Senato: i manifesti   atti di bullismo politico

Ho visto volare un 'libro nell'Aula' del Senato, destinazione Grasso ed ho pensato che i rossi scranni di Palazzo Madama si fossero trasformati nel set di 'Duello al sole', una vecchia pellicola del 1946 di King Vidor. Perché 'Duello al sole'? Perché, oltre ad essere una pellicola citata nei resoconti parlamentari (cfr. interrogazione on. Carlo De Luca – 19 dicembre 1949) quello che è successo in Senato potrebbe apparire come il sequel di 'Brutti, sporchi e cattivi', ove si rappresentano impietosamente le miserie, morali e materiali di coloro che rappresentano il Popolo sovrano.

Non voglio fare nessuna apologia e nessuna dietrologia ma quello a cui abbiamo assistito ha superato quel tale che il 16 novembre del 1922 disse: 'Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli'.

Antropologicamente parlando abbiamo assistito al delirio di un manipolo (questa volta il termine è giustificato e corretto) di 'bulli' pervasi da un minimalismo, da una depressione e da latente senso di ricerca del baratro a tutti i costi a danno della centralità della politica e del primato del 'politico'. Una sorta di secessione dell'intelligenza che apre agli scenari di crisi della politica e si presta a valutazioni di crisi della rappresentanza politica e sociale una spirale crescente di bullismo politico, purtroppo destinato a dilagare e che è lo specchio perfetto di quella società italiana che è diventata maleducata.

In tanti anni di vita parlamentare mi è stato insegnato che esiste l'avversario politico, mai il nemico. Mi è stata insegnata la tolleranza mai l'odio perché l'odio è la cattiva levatrice della storia che può trasformare una società democraticamente evoluta, come la nostra, in un marasma che potrebbe sfociare nella rabbia sociale.

Questi 'bulli' in grisaglia non sanno discutere ma solo inceppare il funzionamento della più alta espressione democratica: il Parlamento il quale è spalleggiati dal circuito mediatico che ama le cattive notizie gonfiandole a dismisura (altro malanno grave): la dismisura che giova ai demagoghi e corrompe la pubblica opinione.

Risultato che i bulli generano allocchi che ci cascano e purtroppo sono numerosi nel nostro paese.

La libertà è il valore più grande della vita associata e la demagogia è il suo nemico. Gran parte dei mali d'Italia proviene storicamente dalla vocazione demagogica, dal carisma che i demagoghi conquistano più facilmente nel nostro paese che altrove. Compito delle persone responsabili è di opporsi a quella vocazione che da molti anni e addirittura da secoli affligge questa terra.

Nell'antica Grecia i personaggi che ricoprivano cariche pubbliche erano scelti con oculatezza: venivano sottoposti a un severo esame di idoneità (docimasìa). Isocrate, esaltando le caratteristiche della costituzione soloniano-clistenica, notava: "A tal punto si astenevano dall'aspirare alle cariche pubbliche che era più difficile a quei tempi trovare coloro i quali volevano esercitarle, che ora chi le rifiuta".

La politica non era un'occasione per la speculazione privata, ma un servizio sociale e la vita pubblica era un servizio, una "liturgia". Il valore semantico di sacralità, assunto in seguito dal termine, ha la giustificazione storica nell'altissima considerazione in cui era tenuto allora il servizio politico. Platone, che abitualmente chiama i governanti "guardiani della legge", li definisce suoi "servitori" nell'opera dedicata a chiarirne il ruolo, intitolata appunto La legge. Si comportavano onestamente e la soddisfazione della lode era la più alta ricompensa. Se avevano amministrato male, senza pretendere perdono, si sottoponevano a pene gravissime (Aeropagitico).

Ora, parlare di queste cose potrebbe sembrare anacronistico e passatista ma serve parlarne per non scadere ancora di più in quel vortice di relativismo politico che vede sempre più i politici scadere nell'ovvio delle parole non pensate e nell'azioni non meditate solo per incentivare il proprio consenso elettorale.

Sarà pure una nefandezza, un foglio bianco, un abominio legislativo questo Jobs act ma non vedo all'orizzonte nessuna proposta ma solo le preoccupazioni dei tanti 'milites gloriosi' che affollano il Parlamento di amplificare ogni giorno lo scontro e le volgarità che hanno ormai invaso il nostro Paese. Un'anomalia che stritola il Paese e della quale sono convinto che purtroppo non ci libereremo presto.

Aggiornato il 08 ottobre 2017 alle ore 20:06