non risolvono i problemi che dicono di poter risolvere. L’unica cosa in grado di sconfiggere la povertà è il lavoro.
Dunque, è sull’occupazione che una politica sociale ed economica seria dovrebbe puntare. Che non significa drogare il mercato con gli investimenti pubblici, ma creare le condizioni ottimali per l’imprenditoria: poca burocrazia, poche leggi, poche tasse, molta libertà. La formula è questa. Il problema è che l’assistenzialismo va nella direzione contraria. Anzitutto, è disincentivante rispetto alla ricerca di un lavoro, nella misura in cui la somma percepita dai beneficiari del sussidio è praticamente uguale o di poco inferiore a quella percepita col lavoro: in effetti, chiunque preferirebbe prendere soldi per starsene comodamente a casa a guardare la tivù, piuttosto che andare a lavorare più o meno per la stessa somma. Col reddito di cittadinanza avviene esattamente questo, dal momento che la cifra erogata ai percettori non è molto diversa da uno stipendio medio-basso di qualunque dipendente e che le spese del primo sono minori rispetto a quelle del secondo. Quindi, ha ragione la Meloni nel dire che non serve a promuovere lo sviluppo, ma solo a incoraggiare i poveri a restare tali. In secondo luogo, non bisogna dimenticare che l’assistenzialismo ha un costo, e che tale costo deve essere sopportato dalla parte produttiva della popolazione attraverso il prelievo fiscale.
Ciò vuol dire che l’assistenzialismo, se elargito a maniche troppo larghe e senza criterio, diventa strumento per mantenere alcuni nella povertà impoverendo altri membri della società i quali, prima o poi, potrebbero diventare a loro volta bisognosi di tali sostegni: un vero e proprio circolo vizioso quello dell’assistenzialismo selvaggio. Da ultimo, l’esperienza dimostra che l’eccesso di welfare genera dinamiche parassitarie, penalizzanti soprattutto per quei poveri che si dice di voler aiutare: se troppi percepiscono gli aiuti statali, pur senza averne alcun diritto o “marciandoci sopra”, vuol dire che ci saranno meno soldi da dare a coloro che veramente ne avrebbero bisogno e che si trovano in una situazione precaria per cause indipendenti dalla loro volontà. I parassiti sociali sono i primi nemici dei veri poveri. Riformare il sistema di welfare implica, anzitutto, privare i primi di ogni alibi per tendere veramente la mano ai secondi e aiutarli a uscire dalla loro condizione.
Quindi, caro ministro Orlando, l’impressione è che sia proprio Lei e tutti quelli come Lei a non avere idea di cosa sia la povertà e di quali siano i mezzi per combatterla, pur senza pretendere utopisticamente la sua sconfitta. La povertà è una condizione senz’altro spiacevole e chi vi si trova è giusto che venga aiutato: è un dovere morale e civile. Ciononostante, l’aiuto che si deve offrire ai poveri è il reinserimento nel mondo del lavoro, non mancette ed elargizioni varie. Garantire a ciascuno un reddito per consentirgli di provvedere temporaneamente alle sue necessità, non vuol dire né che tale misura debba protrarsi a tempo indeterminato, né che il sussidio debba diventare un valido concorrente del reddito medio da lavoro, così come fissato dalle dinamiche di mercato. La lotta alla povertà passa attraverso la lotta per il lavoro, e la lotta per il lavoro, a sua volta, passa da quella per la libertà d’impresa, che l’eccessivo welfare, il parassitismo e l’iper-tassazione, rendono assai difficoltosa.
Aggiornato il 09 settembre 2021 alle ore 12:03
