Tra tante parole, tanti sondaggi, volti, mezzibusti, due cose sono sicure in Europa. Che la Crimea in larga maggioranza si senta storicamente ed etnicamente russa e che il Veneto, in ancora più larga maggioranza, non si senta storicamente ed etnicamente italiano; anzi ‘taliano, come recita il dizionario.
A chiunque che abbia vissuto a Roma e Verona, a Mosca, Kiev e Simferopoli, che conosca e abbia frequentato i luoghi e i popoli coinvolti, le due notizie non fanno meraviglia; potrebbe tirare fuori i più diversi argomenti giuridici, giudiziari, storici, sociali, culturali e modaioli, ma se negasse queste due realtà, tradirebbe la propria coscienza. Le reazioni emotive possono essere le più varie. Si può simpatizzare per i russi, gli ucraini, i crimeani; per i veneti, gli italiani, per i veneti sparsi per l’Italia a partire da Latina e il litorale romano e per gli italiani in Veneto. Sempre tenendo presente che l’autodeterminazione dei popoli è pura favola, ammanita per decenni da membri dell’attuale Corte Costituzionale solo perché gran parte dei partiti era filopalestinese. Che gli Stati si sono formati con la forza e l’autorità di armi e di danari; e che non li sostiene alcuna legittimità morale e giuridica se non la capacità dimostrata nei secoli da taluni gruppi dirigenti di sapere costruire una tale forza materiale e finanziaria da farla diventare ideale per i propri popoli.
L’attuale mondo russofono è diviso in 15 paesi, il che è dipeso nel 1919 dal commissario sovietico alle nazionalità. Ne avesse creati 10 o 20, oggi avremmo 10 o 20 paesi russofoni. Bergamo era veneta, poi lombarda, poi veneta. Come avrebbe votato al referendum per l’indipendenza veneta Berghum? Il referendum per l’indipendenza veneta, puro sondaggio popolare, mero strumento di propaganda politica, senza alcuna velleità di incidenza di legge è stato un successo chiaro, evidente, convincente, mormorato senza clamori ma con decisione da milioni di persone, in favore della separazione veneta dall’Italia. Un successo cui limitatezza dei mezzi e pochezza politica dei leader indipendentisti, hanno dato ancora più enfasi. Americani, ucraini, svedesi, polacchi, tedeschi, tutti lo sanno che qualunque tentativo armato o via Facebook di attivare sentimenti antirussi in Crimea, non troverebbe un compagno di strada, neanche un cane.
Noi italiani, inclusi gli sfortunati dipendenti pubblici, veneti e non, presenti in terra veneta, lo sappiamo, come lo sanno tutti, che solo l’incessante campagna mediatica, la forza esercitata in modo brutale, la ritrovata compattezza (per una volta) della macchina pubblica si impone, senza cambiarlo, sul libero pensiero veneto. Le cui ragioni sono inequivocabili. Sono capaci di produrre, organizzarsi e costruire per il meglio quando gran parte del resto del paese sa fare solo il contrario; le loro soluzioni non sono ascoltate mentre gran parte del resto del paese impone le proprie, pessime; sono legati più per storia ed usi a popoli stranieri che al resto del paese; hanno visto sempre in nome dell’autodeterminazione nascere e morire tanti stati, in realtà per volontà tedesche o Usa.
Pensano che, a forza di riprovarci, potrebbe arrivare il giorno in cui Berlino smetta di essere indifferente; magari se l’Italia volesse veramente liberarsi del Fiskal Kompakt. Se la Germania chiamasse quella dei veneti per il loro nome, cioè dimostrazione di volontà popolare e li sostenesse come è successo per Liubjana, città dell’amore tedesco (Liebe) e slavo (Ljuda), allora i giornali e gli uomini d’ordine si comporterebbero ben diversamente. Molti hanno parlato di tristezza di fronte agli esiti del referendum. Non si può fare a meno di pensare che abbiano votato per l’indipendenza anche gli Zaia, i Tosi, quelli del Tea Party, (i De Michelis? Gli Strada?) una classe di politici tra i migliori del paese. Oggi più che mai si comprende l’invenzione geniale del termine politico -padano- di Bossi che rese un enorme favore al centro politico del paese, che, a par suo, continua a dimostrare l’inettitudine storica al ruolo. L’invenzione padana tenne insieme il Nord contrastando l’attrattiva mitteleuropea. D’altronde un’Europa degna del suo nome, non avrebbe dovuto ripudiare le nazioni inventate tra le due guerre al posto delle antecedenti millenarie realtà integrate e comunitarie, senza dogane e divisioni? Non avrebbe dovuto ripristinare e porre sotto governo diretto il Nord est europeo, già parte del granducato lituano-polacco e austroungarico? Per essere una grande federazione dall’unica legge e moneta, con tutte le autonomie continentali del caso, l’Europa avrebbe dovuto seguire la via degli imperi, il romano, il carolingio, il lituano-polacco, l’ottomano, l’austroungarico e non gli stati nazionali che fino all’800, furono un’esclusiva anglo-ispano-francese.
L’Europa è oggi summa di staterelli, concepiti nelle contingenze del tutto casuali di 2 secoli fa; ma soprattutto è l’aborto concettuale pensato dalle potenze extraeuropee per la sua eterna minorità. Il Veneto, per casualità di quell’Europa sconfitta, fu locus centrale. Tutt’oggi, la sua voce ed opinione scontano una diminutio senza senso per quel passato. Il Veneto è un campione italiano, tenuto sempre in panchina, calunniato da compagni di squadra obesi e fiacchi, che vince le partite negli ultimi 5 minuti di gioco, senza che gli passino la palla e che dopo la partita non viene neanche intervistato. Il Veneto, scambiato come una carta da gioco da francesi e tedeschi, raccolta da terra dall’Italia senza merito, è voluto all’Italia o se ne vuole solo gli sghei? Invece di procedere ad arresti, ai veneti si dovrebbe dare il comando, meritato da chi è capace. Quel comando che la retorica di destra e sinistra consegna alle idiosincrasie dell’immaginazione, rifiutando la realtà delle convinzioni popolari e delle capacità socioeconomiche. La Crimea è russa perché i russi hanno dato 5 secoli di sangue per strapparla a mongoli e turchi. Perché l’hanno amata, l’hanno voluta. L’Italia vuole il Veneto? Lo ama? E’ l’Italia che deve farsi più veneta, non il contrario. E’ l’Italia che deve farsi Talja.
Aggiornato il 08 ottobre 2017 alle ore 20:01
