“Arsenico e vecchi merletti”, e sarebbe già un complimento paragonarli alla nota pellicola, perché la giusta aggettivazione per le nuove trame neodemocristiane suonerebbe meglio come “cateteri e pannoloni sporchi”. E questa volta a cadere nella trappola di una arzigogolata strategia democristiana per l’Italia è il Partito democratico di Matteo Renzi che, da buon pinocchietto toscano, pare si stia bevendo le strategie di Angelino Alfano sul consolidamento dei governi democratici grazie alla rete dei centristi. Evidentemente al cibernetico Premier e segretario del Pd la recente storia non ha insegnato un fico secco. Infatti, circa un decennio fa, Silvio Berlusconi mise alla prova i cosiddetti riorganizzatori del consenso democristiano, rendendosi conto (e in più elezioni amministrative e politiche) che raccoglievano cifre da prefisso telefonico. Anzi, che i sedicenti neo-Dc spesso e volentieri acciuffavano le poltrone grazie alle valanghe di voti traghettati dallo stesso Berlusconi. Quest’ultimo arrivava alla conclusione che i millantatori democristiani spesso non hanno nemmeno i voti dei propri parenti.
Ora che a destra nessuno si fila più gli pseudo-Dc, ecco che Alfano tenta di rivendersi la patacca con il Pd, conscio che i cattolici di sinistra ora vicini a Renzi gradirebbero rinforzarsi, e solo per mostrare i muscoli alla fronda interna antirenziana.
Le occasioni vanno colte, così Alfano ha rivenduto a Davide Faraone (luogotenente di Renzi in terra di Sicilia) che tramite il consenso del suo partito il Pd potrebbe intentare un cappotto democristiano nell’Isola, sul genere di quello che riuscì a Forza Italia. “Come lo chiamiamo questo patto? - l’avrebbe buttata lì l’Angelino dell’Interno - Patto democristiano per la Sicilia? Ma no, restiamo cauti, semplicemente patto del dopo-Crocetta”. Il “potente” ministro dell’Interno (leader dell’Ncd) ha giurato fedeltà al Pd, e lo ha fatto nell’Isola, promettendo a Renzi che le prossime elezioni regionali azzereranno ogni nemico, dai Cinque Stelle alle destre passando per le sinistre nemiche del Pd. In pratica, Alfano ha rivenduto a Renzi la trovata del “contenitore moderato”.
Come se non bastasse, il vulcanico Angelino avrebbe anche paventato la trovata dei “due laboratori”, ovvero la Sicilia e Roma, probabili prossimi Campi di Marte elettorali. Il leader del Nuovo Centrodestra avrebbe così paventato al Faraone di Sicilia (il Consiglio d’Egitto di Sciascia non c’entra) una sorta di potente malta (pardon magma) politica da Casini e seguaci sino a Fini ed accoliti, passando per i neotransfughi Fitto e Verdini, tutti seguiti da alti vertici di esercito, burocrazia, boiardi e grand commis di Stato. “Così svuotiamo Berlusconi del sostegno del salotto buono - si sarebbe convinto Faraone - e lo portiamo sotto al 10 per cento”.
Ecco che il “rottamatore” riutilizza i rottami, pratica spesso in uso nelle autodemolizioni, dove fingono di consegnare targhe e documenti di una lussuosa vettura ormai agée, e di fatto la volturano a proprio nome per scorrazzarci e farsi belli. In parole povere, Renzi e Faraone farebbero con i vecchi democristiani come hanno già fatto con le auto blu, tutte dismissioni e rottamazioni fasulle. E poi che belle stategie, davvero degne di De Gasperi, Schuman ed Adenauer. Così il Pd di Renzi potrà vantare nobili natali, iniziando con lo sfoggiare antichi (vecchi) gioielli di famiglia cominciando dalle amministrazioni locali. “Il problema è che certa gente gli crede e abbocca - avrebbe commentato Pippo Civati - e quando scopre il gioco è troppo tardi”.
Secondo i beninformati, Alfano navigherebbe a vista e Faraone lo avrebbe confortato del solo fatto che “punti fermi rimangono solo gli alti dirigenti di rigorosa osservanza fiorentina, per il resto a Roma, Milano e Sicilia possiamo muoverci come meglio vogliamo, Renzi ci appoggia sempre e comunque”. Ma quanto contino davvero i luogotenenti di Area Popolare Renato Schifani ed Antonio Gentile è difficile dirlo, anche perché il voto non segue più le ferree regole del centrismo come panacea di tutti i mali. Queste polverose alchimie, degne di una vecchia zia zitella con gatto imbalsamato in salotto (al cuore non si comanda), fanno sfregare le mani a Grillo, Berlusconi e Salvini.
Un sondaggio leghista (roba di parte, intendiamoci) avrebbe evidenziato che l’elettorato giovanile (tra i 18 ed i 30 anni) non regalerebbe nemmeno un voto all’intesa Pd-Area Popolare. Tra i grillini c’è chi sostiene in Rete che un simile accordo estinguerebbe il Pd su Milano. Ed in casa forzista pregano che la terna Alfano-Renzi-Faraone continui su questa strada. Per dirla alla Francesco Adorno (il filosofo, meglio specificare prima che qualcuno pensi ad Adornato), generalmente chi non ha introiettato una cultura politica, storica e religiosa tende a pure forme imitative. Così si finisce per scimmiottare un certo passato, almeno nella forma. L’elettorato è meno fesso di quel che appare, così non vota. Forse aspetta una opposizione chiara, robustamente distante da “patti minchiata” e macchiette politiche degne di un Tognazzi in “Vogliamo i colonnelli”.
Aggiornato il 08 ottobre 2017 alle ore 22:29
