Fallisce la spallata contro Netanyahu
Foto: Benjamin Netanyahu (Imagoeconomica)

Che ne sarà delle elezioni in Israele? A scrutinio definitivo, né il blocco di Benjamin Netanyahu né quello di Gadi Eisenkot ha ottenuto la maggioranza. Il partito del premier, Likud, è quello più votato. I partiti arabi (Lista Unita e Ra’am) hanno incassato un successo maggiore del previsto, ottenendo finora 19 seggi in totale: quasi il doppio di quelli attesi. La coalizione del premier ha ottenuto 53 seggi, mentre la coalizione del Cambiamento 48. Il comitato elettorale centrale, però, ha riferito che mancano ancora 430-480mila schede da scrutinare. Si tratta delle cosiddette “doppie buste”, ovvero i voti espressi da chi si trova in ospedali, zone di guerra o dai diplomatici dall’estero. Una percentuale che potrebbe stravolgere l’esito delle elezioni, visto che impatterebbe sulla ridistribuzione di circa 10-12 seggi.

Il primo dato politico che sta emergendo da queste elezioni è l’exploit dei partiti arabi, il secondo è che Netanyahu, che sicuramente non ha vinto – ma neanche perso – rimarrà premier per ancora un po’ di tempo. Quando la commissione elettorale certificherà i voti – il 4 novembre prossimo – e assegnerà i seggi alla Knesset, il presidente Isaac Herzog si consulterà con i partiti e raccoglierà le loro raccomandazioni. Poi, il capo di Stato nominerà un candidato, che entro 28 giorni dovrà formare una maggioranza di almeno 61 deputati. Qualora il premier in pectore non riuscisse nel suo intento, Herzog potrebbe prorogare fino a 14 giorni il tempo necessario per i negoziati. Se fallisse il primo tentativo, poi, la procedura si ripeterebbe una seconda volta, ma senza i 14 giorni di proroga. Se anche il secondo tentativo non andasse a buon fine, allora in extrema ratio il presidente della Repubblica potrebbe dare l’incarico di formare la maggioranza (entro 14 giorni) a un candidato scelto dalla Knesset. Insomma, Netanyahu potrebbe restare premier il tempo necessario per vedere l’esito delle midterm negli Stati Uniti, ed eventualmente condurre con gli Usa il tanto evocato attacco all’Iran.

“Mi aspetto che chiunque arrivi qui lo faccia con una mente aperta”, ha detto Isaac Herzog alla luce dei risultati elettorali. Il presidente vorrebbe assolutamente evitare nuove elezioni. Anche perché la risposta del Paese, in termini di affluenza, è stata netta: ha votato il 77,7 per cento degli aventi diritto, una partecipazione che non si registrava dal 2001. Moltissimi arabi si sono recati alle urne, ma non è chiaro quanto i seggi ottenuti dai partiti arabi siano effettivamente spendibili. Un’alleanza con Netanyahu è impossibile, mentre un accordo con Eisenkot altamente improbabile. Ad oggi, l’unico che ha lanciato un chiaro appello a collaborare con gli arabi è Yair Golan, capo del principale partito di sinistra in Israele, i Democratici. Una voce isolata nella coalizione anti-Netanyahu, visto che né Yashar (il partito di Eisenkot) né Together (la coalizione guidata dall’ex premier Naftali Bennett) sembrerebbero inclini a governare con gli arabi palestinesi.

Dalle parti di Likud avrebbero già la panacea per il prossimo esecutivo: un governo di responsabilità e ampia unità nazionale. Ma la sensazione è che, per avere risultati definitivi, bisognerà aspettare ancora un po’.

Aggiornato il 28 ottobre 2026 alle ore 17:52