Covid, ed è subito censura

È una buona notizia che la settimana scorsa il Senato ha dato voto favorevole affinché il Governo si attivi per l’adozione di un protocollo unico nazionale per le cure domiciliari dei pazienti Covid-19. Eppure stampa e telegiornali hanno relegato in brevi trafiletti e scheletriche citazioni la notizia. Una sordina che può esser utile collegare all’uscita con cui qualche giorno prima Paolo Mieli, su La7, con audacia inusuale in tempo di Covid ha dichiarato, insieme a Massimo Cacciari, di volerci vedere chiaro sui vaccini. Azzardando pubblicamente che in materia il Governo non abbia detto la verità. Nel quadro di generalizzato e acritico affidamento all’insindacabile piano sanitario anti-Covid e considerata la rimozione che con l’aiuto dei media mainstream da un anno viene fatta su qualsiasi analisi possa rappresentare un elemento di turbativa al collaudato apparato di contenimento della pandemia e di controllo sanitario della società, queste parole sono arrivate come un macigno in uno stagno. Che dire? Un sentito benvenuto nel frequentatissimo club dei sostenitori delle “verità sindacabili”. Frequentato per lo più da cittadini che per strada si riconoscono dallo sguardo ancora capace di esprimere guizzi di vitalità, ma soprattutto da tutti quegli spericolati internauti che, incrociandosi tra le pieghe del web soppesano, controllano, provano a verificare i dati della pandemia e sollevano dubbi sulla sua gestione. E tra i quali da un anno spicca la denuncia che la stragrande maggioranza dell’elevato numero di quelli che vengono definiti “morti per Covid” sia in massima parte conseguenza di terapie sbagliate.

Ci si domanda perché per mesi le istituzioni, il Governo e la politica tutta abbiano di fatto occultato le evidenze di successo di quelle cure domiciliari “sartoriali” adottate, in virtù delle famose autopsie fortemente sconsigliate dall’apparato ma fatte da molti medici “disobbedienti” che hanno invece chiarito le cause dei decessi e rivelato l’importanza degli antinfiammatori, degli anticoagulanti e di altri farmaci il cui unico difetto è di essere poco costosi. Terapie domiciliari che hanno contribuito e contribuiscono a portare la letalità del Covid allo 0,2 per cento. Eppure letteralmente ignorate e scartate a vantaggio dell’ormai noto protocollo, poi bocciato a marzo 2021 con una sonora sentenza del Tar del Lazio che riconosce ai medici la libertà di curare (e salvare) i pazienti con i farmaci che ritengono più adatti.

La coltre calata sull’insindacabilità dell’apparato di contenimento anti-Covid, incardinato su lockdown la cui inefficacia è ormai è ufficiale, insensati e antiscientifici coprifuoco alle 22, ma legittimi sovraffollamenti di su autobus e stazioni metropolitane, è talmente fitta e costante che mentre dall’Istituto Mario Negri guidato dal professor Giuseppe Remuzzi è arrivato il dato che grazie alle cure domiciliari adeguate i ricoveri sono calati dell’80 per cento, ancora moltissimi medici di base si attengono pedissequamente alla vigilante attesa e alla tachipirina (il farmaco che scatena proprio la pericolosissima e spesso letale tempesta infiammatoria). Un protocollo prescritto dalle linee guida che a dicembre 2020 venivano stabilite dal Ministero della Salute e dall’Aifa.

Formulare domande ha tuttavia significato, finora, esser liquidati, con sprezzo di ogni minima logica, come pericolosi negazionisti e cospirazionisti. La dichiarazione di Paolo Mieli è il segno che qualcosa si sta muovendo nell’inamovibile narrazione ufficiale del Covid. È cosa buona e giusta contare sulla blasonata sponda di esponenti del circuito mediatico accreditato e acquartierato dei salotti buoni. Ben venga anche il sospetto che a motivare i riposizionamenti nelle ariose stanze del dubbio sia il calendario sempre più serrato delle proteste di piazza e la crescente consapevolezza che la manipolabilità dei cittadini, elettori-lettori è molto inferiore a quanto la “hỳbris” di chi ci governa e dell’asservito mainstream mediatico non ritenga. Di questo passo, si spera, sempre più voci riprenderanno confidenza con il diritto che in democrazia ha ogni individuo di essere o meno d’accordo con l’operato del Governo, potendosi un giorno riconoscere tra chi è stato dalla parte della ragione, delle verità costantemente celate dal sistema e della difesa di quelle libertà costituzionali di cui il piano anti-Covid ha fatto carta straccia. Con l’ottuso consenso di cittadini ormai disposti a barattare i loro diritti con una fallace e bugiarda promessa di sicurezza.

