L'economista che smentisce Passera

Ancora gli ultimi ritocchi e il decreto-Sviluppo, il provvedimento per la crescita e la ripresa del paese che con ansia gli italiani stanno aspettando, sarà all'esame del governo. Sicuramente non è la stessa ansia con la quale il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, si chiede «ogni giorno cos'altro aggiungere all'agenda della crescita», come ha affermato, domenica scorsa al Festival dell'Economia di Trento.

Le sue dichiarazioni al meeting trentino e il commento a queste di un grande esperto, l'economista Luigi Campiglio della Cattolica di Milano, se fossero prese in seria considerazione dovrebbero essere le premesse sociali e politiche di una condizione pre-rivoluzionaria o di collasso finanziario dello stato e degli Enti locali: dell'economia industriale e dei servizi turistici in primis, dell'import-export, delle banche e delle tante società finanziarie e così via. L'ex ad di Banca Intesa lancia l'allarme: ci sono 28 milioni di italiani colpiti dalla crisi a causa della mancanza di lavoro. Ma Campiglio non ci sta ai numeri del ministro perché sono «purtroppo una stima ottimistica della realtà». E rilancia dalle pagine del Corsera: «Sono certamente più di trenta milioni, in un calcolo per difetto». I dati statistici riportati, le loro "elaborazioni" e interpretazioni sono «incontrovertibili». L'Italia è al limite del collasso  (ancora non è la Grecia, ma si "spera" che possa superarla per un altro primato nazionale).

Ma come sono arrivati a questi numeri capaci di far saltare in aria il più tenace degli ottimisti? Presto detto. Basta solo moltiplicare il numero di coloro che hanno problemi di lavoro ( disoccupati, inoccupati, cassintegrati, sottoccupati), che oscillano tra i 5 e i 7 milioni di italiani, per quattro, cioè il nucleo di una famiglia media, e il gioco è fatto. Per Passera, è la conclusione ragionata della crisi: metà della popolazione è con l'acqua alla gola. Anche se onestamente sottolinea «che non esiste una singola iniziativa che possa portare alla crescita». E allora? Nel suo intervento Passera ha illustrato alcuni  punti dell'agenda per la crescita del paese, dalle rinnovabili alla Tobin tax, passando per la costituzione delle Srl a un euro alla green economy. Saranno questi  provvedimenti  a risolvere i problemi di 28 milioni di italiani? Aspettiamo il testo del decreto, ma già i modesti stanziamenti previsti e le norme agevolative per l'edilizia non sono certamente tali da costituire la molla o il volano della ripresa per lo sviluppo.

E se in Italia ci si interroga sulle "dimensioni" del problema (28 milioni di italiani sull'orlo dell'indigenza), a livello internazionale l'idea di un Italia senza sviluppo renderebbe non facile manovre finanziarie e d'investimento di capitali nel nostro paese. Qual è l'obiettivo di porre in termini esasperati anzi "enormi" il problema del reddito e del lavoro di quasi il 50% della popolazione italiana? Una risposta seria non c'è, soprattutto nei tempi di un governo che ha solo undici mesi di prospettiva di lavoro. A meno che imprevisti politici non sopravvengano.

Aggiornato il 04 aprile 2017 alle ore 15:59