Presidenti della Repubblica: garanti silenti della Costituzione

Il presidente della Repubblica, in Italia, da organo di garanzia è diventato nel tempo un organo non solo forte, ma predominante nella vita del nostro Paese. Le cause sono diverse. C’è chi dice che i governi oggi sono deboli e non riescono a imporsi. Chi sostiene che siano i presidenti della Repubblica ad avere “esondato le proprie stesse funzioni”. Il fatto, comunque, è che ci troviamo in una Repubblica non costituzionalmente presidenziale, ma che nella sostanza lo è.

La Costituzione italiana stabilisce riguardo la presidenza della Repubblica italiana funzioni e poteri – più che poteri, prerogative – puramente di tutela e garanzia, sovente di mera omologazione degli atti. Al contrario la realtà, ovvero l’interpretazione che della figura è stata data dagli stessi presidenti della Repubblica, è molto diversa. Il “potere” che nel corso del tempo hanno fatto confluire a se stessi è notevole.

Il primo presidente della Repubblica italiana fu Enrico De Nicola. Era monarchico. Come era monarchico Luigi Einaudi. L’Italia allora era molto arretrata e ne approfittò, facendo quello che ritenne in quel momento la scelta migliore: interpretò la nostra Costituzione in maniera estensiva e sostenne che il potere di nomina dei ministri del Governo spettasse a lui, ovvero al capo dello Stato.

La Costituzione è incentrata sul potere riconducibile alla volontà popolare. È impossibile che, nella struttura così come concepita dai costituenti, all’apice vi sia l’annullamento di quanto voluto dai cittadini, e che per loro decida il presidente della Repubblica, non eletto dal popolo ma espressione politica di turno.

Il giurista Piero Calamandrei ha “fotografato” la situazione davanti ai suoi occhi, mettendo sull’avviso che, così come veniva interpretata dai presidenti, la Costituzione – e la funzione del Quirinale – rischiava di essere come una “fisarmonica”: a seconda di chi vi si sedeva e la occupava, la poltrona del presidente della Repubblica era estensibile a piacimento. Tale osservazione avrebbe dovuto essere interpretata come una critica, al contrario fu riportata come una – insincera –realtà.

I governi italiani devono essere – ministri e presidente del Consiglio – eletti tutti dagli italiani, come stabilito dalla Costituzione. Da noi i governi non sono eletti dagli italiani e il presidente della Repubblica pro tempore fa e “disfa” i governi. Si pensi alla presidenza di Giorgio Napolitano. Ma anche Sergio Mattarella non “scherza” in tal senso.

L’attuale governo di Mario Draghi, con le mai elette Luciana Lamorgese o Marta Cartabia, cosa è? Anche il precedente governo Conte bis, come l’attuale, era riconducibile più alla volontà del presidente della Repubblica che a quella del popolo. L’estensione e l’ampliamento dei poteri del Quirinale è stata possibile, non solo per l’interpretazione discrezionalmente estensiva data dai capi di Stato, ma soprattutto perché i governi non sono il risultato diretto di elezioni e della volontà della maggioranza dei cittadini.

In sostanza, detto in parole povere, il problema è nel fatto che non portandoci alle elezioni, non possiamo scegliere e fare governare chi indichiamo al momento delle urne. I presidenti della Repubblica dovrebbero essere figure di garanzia, possibilmente silenti.