Testamento biologico:  convegno e riflessioni

Sono stata ad ascoltare un convegno il cui tema era “Le nuove libertà, fine vita, poter scegliere”, organizzato a Roma dalla Consulta di Bioetica Onlus presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio.

Gli argomenti dei relatori toccavano i difficili temi della condizione umana a fine vita. Alcuni relatori hanno giustamente sottolineato che la medicina non è una scienza esatta, ma una disciplina empirica soggetta a continue revisioni e non c’è nulla di definitivo. Fondamentale è una corretta informazione medico-paziente-famiglia. Come una triade, ha detto uno dei relatori, essi devono cooperare insieme per il bene di chi è in una situazione di fine vita.

Il medico deve conoscere il paziente nella sua personalità, la sua professione, la sua famiglia e così può accompagnarlo nel decorso della sua malattia nel rispetto della sua vita precedente. Ne consegue che ogni persona è un individuo unico e non un dato che risponde a tabelle statistiche elaborate dal ministero sulla base di studi spesso finanziati dalle case farmaceutiche. Si tratta di porre in evidenza che la medicina tratta persone diverse fra loro e con esistenze ed esperienze umane difficilmente raggruppabili in modelli clinici predefiniti. La modellistica medica può essere un elemento di valutazione iniziale per definire il perimetro di intervento e di cura del paziente: si tratta di un mezzo e non di un fine!

“Senza informazione non c’è libertà”, ha spiegato Fabio Calabrò, oncologo dell’ospedale San Camillo Forlanini di Roma. Il medico ci ha detto che nel suo reparto non si parla mai di morte e ci ha raccontato la sua esperienza. Una persona non ha il diritto di sapere quanto le resta da vivere e come vivere gli ultimi anni della sua vita? Il dialogo e l’attento ascolto del paziente sono quindi i fondamenti di una medicina umanistica, che non si nasconde dietro un titanico apparato tecnologico che schiaccia la persona umana per ridurla ad un dato numerico.

Il sottotitolo del convegno era: “Assemblea cittadina per il Registro dei testamenti biologici nella città di Roma”. Ed è infatti il testamento biologico di cui si parla, del diritto della persona ad avere un’informazione esauriente sulla sua situazione clinica in modo da fare una scelta consapevole quando è ancora cosciente. In questa situazione il malato, in piena coscienza, può essere in grado di scrivere un testamento biologico libero e completo. Sempre l’oncologo Fabio Calabrò ha citato il caso di una giovane mamma colpita da un tumore e alla quale è stata nascosta la vera diagnosi. Questa donna non aveva forse il diritto di essere adeguatamente informata della sua situazione? Un’esatta cognizione del suo tempo residuo l’avrebbe forse fatta decidere per l’interruzione dell’accanimento terapeutico per stare più vicina ai suoi figli.

Ascoltando queste esperienze mi è venuto in mente che una corretta informazione nasce soprattutto dal rispetto del malato come persona umana e non come un dato statistico da confrontare con fredde tabelle diagnostiche collegate a precise prognosi. Come componente della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (Lidu) non posso che affermare che accanto ai diritti per la cui tutela combattiamo, non possiamo dimenticarci che il perimetro delle tutele oggi diventa sempre più quello della dignità personale.

Infine, si può dire che il rispetto della dignità umana rende la vita degna di essere vissuta anche nelle condizioni più estreme, anche quando il tempo che ci rimane da vivere è breve!

Aggiornato il 08 ottobre 2017 alle ore 20:16