Nel frattempo però da un anno la macchina censoria a ritmo serrato sta estirpando come gramigna infestante le voci di chi non partecipa al corifeo mediatico delle decisioni del Governo, del Cts e dell’Aifa e si oppone ad un controllo sanitarizzato che è sempre più chiaro quanto sia stato, sia e forse seguiterà ad essere (di nuovo, dopo l’ora d’aria estiva, a partire dall’autunno prossimo?) indispensabile a garantire ai colossi multinazionali del farmaco il mercato europeo ed italiano. E ad assestare un colpo mortale allo stremato tessuto produttivo del Paese.

La censura, principale instrumentum regni per tacitare dissenso e letture scomode di ciò che sta accadendo nel Paese, dunque, si è abbattuta su chiunque dica ciò che appare evidente, e che Mario Draghi stesso ha confermato dichiarando che “dovremo continuare a vaccinarci per gli anni a venire”, ossia che tutte le strade portano ai vaccini, in una insensata ed inutile rincorsa alle varianti che, come tempestivamente avevano anticipato in molti tra virologi, premi Nobel e medici esterni ai vari Cts, sono proprio gli inefficaci sieri vaccinali ad aver attivato. Previsioni vane e regolarmente silenziate, dato che con evidente cortocircuito (e malafede) si è già programmato di combattere le mutazioni con altri vaccini. Big Pharma ringrazia. Anche per il riguardo usatole dallo Stato che in una situazione di tale emergenza non ha nemmeno provato a calmierare i prezzi di sieri vaccinali che, al contrario, le aziende hanno già annunciato lieviteranno entro breve. Con un’assicurazione da parte di Draghi però: “I contratti saranno scritti meglio”. Vorrà dire che ci consoleremo con la buona sintassi. Già è qualcosa. Tutto nella normalità. Ma chi azzarda a spiegare che sono piuttosto le misure emergenziali ed il business dei vaccini ad aver bisogno della pandemia e della narrazione scientifico-mediatica che soffia sul sentimento di terrore e non certo il contrario, viene estromesso dai media. Non soltanto nelle trasmissioni e nei telegiornali nazionali e regionali, ma anche negli hub informativi sempre più frequentati sul web dove l’incrocio e l’intreccio tra liberi pensieri, ha spinto le multinazionali digitali ad esercitare il diritto di bloccare le voci divergenti di chiunque (su social e piattaforme) metta ordine, crei collegamenti logico-cronologici tra dati, numeri e presentati quotidianamente nella narrazione ufficiale della pandemia e parli delle ombre di un piano pandemico fantasioso ed inefficace, adottato non su presupposti scientifici ma dettato solo da decisioni politiche che da decenni rispondono alle direttive di un inossidabile sodalizio tra lobby economico-finanziarie e grandi corporate di cui le aziende farmaceutiche rappresentano il core business.

