Diritto all’istruzione: principio violato

Dopo un periodo storicamente unico nella sua sorprendente drammaticità, dovuta alla pandemia del virus Covid-19, in cui abbiamo visto violare ripetutamente e in svariati modi i dettami costituzionali su diritti acquisiti e tutelati dalla Carta costituzionale, nonché dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, anche il diritto allo studio come quello della tutela dei giovani sono stati compromessi da restrizioni che, oltre a penalizzare la libertà di circolazione, hanno limitato e molto spesso mortificato il diritto all’istruzione.

La nostra Costituzione, nel dettame enunciato al secondo comma dell’articolo 31, nel titolo secondo, sui rapporti etico-sociali, ricorda che “protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo” evidenziando in tal modo la sua attenzione ad esercitare una funzione di tutela per l’infanzia e la gioventù italiana e straniera residente in Italia. Questa funzione viene esercitata e declinata fattivamente, favorendo l’esercizio di istituti specifici nella loro necessaria operatività per realizzare tale obiettivo. Uno dei modi per proteggere l’infanzia e la gioventù da parte della Costituzione italiana è quello di promuovere e garantire il diritto allo studio e quindi all’istruzione, stabilendo al primo comma dell’articolo 34 che “la scuola è aperta a tutti”.

La Carta costituzionale considera strettamente connesso il diritto allo studio con il diritto all’istruzione, in quanto il dovere dello Stato di istituire scuole di ogni ordine e grado, postula il diritto all’istruzione del cittadino, declinato come diritto di accedere liberamente e senza discriminazione al sistema scolastico. In sostanza, la libertà d’istruzione significa anche diritto all’istruzione, sia come diritto di accedere al sistema scolastico, con il correlato dovere da parte dello Stato di istituire scuole di ogni ordine e grado, sancito all’articolo 33 della Carta e sia come diritto di ricevere un’istruzione a prescindere dal proprio stato socio-economico, con il conseguente dovere costituzionale da parte dei pubblici poteri di predisporre mezzi e risorse adeguati al raggiungimento di tale scopo, sforzandosi di rimuovere ogni situazione ostativa.

Dopo aver enucleato i suddetti principi costituzionali, si può oggettivamente denunciare lo stato di deriva incostituzionale che in Italia hanno vissuto i giovani durante il periodo forzato di quarantena, in riferimento soprattutto al loro diritto allo studio. Infatti, l’utilizzo forzoso della cosiddetta Dad (Didattica a distanza), con la quale si sono svolte le lezioni scolastiche, hanno compromesso notevolmente il percorso formativo dei giovani, sia dal punto di vista istruttivo, che psicologico. Uno stato di disagio che in diverse occasioni e in diversi modi hanno legittimamente provato a denunciare pubblicamente, sia da soli, che insieme ai propri docenti, non solo perché non tutti gli studenti hanno la disponibilità economica per acquistare gli strumenti idonei allo svolgimento di tale didattica, ma anche e soprattutto perché la Dad non assicura un apprendimento approfondito a causa delle sue oggettive limitazioni, che invece vengono meno con l’insegnamento in presenza. Questa situazione ha impedito ai giovani di esercitare il proprio diritto allo studio in modo egualitario e pieno, minando di conseguenza i dettami costituzionali.

Però, al riguardo, è necessario fare un inciso sulle modalità di realizzazione del diritto all’istruzione, in quanto la Dad non va discriminata in quanto tale, ma nel suo utilizzo esclusivo a scapito della didattica in presenza, perché le due procedure d’insegnamento non sono e non devono essere considerate come due procedure didattiche alternative e dicotomiche, bensì come due modalità istruttive complementari. Durante le illegittime restrizioni della libertà di circolazione e della libertà economica, imposte con dei Dpcm incostituzionali (così hanno stabilito alcune ordinanze di diversi Tribunali civili), abbiamo assistito anche alla violazione del diritto più importante e fondamentale per la formazione del futuro dell’Italia, ovvero quello del diritto all’istruzione, che è tutelato anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e che l’Esecutivo italiano ha disatteso e compromesso senza alcun rispetto costituzionale ed etico.

Di questa violazione e di tanti altri argomenti inerenti alla gioventù italiana, discuteremo insieme al professore Antonio Marzano, ex ministro delle Attività produttive del secondo Governo di Silvio Berlusconi, nonché ex presidente dell’Organo di rilievo costituzionale, come il Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro (Cnel), cercando di capire quali possano essere le più validi soluzioni per concretizzare la tutela e la protezione dei giovani, previste dalla Costituzione e ancora disattese dal potere legislativo e da quello esecutivo.