Governo e business   del “caro estinto”

Sul fatto che quelli del Governo fossero un branco di cazzari avvezzi ad annunciare fantomatici provvedimenti su Twitter, si nutriva più di qualche sospetto. Che tale pratica funzionasse, perché il Popolo mica si mette a controllare ciò che annunci, pareva un fatto semi assodato. Da oggi, invece, abbiamo l’ufficialità che ciò sia vero grazie al presidente dell’Istat il quale, parlando dei miracoli sbandierati dal ministro Giuliano Poletti ad opera del Jobs Act, ha affermato che “quelli forniti dal ministero e dall’Inps sono dati di fonte amministrativa e non statistiche, per cui valutare il saldo tra attivazioni e cessazioni dei contratti come se fosse un aumento di teste, cioè di occupati, è un’approssimazione non accettabile”.

Sempre in merito ai dati utilizzati dal ministro del Lavoro, Giorgio Alleva ha detto che “il Governo fa il suo mestiere, ma a me preoccupa molto quando si sbandierano dati positivi dello 0,1 per cento, anche perché poi, come si è visto, portano a fare dietrofront il mese dopo”. Adesso appare chiaro a tutti che il Jobs Act era null’altro se non il tentativo di costruire una casa cominciando dal tetto: se non rilanci produzione, mercato interno ed export, che senso ha agevolare il mercato del lavoro visto che le imprese sono ferme?

Che invece la mentalità di certi ministri del Governo Renzi fosse viziata da gravi tare stataliste ed ideologiche era un fatto altrettanto certo, ma ancora difficilmente dimostrabile perché opinabile. Con la riforma della Pubblica amministrazione anche questo dato pare diventato un fatto limpido come l’acqua di sorgente: in buona sostanza, costoro cercano di riformare e di semplificare la macchina burocratica aggiungendo nuove norme ad un sistema già pieno di norme oltre ogni umano limite. Ovvio che chi tenti di semplificare normando ulteriormente assume un comportamento tra il patetico ed il cervellotico: l’unico modo conosciuto in natura per umanizzare la burocrazia è quello di eliminare le leggi, di porre in essere testi unici scritti in maniera comprensibile, di accorpare norme, di rimuovere balzelli, di creare una relazione univoca tra tema ed ente cui il cittadino deve rivolgersi, di eliminare gli enti inutili (ma anche quelli fintamente utili).

Tutto il resto non serve alla Pubblica amministrazione e può essere declassato a provvedimento inutile, se non addirittura nocivo. Ma che invece il Governo fosse in malafede e sapesse di essere in carica inutilmente guardando distrattamente l’economia tracollare, beh, questo non era proprio un elemento presagibile ma del quale purtroppo abbiamo le prove: visto che in Italia il contenzioso riguardante le situazioni concorsuali e fallimentari si aggira su valori che vanno dai 17 ai 45 miliardi di euro, l’Esecutivo ha sentito l’urgenza di un decreto per integrare le procedure fallimentari. Le direttrici sulle quali si muove il provvedimento licenziato la scorsa settimana dal Parlamento prevede che in caso di concordato preventivo, quando è prevista la cessione di un’azienda o di un bene specifico, il Tribunale sia tenuto ad avviare “un procedimento competitivo” per raccogliere il maggior numero di offerte possibile ed aumentare la concorrenza. In secondo luogo, il debitore non è più l’unico soggetto titolato alla presentazione di un piano di concordato preventivo, visto che, se il piano non soddisfa i creditori chirografari, uno o più creditori possono presentare una proposta concorrente di concordato preventivo. Ma la genialata è la seguente: visto il crescente numero di fallimenti, nascerà il Portale unico nazionale delle vendite pubbliche, che conterrà gli avvisi di tutte le vendite disposte dai tribunali italiani.

In sostanza, ci sono tanti fallimenti? Benissimo, agevoliamo il lavoro di chi deve chiudere le aziende creando una sorta di eBay delle aste giudiziarie così da facilitare la sparizione di quegli inutili evasori chiamati imprenditori e vendendo nel contempo il corpo del reato, cioè i beni aziendali (in Italia fare impresa è quasi un reato e per questo viene ostacolata in ogni modo). Chiedersi perché le imprese chiudano i battenti ed adottare i dovuti accorgimenti era troppo per il nostro amato Governo? Capire, oltre ovviamente alle dinamiche recessive mondiali, cosa possa fare lo Stato per non ostacolare la libera iniziativa, è una bestemmia? Pare di sì, ed è per questo che il Governo ha potenziato i forni crematori per le aziende così che tolgano il disturbo nel più breve tempo possibile evitando scene penose. È un po’ come se ci si accorgesse che in Italia cresce il numero delle morti per raffreddore e si lanciasse un piano per allargare i cimiteri.

Aggiornato il 08 ottobre 2017 alle ore 22:31