Cloud sovrano europeo: perché l’Italia è chiamata a guidare la sfida

Nel dibattito pubblico sulla trasformazione digitale si parla spesso di innovazione, molto meno di potere. Eppure, oggi più che mai, il controllo delle infrastrutture digitali è una questione di sovranità, non diversa – per importanza strategica – da quella energetica o industriale.

La digitalizzazione di imprese e Pubbliche Amministrazioni è diventata uno dei principali fattori di competitività del sistema Paese. Ma senza un governo europeo dei dati e delle infrastrutture, il rischio è quello di affidare pezzi sempre più rilevanti della nostra autonomia decisionale a soggetti extraeuropei. È per questo che la sovranità tecnologica non può più essere liquidata come un tema per addetti ai lavori: riguarda direttamente l’economia, la sicurezza e il posizionamento geopolitico dell’Europa.

Negli ultimi anni l’Unione europea ha iniziato a colmare questo ritardo. Dal Gdpr al Data Act, fino alla direttiva NIS2, il messaggio è chiaro: dati, servizi digitali critici e infrastrutture strategiche devono operare all’interno di un perimetro giuridico europeo, fondato su responsabilità, trasparenza e continuità operativa. Non per chiudersi al mondo, ma per evitare dipendenze strutturali che nel lungo periodo indeboliscono la capacità di scelta degli Stati membri.

In questo quadro si colloca la strategia europea per il cloud sovrano, uno degli assi portanti del Decennio Digitale 2030. L’obiettivo non è creare un “cloud di Stato”, ma costruire un ecosistema europeo di infrastrutture interoperabili, sicure e affidabili, in grado di competere su scala globale. Gli European Digital Infrastructure Consortia (Edic) nascono proprio con questa ambizione: trasformare la cooperazione tra Stati membri in progetti concreti, industriali e tecnologici.

È su questo terreno che l’Italia sta giocando una partita rilevante. L’elezione di Serafino Sorrenti a vicepresidente esecutivo dell’Edic, avvenuta il 3 marzo scorso, non è un passaggio formale. È il segnale di un riconoscimento politico e tecnico del ruolo che il nostro Paese può svolgere nella costruzione di una sovranità digitale europea che parta dal cloud e si estenda progressivamente ad ambiti decisivi come la cybersicurezza, l’intelligenza artificiale e le tecnologie quantistiche.

Non si tratta di una corsa solitaria. Francia e Germania hanno già messo in campo iniziative industriali congiunte, mostrando come la sovranità digitale non sia in contraddizione con il mercato, ma possa anzi rafforzarlo. Anche l’Italia intende muoversi in questa direzione, promuovendo Letter of Intent per progetti comuni capaci di coinvolgere industria, ricerca e istituzioni.

Sul piano nazionale, questo impegno europeo si inserisce in una strategia più ampia. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha indicato la digitalizzazione tra le priorità dell’azione politica, con particolare attenzione alla sicurezza delle infrastrutture, alla gestione dei dati e allo sviluppo di tecnologie avanzate. Un ruolo centrale è svolto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessio Butti, cui spetta il coordinamento delle principali iniziative sulla transizione digitale.

Il Polo Strategico Nazionale è l’esempio più concreto di questa impostazione: un’infrastruttura pensata per ospitare i dati e i servizi più critici della Pubblica Amministrazione, garantendo elevati standard di sicurezza e affidabilità. Non è solo un progetto tecnologico, ma una scelta politica: affermare che i dati pubblici strategici devono restare sotto controllo pubblico, in un quadro europeo condiviso.

La sfida del cloud sovrano, in definitiva, va ben oltre la tecnologia. È una partita industriale e geopolitica che determinerà chi avrà voce in capitolo nell’economia digitale dei prossimi decenni. L’Europa ha deciso di giocarla. L’Italia ha l’opportunità – e la responsabilità – di contribuire a guidarla.

Aggiornato il 16 marzo 2026 alle ore 12:40