Il mal francese: contagiati!
Foto: Parigi (Ansa)

C’è in giro, a quanto pare, una nuova versione sociale del “mal francese”, oggi rappresentata dall’estensione dell’incendio della rivolta giovanile globale (via social e Internet, in generale), ri-partita sempre dalla Francia, ma abbinata stavolta alle proteste spagnole per la casa. L’ultima volta in cui Parigi è stata messa a ferro e fuoco (letteralmente) è stato nel 2023, sempre a causa della rivolta delle banlieu¸ con le seconde e terze generazioni intrise di islamismo identitario, che rifiutano in tutti i modi l’integrazione e la cultura “colonialista” francese. Oggi, l’ennesima rivolta 2026 delle banlieux è in assoluto più grave di quelle precedenti del 2005 e del 2023, in quanto presenta caratteristiche diverse, sia per il livello di arresti immediati, sia per la vastità geografica e generazionale del malcontento, visto che nelle proteste è stata coinvolta una nazione giovane come l’Albania. L’allarme per una deriva identitaria islamista, dovuta a politiche dell’asilo demagogiche e ultraprogressiste (woke, in particolare, con il dilagare del multiculturalismo come fatto di moda culturale), deriva da esempi drammatici di separazione religiosa ed etnico linguistica di interi quartieri europei, dove vige la sharja e la polizia non entra, come nei così detti “distretti musulmani” (che tendono a comportarsi come uno “Stato nello Stato”) di Belgio, Regno Unito, Scandinavia e Paesi Bassi. Ora, con la diffusione capillare delle gang magrebine di seconda generazione, i così detti “maranza”, si estende anche al caso italiano il fenomeno del rifiuto sia dell’integrazione che delle istituzioni dello Stato, da parte di giovani immigrati di seconda e terza generazione.

L’eccezione è rappresentata dalla progressiva configurazione in ghetti chiusi e auto-amministrati delle comunità cinesi, con molte centinaia di migliaia di immigrati provenienti dalla Cina ipernazionalista di Xi Jinping. Questo tipo di immigrazione, essendo fortemente auto-disciplinato, non pone nessun problema di ordine pubblico alle comunità ospiti, dato che non si è mai registrata una sola rivolta nelle China Town sparse per il mondo! Sistematicamente, in tutti i disordini organizzati recenti, si sono regolarmente affiancate ai manifestanti formazioni organizzate da professionisti casseurs, come i Black bloc, che nei loro moti di protesta folle hanno trainato minorenni carichi di energie distruttive, in apparenza non assoggettati a una qualsivoglia etero direzione e, in tutti i casi, privi delle figure carismatiche di “capi della rivolta”. Questi anarco-teppisti in maschera costituiscono, com’è noto, gruppi eversivi di pronto impiego dell’ultrasinistra extraparlamentare, mobilitabili via social e attraverso gruppi chiusi, con semplice preavviso ad horas. Vedi Ceuta, come esempio recente. Se si volesse indagare, probabilmente una miccia in arabo la si potrebbe trovare, come germe comune della rivolta. Giovani mascherati, esperti in scontri e sedizioni di piazza, sempre disponibili a creare volutamente caos e un clima violento da stadio che, nel caso delle manifestazioni recenti, è stato intenzionalmente prolungato per giorni di fila, con migliaia di poliziotti e manifestanti feriti e molte centinaia di fermi e di arresti. E a nulla, a quanto pare, è servito il fermo preventivo dei gruppi di Black bloc “in trasferta”, per impedire loro di raggiungere gli obiettivi da colpire. Né, tantomeno, ha funzionato la fattispecie del Daspo urbano.

Vedremo in concreto nel futuro se i recenti provvedimenti del Governo Meloni contro le sommosse urbane, che hanno devastato Milano e Torino, daranno solidi risultati di deterrenza destinati a funzionare, come il risarcimento dei danni e degli espropri, coinvolgendo la responsabilità delle famiglie per gli ultraminorenni. Ma, vanno di sicuro riviste le regole di ingaggio dei reparti antisommossa, che legano eccessivamente le mani ai nostri responsabili nazionali dell’ordine pubblico. Come nel 2005 e nel 2023, in Francia anche per il 2026 gli attacchi hanno preso di mira istituzioni dello Stato, edifici pubblici come i municipi, scuole e trasporti. Come sempre, in quasi tutte le città in cui sono avvenuti i disordini, la strategia del saccheggio e delle devastazioni segue una pianificazione più o meno sistematica di furti e appropriazioni indebite di beni. Anche in Francia, ai giovani di origine magrebina si sono associate frange sempre più consistenti di elementi radicalizzati autoctoni (e giovanissimi non ideologizzati in Italia, che si potrebbero definire con l’ossimoro di “consumisti anticapitalisti”. Sempre e comunque entra in gioco un po’ ovunque l’enorme divario delle classi di reddito tra have e have-not, che giocano un ruolo fondamentale in tempi di social e status symbol, soprattutto nei quartieri periferici altamente degradati, socio-economicamente e culturalmente devastati dall’abuso e dallo spaccio di droga. Tra l’altro, la presenza diffusa di bande violente di giovani delinquenti crea un clima generalizzato di intimidazione e paura nei residenti, già colpiti dal grave stato di abbandono e di incuria dei loro quartieri, in cui gli edifici sono a basso reddito per i proprietari.

Ci si chiede, in particolare, perché questi semi della sedizione risultino, di fatto, inestirpabili presso certe comunità urbanizzate non autoctone, residenti in quartieri periferici disagiati. In Francia, una delle radici delle violenze urbane di massa fa riferimento alla rabbia e all’odio dei “ribelli” nei confronti dello Stato, responsabile del contrasto istituzionale al traffico e allo spaccio di stupefacenti che si svolge all’interno delle banlieue, assicurando guadagni facili ai suoi giovani abitanti. La legalità, quindi, per i giovani delinquenti sfasciatutto è un ostacolo alla realizzazione delle loro aspirazioni, quelle cioè dei facili guadagni e della conquista materiale degli status (belle donne, beni e macchine di lusso, capi griffati e così via) cui dà accesso il denaro facile. La “balcanizzazione delle periferie” parigine è consustanziale a contesti urbani sempre più degradati, all’interno dei quali una comunicazione malata inanella una sorta di perverso loop mediatico e sociale, dando luogo a un circuito destabilizzante, sempre più antisociale e iperconflittuale, tra giovani e giovanissimi delle periferie (soprattuto di origine nordafricana), da un lato, e le forze di polizia dall’altro. Ma, se tutto ciò ha avuto le sue belle ripetizioni in passato, oggi a causa delle guerre ibride di Russia e Cina (ma anche di un’America che, in qualche modo, è tornata a odiare l’Europa) si parla sempre più insistentemente di “centrali” estere che muovono le fila dei disordini. Il che, ha un suo fondamento, visto che nel 2027 voteranno per il rinnovo dei rispettivi Parlamenti Stati europei del calibro di Francia, Spagna, Polonia e Italia, in cui si prevede il successo delle destre filoputiniane, contrarie all’invio di armi in Ucraina. Cari giovani, non state al gioco! Cercatevi qualcosa di positivo da fare e “occupatevi” di voi stessi!

Aggiornato il 23 ottobre 2026 alle ore 10:10