Il Mali è uno di quegli Stati della fascia del Sahel che stanno soffrendo della pesante invadenza dei gruppi jihadisti che hanno nella guerriglia, nel saccheggio e nei rapimenti a vario scopo, soprattutto di donne (stupri, conversioni e riscatti), la loro ragione di esistenza. Ma possiamo definirlo anche un “fronte distaccato” della guerra tra Russia e Ucraina. Niger, Burkina Faso, Ciad, e Mali sono frutto di fisiologici e collaudati colpi di Stato militari, non degli incidenti politico-sociologici, ma delle necessità sociali, golpe che garantiscono, tramite il “braccio” militare, giunte relativamente stabili e velocemente reattive. Così il Mali dopo i colpi di Stato del 2020 e del 2021, è governato da una giunta militare che ha nella Russia il suo principale alleato, rappresentato dalla penetrante presenza dei paramilitari dell’Africa Corps impegnati in ruoli strategici, di addestramento e di supporto nella lotta contro i jihadisti. Chiaramente il contrappeso a tale impegno è dato dallo scambio con le enormi risorse naturali presenti nel sottosuolo maliano, oro, litio, ma anche da una cooperazione sul nucleare; l’ingresso nel paese della società russa Rosatom renewable energy per la costruzione di una centrale atomica nei pressi di Bamako è un esempio. Ma anche la posizione strategica del Paese per Mosca è funzionale ai legami con stati limitrofi e oltre come il Centrafrica.
Comunque, il 6 ottobre l’esercito maliano affiancato dai mercenari statalizzati russi dell’Africa Corps, ex Wagner controllati dal Ministero della Difesa russo, ha riconquistato la strategica città di Kidal, della quale aveva perso il controllo il 25 aprile. L’offensiva che permise ai ribelli la conquista della città di Kidal, ubicata nel settentrione del Paese, fu coordinata tra le milizie separatiste Tuareg inquadrate nel Fronte di liberazione dell’Azawad (Fla), e dei jihadisti del Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei Musulmani (Gsim), affiliato ad Al-Qaeda. In quella occasione, come in altre, l’esercito maliano e i mercenari russi subirono gravi perdite, ma soprattutto fu evidente che lo Stato non era in grado di controllare e proteggere il proprio territorio ed il suo popolo. Inoltre, nei primi cinque mesi dell’anno si sono verificati una serie di attacchi, soprattutto da parte delle milizie jihadiste, in varie aree del Paese contro basi dell’esercito maliano, contro esponenti della giunta militare e contro la capitale e altre città.
Comunque, la ripresa del controllo di Kidal non rappresenta una riconquista del territorio ottenuta con la superiorità militare, ma simboleggia una vittoria estemporanea dell’esercito e dei russi in un contesto dominato dai gruppi islamisti jihadisti e separatisti Tuareg. Ricordo che il 10 settembre l’esercito maliano ha subito la perdita di un centinaio di soldati durante un attacco jihadista contro il campo militare di Dioura situato nel centro del Paese, oltre una serie di altre sconfitte. Kidal è stata ripresa, ma era quasi totalmente disabitata, e la riconquista non è stata frutto di una vittoria sui ribelli, essendo stata ottenuta senza combattimento. Secondo quanto affermato delle Forze armate maliane, la riconquista della città è avvenuta all’alba del 6 ottobre; una colonna militare partita dalla base di Anefis è giunta, dopo oltre cento chilometri, nei pressi Kidal. L’ingresso è stato preceduto da una serie di bombardamenti sulle basi dei jihadisti e separatisti che hanno lasciato le loro posizioni. Mentre fonti Tuareg e Gsim, affermano di essersi allontanati per scelta al fine di non causare una strage a carico dei pochi civili rimasti nella cittadina già profondamente martoriati.
Tuttavia, oltre la simbolica ma importante per lo Stato maliano riconquista di Kidal, come fa un gruppo di ribelli a fronteggiare e spesso vincere su un esercito addestrato e armato e appoggiato dai russi? Anche questa area dell’Africa sub sahariana è diventa un fronte staccato della guerra tra Kiev e Mosca, in quanto i ribelli separatisti e jihadisti sono supportati anche dalla sofisticata tecnologia militare ucraina. Così i servizi segreti ucraini nella visione di una guerra senza perimetri geografici e con lo scopo di sabotare gli interessi russi in Mali, stanno da tempo addestrando soprattutto i tuareg a utilizzare l’arsenale militare fornito dagli ucraini per colpire i russi.
In pratica, strategicamente, la Russia attinge alle risorse maliane per sostenere la lunga e senza un orizzonte finito, guerra contro l’Ucraina; quindi il supporto dato dall’Ucraina ai ribelli Tuareg e jihadisti incide negativamente sulle articolate dinamiche commerciali russo-maliane e quindi sulle energie che Mosca necessita spendere sul campo di battaglia in Ucraina. Così, a fine settembre, un convoglio dell’Africa Corps che stava perlustrando nei pressi dell’agglomerato di Niono nel Mali centrale, è stato colpito da droni quadrielica di fabbricazione ucraina armati con esplosivi. Risulta che nell’attacco siano stati feriti numerosi mercenari russi; i Tuareg e i jihadisti del Gsim, tramite canali di propaganda, hanno rivendicato immediatamente l’azione.
Ricordo che i Tuareg sono guidati dal noto leader Iyad ag Ghali, che è stato artefice di oltre 130 offensive contro forze governative anche in Togo, Burkina Faso e Niger, paesi dove dal 2023 stanno consolidando la presenza. Scenari complessi dove la Russia è il fulcro, o lo sta diventando scalzando anche le residue influenze francesi, e dove gli islamisti legati a sigle jihadiste e vari gruppi ribelli, in un articolato movimento di interessi strategici, stanno godendo di inediti supporti da parte della sofisticata tecnologia dronica ucraina. Un’apparentemente anomala cooperazione tra Kiev ed il jihadismo africano, che può fare comprendere quanto in determinati contesti l’ideologia religiosa radicale o meno sia una forma significativa di narcotico per la massa (Karl Marx individuava nel capitalismo e nella sofferenza del popolo il concetto di religione come oppio), ma quando la posta degli interessi si alza gli ideali, che inducono anche all’estremo sacrificio, si offuscano nell’illusionismo teorico. Una parcellizzazione del fronte russo-ucraino che vede in espansione il numero dei Paesi africani filorussi coinvolti.
Aggiornato il 12 ottobre 2026 alle ore 09:47