In questo quadro in cui sempre più spesso si sente invocare da intellettuali liberi un nuovo processo di Norimberga, la cappa che il mondo dell’informazione sta creando è talmente plumbeo e sistematicamente liberticida che nessuno sussulta se sulle reti nazionali viene tacitato chi racconta di esser stato curato con successo a domicilio. È accaduto tempo fa a Simona Ventura, tirannicamente azzittita dal virologo Matteo Bassetti (dall’anno scorso non si contano le piroette eseguite sulle sue iniziali convinzioni) per aver semplicemente risposto in un talk-show raccontando di essere uscita dal Covid con terapie domiciliari diverse dalla vigilante attesa e dalla tachipirina. Analoga inurbana strigliata da parte dell’onnipresente professor Bassetti e l’immediata allineata censura di Barbara D’Urso è toccata a Paolo Brosio per aver osato raccontare con quali farmaci è stato curato a casa dal Covid. L’apoteosi censoria l’ha però raggiunta Bruno Vespa dopo aver invitato il dottor Mariano Amici di cui ben si conosce la contrarietà all’obbligo vaccinale anti-Covid e le critiche ai tamponi, soltanto per tendergli un trappolone con tutti i crismi, tacitarlo pubblicamente ed umiliarlo in deferenza devozionale al verbo vaccinista, proprio mentre il dottor Amici, che ha curato centinaia di malati di Covid a casa, sosteneva il sacrosanto principio che prima della somministrazione il paziente va informato sulle possibili controindicazioni di sieri tuttora in sperimentazione, gli va data la possibilità di firmare il consenso informato. Vespa gli ha chiuso il microfono, e dopo averlo invitato “a fare un atto di umiltà e vaccinarsi” ha pronunciato la sua sentenza di primo grado: “Lei tanto la perderà la causa”, per poi rincarare “bene! io le auguro di essere radiato dall’Ordine”. Il tutto mentre in collegamento andava in scena l’estasi di San Giuseppe Remuzzi, che con occhio spalancato ha definito “un miracolo” i sieri “veccinali”. Vaccini che, ricordiamolo, non forniscono immunità prima di 5/6 mesi, è ormai notizia pubblica che stanno positivizzando molti medici e infermieri che, “nonostante” il dovere morale e per decreto di vaccinarsi al fine di preservare i pazienti, finiscono per infettarli direttamente nei propri reparti, non affranca dall’uso della mascherina né dal distanziamento sociale, la stessa Oms, l’Ema e le case farmaceutiche dichiarano esser sottoposti tuttora a monitoraggio addizionale tanto da contare solo su un’autorizzazione commerciale e non sull’approvazione che arriverà solo nel 2023. Per non dire dei contratti secretati e del declino da ogni responsabilità, privilegio ottenuto dalle aziende per gli effetti avversi la cui totale imprevedibilità è peraltro dichiarata sia dalle aziende farmaceutiche sia dall’Aifa. Nessuna responsabilità, puro profitto dunque.

Che qualcuno si chieda perché stiamo facendo da cavie per decreto non guasterebbe. Invece Vespa si è reso protagonista di ciò che una tivù di Stato non deve permettere accada. Considerando oltretutto che anni fa nel suo salotto ha giustamente lasciato che parlassero i Casamonica! Siamo ad un punto di follia liberticida mai raggiunto prima. Un delirio tirannico spezzato solo da qualche intermezzo che sarebbe comico se non annaspassimo tutti nell’equivoco di confondere la salute con il business sanitario-farmaceutico. E così l’imperturbabile professor Mario Galli, riconoscendo pubblicamente che grazie alle varianti “i vaccini in realtà non è che funzionano proprio”, ha spiegato che “funzionicchiano”. Ecco, queste sono le pietre d’angolo su cui è stato edificato tutto l’impianto anti-Covid. E chiunque dubiti della autenticità scientifica dei dati dei numeri e prassi che da un anno giustificano la gestione dell’epidemia e abbia scelto incautamente di dire che la crisi è stata gestita in modo quantomeno strano viene scaraventato tra i complottisti e tacitato. Su Youtube poi è strage di tutti coloro che da tempo si chiedono se di quelle migliaia di morti, lasciati soli a casa per direttiva del Governo in vigile attesa e tachipirina per disposizioni ministeriali e dell’Aifa, forse il 70 per cento sarebbero stati salvati se solo il ministero della Salute avesse ascoltato quei “sediziosi” medici che lo avevano tempestivamente informato dell’efficacia delle cure precoci. Invece per mesi sono stati ignorati. Risale soltanto a marzo 2021, dopo la sentenza del Tar del Lazio che ha bocciato le linee guida del ministero della Salute e dell’Aifa e riconosciuto ai medici il diritto di decidere in scienza e coscienza i farmaci più adatti ad ogni singolo caso, l’audizione con il sottosegretario Pierpaolo Sileri che ha poi evidentemente condotto alla votazione in Senato di venerdì scorso. C’è da chiedersi per quanto tempo ancora si riuscirà a far calare il silenzio anche sulle migliaia di iniziative legali che si stanno moltiplicando contro il Governo e le Asl e sia per l’accertamento delle responsabilità dei morti, sia contro obblighi vaccinali che hanno il loro macroscopico tallone d’Achille nel divieto di trasmissione di dati sensibili senza il consenso degli interessati. Eppure, durante il sacrosanto blocco di Astrazeneca la propaganda mediatica allineata ha dato spazio soltanto a chi ha gridato allo scandalo perché si stava compromettendo la campagna vaccinale.

