Tutto sta diventando un pateracchio. Renzi va a ruota libera, con il rischio sempre più concreto che la velocità di cui tanto si compiace ci porti a sbattere così forte da farci male davvero. L’Italia non può permetterselo. Tra annunci, promesse, sbrasate, interventi divisivi e contraddittori, c’è il pericolo di perdere il controllo delle cose. La Costituzione sta per essere stravolta, non da un’assemblea costituente, ma a colpi di Ddl proposti da un Governo insediato in emergenza, guidato da un Premier non eletto, con un Parlamento precario a detta della Corte Costituzionale. Ce n’è abbastanza per chiedersi se tutto ciò sia possibile, soprattutto in presenza di una serie di problemi che meriterebbero concentrazione assoluta vista la dimensione.
Accavallare insieme, stravolgimenti, ordinamenti della carta, provvedimenti di dubbia copertura, interventi tanto confusi da suscitare timori di legittimità, sostenuti da una strana maggioranza tenuta in piedi dall’opposizione, è dannatamente azzardato. In un Paese abituato ai continui distinguo da parte delle più o meno articolate magistrature, abituato ai girotondi, abituato a scioperi generali per le più svariate ragioni, si sta oggi assistendo, invece, a parte Grillo, Lega e pochi, seppur autorevoli, pensatori liberi, ad una sorta di silenziatore che francamente sa un po’ di bruciato.
In buona sostanza, è come se ci fossimo interamente consegnati nelle mani di un Premier i cui meriti, consensi, pregi, fossero tutti da verificare, scoprire e constatare. Tutto ciò a noi non piace e incute forti timori. Ovviamente siamo convinti della necessità delle riforme, siamo convinti che serva un’Europa diversa, siamo convinti di cambiare, snellire, privatizzare, ma altrettanto siamo convinti che tutto ciò meriti un approccio certamente rapido ma diverso. Per questo invitiamo chiunque la pensi così a contribuire e partecipare, in modo se possibile sempre maggiore, a questo dibattito, in ogni forma, occasione, circostanza, senza timori e senza sottrazioni.
Che piaccia o no, in questi mesi l’Italia si sta giocando il suo futuro, le scelte di oggi segneranno il domani di ognuno e pensare di non esserci e di non partecipare sarebbe un errore gravissimo. Del resto, la vera democrazia è quella della voce delle minoranze. Bisognerebbe ascoltare il Paese, e questo ci sembra che accada poco o troppo poco, speriamo di sbagliare, ma ad un fine senza impegno preferiamo un impegno senza fine.
Aggiornato il 08 ottobre 2017 alle ore 20:07
