La pandemia da debito: l’Italia con le tasche vuote

L’Italia: un Paese senza idee vincenti. Nessun rilancio della realtà manifatturiera per competere sui mercati internazionali; nessuna inventiva per ricostruire uno Stato a pezzi risollevandolo dalle macerie del debito nazionale. La scelta di distribuire a pioggia centinaia di miliardi in interventi di pura sopravvivenza e assistenziali rinvierà solo di qualche mese l’esplosione sociale e i rischi di default. In particolare, un Meridione che si regge economicamente sul sommerso diffuso, che non fattura e non ha occupati con busta paga non può né accedere ai finanziamenti agevolati garantiti dallo Stato, né a nessun tipo di ammortizzatore sociale. Le mafie invece hanno centinaia di miliardi di liquidità, zero burocrazia e fanno patti chiari non scritti che nessuno si sogna di violare! Quindi, da quel punto di vista hanno già vinto.

E noi? Visto che non esistono pasti gratis e dovremo fare tutto a debito (la Germania non ci aiuterà: i suoi banchieri guardano da decenni all’enorme risparmio contenuto nei conti correnti delle famiglie italiane!) abbiamo due scelte: uscire dall’euro o operare una patrimoniale lacrime e sangue molto più dura di quella del Governo Amato del 1992. Diciamo che se dovessimo scegliere la prima alternativa, avremmo diritto a una fiammata inflattiva tale da bruciare di almeno tre volte il ricavato potenziale della suddetta patrimoniale. Esiste una Terza via? Secondo me sì: costruire uno Stato-amministrazione leggero, in modo da risparmiare parecchie decine di miliardi di euro-anno!

In sintesi, vedrei tre assi di intervento (A1, A2, A3, in simboli) affidati ad altrettante Autorità indipendenti, sia dalla politica che dagli apparati amministrativi, i cui vertici siano designati a maggioranza qualificata dal Parlamento e nominati dal presidente della Repubblica. Il loro insediamento è condizionato al compimento delle seguenti operazioni contestuali di smantellamento. L’A1, riguarda i servizi pubblici di trasporti, scuola e sanità per i quali vanno cancellate municipalizzate e gestioni centralizzate. In alternativa al modello Ottocentesco, infatti, occorre immaginare forme di cooperazione avanzata tra i lavoratori dei settori relativi associandoli tra di loro, in modo che ricevano dal pubblico in comodato d’uso gratuito tutti i beni strumentali, gli immobili e gli insediamenti produttivi necessari allo svolgimento delle loro attività, che saranno soggette ad autofinanziamento con prestiti garantiti dallo Stato. I lavoratori così organizzati divideranno tra di loro gli utili di gestione e nomineranno in modo autonomo i vertici delle proprie strutture operative. In buona sostanza: la ricchezza va direttamente a chi la produce, e non a soggetti privati che ne traggano profitto, visto che si tratta di servizi pubblici essenziali!

I relativi ministeri e regioni vengono in questa ipotesi svuotati con effetto immediato delle gestioni territoriali e del personale dipendente. Un Fondo unico Trasporti, Sanità e Scuola gestito da A1 per il finanziamento delle relative attività è alimentato con l’accisa unica (cancellando tutte le altre!) sulla benzina. A2 invece si occupa del reclutamento aperto di tutto il personale delle pubbliche amministrazioni, selezionando per merito gli aventi diritto a essere inseriti nelle graduatorie delle varie filiere e provvedendo alla loro formazione periodica e avanzata, con particolare riferimento alla componente fondamentale dello smart working, relativamente alla quale provvede a finanziare la digitalizzazione dei fascicoli cartacei degli archivi correnti. Per l’assunzione a qualunque titolo di operatori e dirigenti da inserire nelle varie branche di A1 i responsabili societari dei lavoratori associati e le amministrazioni dello Stato attingono esclusivamente alle graduatorie suddette rispettando l’ordine di merito. Ovviamente, il privato può fare lo stesso offrendo posti di lavoro e poi scegliere liberamente tra coloro che si candidano senza tener conto delle graduatorie.

A3, invece, è l’organismo che si configura come centro unico di spesa per l’accentramento dei costi di funzionamento e di finanziamento del Sistema sanitario nazionale per la progettazione, realizzazione e manutenzione dei presidi e delle articolazioni sanitarie sul territorio nazionale. Tutte le spese delle Asl sono pertanto azzerate e agli enti regionali spetta di concerto con lo Stato il compito dell’alta programmazione sanitaria territoriale, in armonia con gli standard delle prestazioni fissate da A3 e con l’obbligo di rispettarne l’uniformità sul piano nazionale. A3, inoltre: gestisce a livello unico centrale tutte le banche dati sanitarie e per il tracciamento epidemiologico, in base alle prescrizioni di legge; provvede a stipulare per ogni cittadino, a partire dal momento della sua nascita, un’assicurazione sanitaria obbligatoria coperta con le entrati fiscali dello Stato. Le cure, terapie, etc. prescritte dai soggetti competenti di A1 sono obbligatorie e non soggette ad approvazione da parte del gestore assicurativo. Questi tre pilastri da soli, credetemi, bastano a farci tutti ricchi!

Aggiornato il 05 maggio 2020 alle ore 11:55