Da un anno si sono moltiplicate le azioni di oscuramento nei confronti di esponenti del mondo scientifico non allineati come il farmacologo Stefano Montanari, già colpito nel marzo 2020 da un esposto alla procura di Modena per le sue affermazioni sulla diffusione, sul contenimento e cura del Covid, e negli ultimi mesi silenziato su Fb e Youtube sotto lo stigma di no-vax, con cui viene definito chiunque formuli domande scomode sui sieri che alimentano un affare di Big Pgarma da centinaia di miliardi di euro e che appare l’effettivo traguardo di questo piano pandemico mondiale. Motivo? Sta spiegando da mesi che l’immunità di gregge è un concetto scientificamente assurdo, che del Covid non è stato isolato il virus, ma solo frammenti di Rna, ed essendo stato creato in laboratorio nel 2015, è un virus innaturale che, poiché viene respinto dalla natura, continua a mutare per cercare una stabilità che non troverà.

Analoga sorte, prima che gli si togliesse la parola nei tg e nei talk-show (o forse che se la si togliesse cautelarmente da solo) è toccata al primario di anestesia del S. Raffaele Alberto Zangrillo, investito da indagini ad orologeria per truffa proprio all’indomani delle sue dichiarazioni di aprile/maggio scorso in cui avanzava la previsione che il Covid si sarebbe indebolito. Una sortita scomoda per quella che sarebbe stata la ripresa autunnale del lockdown.

A segno è andato anche il boicottaggio nei confronti del professor Giulio Tarro, che in anticipo di un anno su tutti spiegò che il Covid, essendo un virus mai isolato, ad Rna, così come l’epC e l’Hiv, per i quali non si è mai trovato un vaccino, sarebbe mutato e dopo averne descritto in anticipo le mutazioni, poi avvenute, sulla proteina Spike, aveva definito inutile rincorrerlo con i vaccini! Qualche tg gli ha dato la parola? Silenzio. Stesso boicottaggio scientifico/mediatico al dottor Giuseppe De Donno ed alla sua sieroterapia con cui ha evitato molti decessi, esaltata anche da “Nature” e negli Usa. Come si è regolato lo Stato italiano prima che se ne riconoscesse l’efficacia a gennaio 2021? Mandandogli i Nas in laboratorio. Nessun diritto di parola poi a chi si spinga a ipotizzare una strategia attuata in Italia come in tutti i Paesi del mondo consacrata col fittizio allargamento della platea dei malati grazie al terrore protratto, alla presentazione dei vaccini come unica salvifica exit strategy. E dal totem dei tamponi Pcr, la cui scarsa affidabilità ormai è dato acquisito, anche perché sottoposti ad un numero spesso talmente elevato di cicli di amplificazione che rivelerebbero pure tracce della pinolata mangiata l’anno prima o dell’Eutra che ci si spalmava in gioventù. E questo nonostante le indicazioni dell’Ecdc siano molto precise e stabiliscano un massimo di inferiore ai 30 cicli.

