La Russia ha intensificato le attività di sabotaggio contro le imprese danesi che contribuiscono alle forniture militari destinate all’Ucraina. L’allarme arriva dal Politiets Efterretningstjeneste (Pet), il servizio di sicurezza e intelligence della Danimarca, che ha individuato un’accelerazione delle operazioni clandestine russe a partire dall’estate del 2026. A illustrarne i contorni è stata Josefine Christensen, analista del Pet, intervenuta il 7 ottobre a Copenaghen durante una conferenza sulla sicurezza interna. Secondo Christensen, nella primavera scorsa erano stati osservati numerosi preparativi, ma relativamente poche azioni operative. Dall’inizio dell’estate, invece, le attività si sono intensificate sensibilmente. Un cambiamento che, nella valutazione dell’intelligence danese, segnala il passaggio a una fase più aggressiva della campagna di sabotaggio condotta da Mosca contro gli interessi occidentali. L’avvertimento conferma quanto denunciato all’inizio di settembre da Emil Græsholm, responsabile del controspionaggio del Pet, che aveva segnalato preparativi concreti per colpire aziende danesi del settore della difesa, anche attraverso incendi dolosi. La minaccia era stata giudicata sufficientemente grave da indurre il servizio a contattare direttamente le imprese interessate e a raccomandare un rafforzamento delle misure di protezione. Il Pet aveva già classificato come “alto” il rischio di sabotaggi russi sul territorio nazionale.
Le dichiarazioni di Christensen aggiungono un elemento particolarmente significativo: le informazioni raccolte indicano che Mosca non si sta limitando a individuare possibili bersagli, ma sta intensificando le attività necessarie per colpirli. La minaccia assume quindi caratteristiche operative precise, che consentono al controspionaggio danese di riconoscere obiettivi, modalità di preparazione e strumenti impiegati. La scelta della Danimarca risponde a una logica strategica. Copenaghen ha assunto un ruolo rilevante nel sostegno militare all’Ucraina, promuovendo il cosiddetto “modello danese”, attraverso il quale vengono finanziate direttamente le capacità produttive dell’industria della difesa ucraina. A questo si aggiungono la fornitura di caccia F-16, il sostegno alla produzione di droni e lo sviluppo di collaborazioni industriali tra imprese dei due Paesi. Secondo Christensen, la Russia avrebbe modificato le proprie priorità dopo aver constatato che le precedenti iniziative di destabilizzazione, condotte contro una pluralità di obiettivi europei, non erano riuscite a ridurre il sostegno militare occidentale a Kyiv. Mosca avrebbe quindi deciso di concentrare gli sforzi sulle strutture produttive che contribuiscono direttamente alla capacità di combattimento ucraina. L’obiettivo è incidere sulle forniture di armamenti e componenti, intervenendo sulla catena industriale che ne rende possibile la produzione. Una particolare attenzione viene riservata al settore dei droni. Nell’aprile scorso, il Ministero della Difesa russo aveva pubblicato un elenco di imprese europee produttrici di velivoli senza pilota e relativi componenti, presentandole come potenziali obiettivi militari. Christensen ha richiamato quell’iniziativa come un indicatore delle priorità russe. L’interesse per i produttori di componentistica è significativo: la disponibilità di sistemi senza pilota dipende da una filiera articolata, nella quale anche imprese relativamente piccole possono svolgere funzioni essenziali.
Colpire uno stabilimento o interrompere la produzione di componenti critici può determinare conseguenze superiori al danno materiale immediatamente provocato. Per il controspionaggio danese, la protezione delle aziende non riguarda dunque soltanto i principali produttori di armamenti, ma anche le imprese inserite nelle rispettive catene di approvvigionamento. Uno degli aspetti più rilevanti delle informazioni diffuse dal Pet riguarda il reclutamento degli esecutori materiali. I servizi russi utilizzerebbero Telegram, altre piattaforme social e ambienti di gioco online per individuare persone disponibili a svolgere incarichi retribuiti, talvolta in criptovalute. Non si tratta necessariamente di agenti professionali: tra i soggetti avvicinati figurerebbero persone senza dimora, tossicodipendenti e individui attratti dalla prospettiva di guadagni immediati. Il coinvolgimento avviene spesso in maniera graduale, attraverso richieste apparentemente innocue, come fotografare uno stabilimento, osservare gli accessi a un deposito o documentare i movimenti dei mezzi. Successivamente, gli incarichi possono evolvere verso attività più rischiose, fino all’esecuzione di veri e propri sabotaggi. Come ha spiegato Christensen, gli organizzatori non esitano a sostituire gli esecutori che falliscono, ripetendo i tentativi fino al raggiungimento dell’obiettivo.
Questo sistema consente agli apparati russi di limitare l’esposizione dei propri agenti, frammentare le operazioni e rendere più complessa l’attribuzione delle responsabilità. La risposta del Pet si concentra soprattutto sull’individuazione preventiva delle attività ostili. Il servizio ha intensificato i contatti con le aziende della difesa, sollecitando una maggiore attenzione alla sicurezza degli stabilimenti e alla protezione delle informazioni sensibili. La collaborazione tra intelligence e settore privato assume un’importanza particolare in un contesto nel quale le vulnerabilità industriali possono essere sfruttate per compromettere forniture militari destinate all’Ucraina. Le imprese diventano così interlocutori essenziali del controspionaggio, chiamate a contribuire all’identificazione di possibili minacce attraverso la segnalazione tempestiva di anomalie. Si tratta di un’evoluzione significativa anche per la sicurezza economica del Paese, poiché la protezione delle attività produttive strategiche non può più essere considerata una responsabilità esclusiva delle singole aziende. L’allarme si inserisce in un contesto di crescente pressione russa sulla sicurezza danese. Il 14 settembre, una fregata russa ha lanciato due razzi di segnalazione verso un elicottero militare danese impegnato in una missione di osservazione nelle acque internazionali al largo di Gedser. Uno dei razzi è passato a breve distanza dal velivolo. Il 24 settembre, il Forsvarets Efterretningstjeneste (Fe), il servizio di intelligence militare, ha diffuso una valutazione secondo la quale Mosca è destinata a intensificare le proprie operazioni ibride contro la Nato e i Paesi occidentali nei prossimi mesi. Nella stessa giornata, l’autorità danese per la sicurezza e la resilienza nazionale ha innalzato da medio ad alto il livello di minaccia relativo agli attacchi informatici distruttivi, ritenendo probabile che la Russia tenti di condurre operazioni di questo genere contro il Paese.
Il Pet ha inoltre richiamato il rischio di un’estensione delle attività di sabotaggio alle infrastrutture critiche e ad altre funzioni essenziali per la società danese. Le valutazioni diffuse dai servizi di Copenaghen descrivono una minaccia che ha progressivamente acquisito obiettivi più definiti, modalità operative riconoscibili e una maggiore disponibilità ad assumere rischi. L’industria della difesa danese è diventata un settore particolarmente esposto proprio per il contributo fornito alla capacità militare ucraina, ma le implicazioni di quanto emerso riguardano l’intero sistema di sicurezza occidentale. La sfida per gli apparati di intelligence non consiste più soltanto nell’individuare le intenzioni ostili di Mosca, ma nel riconoscere tempestivamente i segnali di un’operazione in preparazione, ricostruirne la struttura e neutralizzarla prima che possa produrre effetti. La capacità di prevenire i sabotaggi dipenderà sempre più dall’efficacia del controspionaggio e dalla sua integrazione con i sistemi di protezione delle infrastrutture strategiche.
(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza
Aggiornato il 08 ottobre 2026 alle ore 10:53
