La sfida di Sabrina Zuccalà a Mestre
Il Museo del Novecento di Mestre (M9) è diventato per tre giorni il centro nevralgico della riflessione strategica nazionale ospitando il Festival internazionale della geopolitica europea, un appuntamento che quest’anno ha acceso i riflettori su un tema cruciale: “Eccellenze italiane nell’industria per la difesa comune europea”. In un contesto globale segnato da conflitti ad alta intensità e da una corsa tecnologica senza precedenti, il panel dedicato alla sicurezza e all’aerospazio ha visto protagonista Sabrina Zuccalà, presidente del Polo nazionale droni (che dedica attenzione al mondo dell’aerospazio, della subacquea e della Difesa). L’imprenditrice, già nota per il suo impegno nell’applicazione delle nanotecnologie ai settori della Difesa e della Marina militare attraverso il laboratorio internazionale 4ward360, ha lanciato un monito chiaro: l’Italia deve conquistare una reale autonomia produttiva nel settore dei sistemi unmanned.
Attualmente, gran parte della componentistica utilizzata per i droni prodotti nel nostro Paese proviene dall’estero, una dipendenza che non solo limita il valore aggiunto industriale, ma espone la sicurezza nazionale a potenziali vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento globali. Il Polo nazionale droni, sotto la guida di Zuccalà, si pone dunque l’obiettivo ambizioso di trasformare la produzione nazionale in un ecosistema a dimensione maggiormente domestica, favorendo una filiera Made in Italy che vada oltre l’assemblaggio per toccare il cuore tecnologico delle macchine: dai sensori ai motori, fino ai software di gestione. Questa transizione verso la sovranità tecnologica non è solo una questione di orgoglio industriale, ma un pilastro fondamentale della difesa comune europea, dove l’Italia può giocare un ruolo di leadership grazie a una rete di imprese innovative e a centri di ricerca d’eccellenza.
Il progetto promosso dalla presidente Zuccalà punta a integrare competenze trasversali, dalle nanotecnologie per la protezione dei materiali alla microelettronica, per garantire che il futuro della sorveglianza e della difesa aerea sia progettato e costruito entro i confini nazionali. In un’epoca in cui i droni sono diventati strumenti imprescindibili per la protezione dei cieli e delle infrastrutture critiche, la visione emersa dal Festival della geopolitica europea di Venezia Mestre suggerisce che la vera eccellenza non risieda solo nell’innovazione fine a sé stessa, ma nella capacità di controllare l’intero ciclo di vita del prodotto, garantendo all’Italia e all’Europa quella libertà d’azione necessaria per navigare le sfide del XXI secolo.
Aggiornato il 14 aprile 2026 alle ore 13:33