E che dire della violenta campagna di delegittimazione contro il libro “Strage di Stato” a firma del dottor Pasquale Bacco e del magistrato Angelo Giorgianni, presidente del circolo culturale “L’eretico”. Lo stigma maggiore del testo che ospita legittimi dubbi e chiede un confronto sul piano anti-Covid? Che a scriverne la prefazione sia stato il procuratore Nicola Gratteri. Sì, colui a cui però nessuno tra i giornalisti e colleghi giuristi che ora lo mettono sulla graticola, eccepì nulla quando si espresse ripetutamente per l’abolizione dell’appello. Tant’è, il testo si è guadagnato l’accusa di antisemitismo talmente strumentale e farneticante da spingere la scrittrice di narrativa ebraica e cittadina israeliana Paola Fargion, a chiedere ai media le pubbliche scuse per le calunnie agli autori del libro.

Su Youtube, Fb e le piattaforme vengono sistematicamente bloccati i video e canali in cui si dà una lettura diversa della gestione pandemica. Così è stato fatto fuori il contraddittorio eliminando da Youtube canali come Bioblu e costantemente sono oscurati i contenuti, per citarne solo alcuni, di Gianluigi Paragone, Diego Fusaro, bloccato sia su Youtube che su Fb, della straordinaria e preparata dottoressa anestesista Barbara Balanzoni, che forte della duplice formazione medica e giuridica evidenzia con l’imperturbabilità della logica gli avvitamenti giuridico-scientifici su cui si avvita e si avviterà la favola brutta di contenimento anti-Covid, e ancora della combattiva dottoressa Silvana De Mari, del professor Alessandro Meluzzi ormai dell’avviso che contro la potenza di fuoco della furia censoria e di un sistema di condizionamento così saldo e capillare da esser ormai riuscito nella marginalizzazione dei divergenti reprobi e pericolosi antivaccinisti non resti che fare atto di mera testimonianza.

Stessa sorte anche per molte delle interviste realizzate da “Cento giorni da leoni”, il programma di Riccardo Rocchesso spesso cancellate dal web. Per ora si è salvato il professor Valerio Malvezzi, che da mesi sta smontando la propaganda dei soldi pubblici e svelando il reale ammontare dei ristori per le attività cui si è imposta la folle chiusura da un anno. Tutti comunque arrivati alla ricomposizione di un caleidoscopico disegno che restituisce un’immagine a tinte fosche in cui i vaccini rappresentano il reale fine della pandemia. E da cui viene cancellata la verità scientifica dell’importanza di mantenere attivo il sistema immunitario che da sempre gioca e si rafforza in mezzo ai batteri e virus da cui siamo attraversati e che convivono nel nostro organismo.

Le vette di risibilità le tocca poi l’algoritmo di Facebook quando sotto a qualsiasi post di dubbia fedeltà al racconto pandemico ufficiale fa comparire una finestra-memento in cui si legge che i vaccini anti-Covid vengono sottoposti a vari test di sicurezza prima di esser approvati. Tanto che saranno approvati nel 2023. Per ora a molti non resta che far da cavie per decreto a terapie geniche i cui possibili effetti collaterali e danni a lungo termine ora non sono esclusi dagli stessi bugiardini né dall’Oms e dall’Ema. Però i post o i video che spiegano come l’industria farmaceutica da anni in affanno con i farmaci normali che spesso non ottengono il via libera per via della tossicità, si sia spostata sui vaccini, e di come l’emergenza pandemica ne abbia agevolato l’immissione sul mercato mondiale, vengono prontamente rimossi.

Nessuna turbativa consentita mentre tg e quotidiani ripetono il mantra di quanto i vantaggi dei vaccini anti-Covid siano molto superiori ai danni collaterali. Ormai è passato il principio che la vita di molti può serenamente esser basata sull’accettabile morte di alcuni. In barba anche a quel principio di precauzione che è a fondamento del metodo medico-scientifico.

In ultimo, qualche tg o talk-show ha affrontato la circostanza quantomeno sospetta della sparizione dal sito acquistinretepa legato al Ministero dell’Economia e della Finanza del Governo italiano della pagina in cui compariva un bando che parla di “allestimento di 12 lotti per campi container d’emergenza ad uso abitativo per 8.000 persone per l’assistenza della popolazione in caso di eventi emergenziali”, mentre sulla Gazzetta ufficiale il bando c’è ancora. A cosa servono le aree di contenimento? Di quali emergenze si tratta? Perché nessuno ne parla?