Difesa dei diritti umani

Il 10 dicembre è stata la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per ricordare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, approvata il 10 dicembre del 1948. L’articolo 1 della Dichiarazione sancisce che “tutti gli uomini sono uguali in dignità e diritti”. Non occorre certo sottolineare che questo principio è stato, ed è tuttora, troppo spesso dimenticato o disatteso. Ma certo quel che accade nel nostro “civilizzato” (o presunto tale) occidente non è nulla rispetto alla barbarie che si consuma in alcuni Paesi come il Pakistan, l’Arabia Saudita, la Nigeria, il Sudan – ed è sufficiente leggere l’ultimo rapporto di Amnesty International per avere un quadro più dettagliato della situazione –, dove arcaiche leggi permettono ancora trattamenti inumani ed inenarrabili.

Basti in tal senso pensare alla lapidazione – di cui cadono vittime soprattutto le donne, uccise pubblicamente al lancio di pietre – o alle impiccagioni di piazza. Ma neanche gli Usa sono esenti da critiche. Le modalità con le quali la Cia tratta i presunti terroristi negli interrogatori, emerse dal Rapporto del Senato americano, ha sollevato un’ondata di sdegno e molti dubbi sull’operato della “più grande democrazia del mondo”. In tema, la leader del Front National Marine Le Pen ha dichiarato, lasciando i più sotto choc, che in certi casi la tortura può essere utile e che del resto, di fronte ai terroristi qualsiasi mezzo può essere utilizzato per ottenere informazioni. Di fronte all’ondata di polemiche Marine si è giustificata sostenendo di alludere a tutti i mezzi “legali”.

Ma qualche dubbio resta, dato che la storia del padre, Jean Marie Le Pen, in materia di torture, durante la Guerra di Algeria – allora ufficiale dei parà – parla chiaramente… Proprio l’articolo 5 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani si occupa del reato di tortura. Si legge: “Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, disumani e degradanti”. Gli obblighi imposti agli stati dal diritto internazionale non lasciano alcuno spazio di manovra. Tortura e altri maltrattamenti sono proibiti, sempre, ovunque e contro chiunque. In termini giuridici, il divieto assoluto di tortura e altri maltrattamenti “non ammette deroghe” – cioè non può essere attenuato nemmeno in momenti di emergenza.

Il divieto ha ottenuto un consenso internazionale così forte da diventare una norma di diritto internazionale consuetudinario, pertanto vincolante anche per gli stati che non hanno aderito ai principali trattati sui diritti umani. Si legge però nel rapporto di Amnesty “La tortura avviene nell’ombra. I governi spesso s’impegnano di più a negare o nascondere l’esistenza della tortura che a indagare in modo efficace e trasparente sulle denunce e a perseguirne i responsabili.” Soltanto nel 2013 Amnesty ha classificato 27 metodi di tortura, alcuni dei quali utilizzati sistematicamente. In occasione dei 30 anni dall’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite contro il reato di tortura Amnesty, con la sua campagna “Stop alla tortura” si è appellata ai governi perché rispettino le promesse.

A Roma una eletta schiera di associazioni – tra cui la stessa Amnesty International, Cittadinanzattiva, Arci, Antigone e Cild – ha manifestato con un minuto di silenzio alla Camera dei Deputati perché voti l’approvazione della legge sulla tortura passata in Senato lo scorso 5 marzo. Legge che avrebbe bisogno di un miglioramento, dal momento che non qualifica la tortura come reato proprio ma come reato comune. Sono però 25 anni che si attende l’introduzione del reato di tortura nel codice penale, ed è quindi questa l’urgenza principale… per i miglioramenti ci sarà certamente tempo!

Aggiornato il 05 aprile 2017 alle ore 21:05