Midterm: l’onda blu dei Democratici
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Sui giornali americani la metafora più utilizzata per descrivere la vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti è quella dell’onda. Vuoi perché il colore del partito di sinistra statunitense è il blu, vuoi perché i Repubblicani sono stati “travolti” da un risultato netto, forse più di quanto ci si aspettasse. Con lo spoglio dei voti ancora in corso, i Dem si sono assicurati la maggioranza dei seggi al Congresso, sia alla Camera dei rappresentanti (228 a 142, con 85 ancora da assegnare) che al Senato (54 a 44, con 2 ancora da assegnare). Storicamente, il partito del presidente – in questo caso il Grand old Party – è condannato a perdere alcuni seggi alle elezioni midterm, ma fino a qualche settimana fa una vittoria Dem al Senato era impronosticabile.

La vittoria dei progressisti è passata attraverso alcuni momenti chiave. I Dem hanno battuto la concorrenza “rossa” in Stati con una forte tradizione repubblicana. Il Texas su tutti: come direbbero gli americani, il Paese è diventato full blue. Ciò significa che i Democratici hanno eletto il senatore, il governatore, il procuratore generale e hanno ottenuto la maggioranza anche alla camera statale. James Talarico, il candidato Dem alla camera alta del Congresso, ha battuto Ken Paxton, repubblicano e uomo di Donald Trump. Il Partito Democratico non vinceva qui dal 1988. Gina Hinojosa è stata eletta governatrice a scapito dell’uscente Greg Abbott. Per trovare un governatore “blu” in Texas bisogna riavvolgere le lancette fino al 1990. Sarà Nathan Johnson, poi, il prossimo procuratore generale.

In Georgia il senatore uscente John Ossoff (Partito Democratico) è stato riconfermato con un vantaggio di più di 10 punti percentuali. Il classe 1987 è stato, per l’interezza del suo primo mandato, il senatore più giovane degli Stati Uniti, e negli ultimi giorni di campagna elettorale ha ottenuto un forte sostegno da parte dell’ex presidente Barack Obama. Un’endorsement che fa pensare alla candidatura di Ossoff alle primarie Dem in vista delle Presidenziali del 2028, anche se sembrerebbe che il senatore non sia interessato a partecipare.

In Michigan, Abdul El-Sayed ha vinto la corsa per diventare senatore. Lo Stato dei laghi e della Mustang, uno degli swing State per eccellenza, è stato al centro delle cronache per via del profilo di El-Sayed: medico, figlio di due immigrati egiziani e di fede musulmana. Abdul aveva perso, a 48 ore dalle midterm, l’appoggio della sua collega Haley Stevens. Rispetto al Texas, i Democratici hanno vinto in Michigan con un margine ridotto. El-Sayed è riuscito a conquistare i giovani e i cittadini delle grandi aree urbane. In Michigan i Dem hanno anche riconquistato molti elettori repubblicani che alle presidenziali del 2024 avevano votato Donald Trump.

Il tycoon si è subito congratulato con gli avversari: “Collaboreremo con i democratici, non vediamo l’ora di lavorare insieme a loro. Probabilmente troveremo un’intesa”, ha detto Trump al New York Times. Il presidente, dalla Casa Bianca, ha commentato la notte elettorale sul suo social network Truth. Prima ha attribuito la sconfitta repubblicana al fatto che lui non fosse sulla scheda, poi ha detto a Cbs di non vedere l’ora “di lavorare insieme per il bene del nostro Paese”. Non starà “due anni a porre il veto su tutto”, ha rassicurato il presidente all’emittente americana. Anche perché il Congresso può superare un veto presidenziale con un voto a maggioranza qualificata dei due terzi di entrambe le camere. È quasi impossibile, però, non vedere queste elezioni di metà mandato come un referendum sul presidente. I candidati Maga, in genere, sono quelli andati peggio. Tra questi, è emblematico il caso di Ken Paxton, espressione diretta di Trump sul quale il Gop ha investito centinaia di milioni di dollari.

Sarà interessante vedere come The Donald si approccerà a questi ultimi due anni del suo mandato. Considerando la personalità e il modo che ha di governare, Trump proverà in tutti i modi a non essere solo una lame duck, un’anatra zoppa, come viene definito il presidente che perde la maggioranza sia alla Camera che al Senato. Il fatto che il presidente sia anche al suo ultimo mandato modificherà in qualche modo anche il suo rapporto con il Partito Repubblicano. Anche i Democratici dovranno compiere delle scelte. Questa vittoria più larga del previsto ha mostrato due facce ben distinte del partito progressista americano. Da una parte i deputati e governatori moderati come James Talarico e Aaron Ford (il nuovo governatore del Nevada), dall’altra i politici anti-establishment come Abdul El-Sayed. Inoltre, i deputati alla Camera sostenuti dai Democratic socialists of America sono triplicati. Ben cinque candidati Democratici del Dsa sono stati eletti alle elezioni di metà mandato. Due anime che dovranno imparare a collaborare se vorranno insidiare il Grand old Party anche alle elezioni presidenziali, che sono un altro paio di maniche.

Aggiornato il 04 novembre 2026 alle ore 15:30