Sul futuro dei sistemi produttivi

Suppongo sia stato analizzato il rapporto di Marx con lo sviluppo della tecnica. Anche se non ne ho conoscenza personale, comunque vorrei definirlo. Ne “Il Capitale”, primo libro, Marx teorizza la necessità che intervenga la regolarizzazione dell’economia mediante la dittatura del proletariato in quanto il sistema capitalistico giungerà, ritiene, ad una situazione di marasma. L’accumulazione, e il trionfo del grande capitale distruggerebbero le piccole imprese, concentrando la produzione, cresce la forza macchinista, licenziamenti, crollo dei consumi, sotto-proletarizzazione del proletariato, una situazione di crisi radicale non controllabile. Con la dittatura del proletariato l’economia sarebbe stata governata e razionalizzata, secondo Marx, risolvendo le situazioni. Ma è un periodo transitorio, sempre secondo Marx. Una volta razionalizzata l’economia, e con la meccanizzazione, vi sarebbe stata una tale potenza produttiva da pervenire al comunismo. Non un’economia a vantaggio privato, ma un’economia a vantaggio sociale. Semplifico.

Il punto fiacco della concezione di Marx sta nel non aveva previsto che la meccanizzazione, noi diremmo la robotizzazione, dissolveva il potere del proletariato, giacché i capitalisti sostituivano i proletari con i robot. In un brano del terzo libro de “Il Capitale”, Marx scrive un appunto, testo incompiuto, strabiliante: immagina l’automazione dei sistemi produttivi. Non ha la presenza mentale di cogliere che l’automazione annientava il proletariato. Quindi la dittatura del proletariato era problematica, il meno che si possa dire. Però, attenzione: Marx non ignora che il processo produttivo si volge alla meccanizzazione, noi diremmo robotizzazione, però non trae la conseguenza che il proletario svanisce. Ma la circostanza è complessa e attualissima. Giacché Marx coglie un elemento prospettico decisivo: il non rapporto tra lavoro e produzione.

Non è più il lavoro umano alla base della produzione, bensì la macchina. Ed allora, come retribuire il lavoratore che lavora molto meno? Nella “Critica al programma di Gotha” Marx formula la celeberrima espressione: “Da ciascuno secondo il suo lavoro. A ciascuno secondo i suoi bisogni.” Non solo, aggiunge che è necessario ridurre l’orario di lavoro. Insomma, se non ha percepito che il proletariato si dissolveva già all’interno del sistema capitalistico aveva percepito che un sistema affidato prevalentemente alle macchine avrebbe suscitato una possente produzione che era pressoché obbligatorio distribuire alla società!

 

Quale è allora la contraddizione ineludibile del capitalismo nell’Era dei robot? Che vi sarà un’enorme produzione ed un minimo lavoro e se qualcuno si illude di poter distribuire questa produzione al modo passato fantastica! È totalmente contraddittorio produrre immensamente e disoccupare: totalmente contraddittorio, ingovernabile. La produzione o diventa sociale (“A ciascuno secondo i suoi bisogni”), o viene gettata a mare in un mondo di poveracci pur di non socializzare l’economia.

Non prevedere quel che avverrà a breve tempo è la follia della nostra epoca. Bisogna decidersi: per chi produciamo? La produzione socializzata ha un fondamento oggettivo. E non soltanto per favorire i consumi, anche di persone senza lavoro che non potrebbero acquistare. Dare un salario “regalato” come propongono i grandi capitalisti americani è un dare per ricevere. No! Si tratta di dare secondo i bisogni: una totale economia socializzata che può mantenere imprenditori “privati”, ma non profitto “privato”! Un’epoca strabiliante, se la realizziamo. Ma abbiamo orientamenti avversi. Come fossimo nei secoli trascorsi.

Se interpretassimo la storia umana come storia naturale non sarebbe un errore, l’uomo è una entità naturale come tutte le altre anche se cosciente. Nel caso intendessimo gli eventi odierni con sguardo naturalistico, potremmo formulare quello che ora scrivo: nel momento in cui sorge un facsimile, una copia, una duplicazione con elementi più adattivi, efficienti, comprese le caratteristiche umane tranne la coscienza vivente esistenziale, questa nuova “creatura” prevale e lentamente o meno sostituisce l’entità precedente. È la selezione che molti ritengono sia attuata nel regno naturale, sia nel mondo umano, il darwinismo sociale! Se giudichiamo da tale criterio quanto viviamo, abbiamo un chiarimento ipotetico ma non dilettantesco dei nostri comportamenti. L’uomo ha pressoché finito il suo compito lavorativo, non serve l’abbondanza umana, il Robot Umanoide compie ben oltre il fare dell’uomo, e se lo dotiamo di intelligenza può raggiungere i vertici operativi pratici se non esistenziali. Del resto, per i sistemi produttivi non c’è bisogno di sentimento tragico della vita e della morte.

Tutte queste manovre bellicistiche hanno come scopo consapevole o inconsapevole di annientare grandissima parte dell’umanità. La nostra specie sempre meno necessaria vuole sparire come accade nel regno animale, è ormai disadattata, superata? Il fatto che molti paesi sono carenti di prolificazione è un segno. È vero che i figli erano necessari per i lavori in passato ma, appunto, esisteva la voglia familiare ampia, che non esiste. L’uomo odierno sente che non c’è futuro per l’umanità, la guerra è un desiderio inconsapevole di estinzione? Taluni forse vogliono la guerra coscientemente, altri perché si considerano superflui. Ormai vi è la sostituzione. Una mutazione di specie! Sentendo più o meno coscientemente che l’umanità è superata dall’uomo meccanico preferisce uccidersi, armi e guerra.

Le ragioni economiche e politiche sussistenti rivestono cause più tenebrose, una nuova specie ci sostituirà largamente. Non c’è posto per tutti. Vi è nell’uomo la tendenza distruttiva. C’è possibilità di scampo? Ma certamente: non considerare il robot sostitutivo dell’uomo, equivalente ma un servo dell’uomo! L’uomo deve stimarsi “interiormente”! Se l’uomo è ridotto strumento vale meglio funzionalmente il Robot. Rifondare l’uomo esistenziale! La vita! L’uomo vale perché’ vive!

Aggiornato il 17 febbraio 2026 alle ore 13:42