Anojan Sivarasa si trovava in Arabia Saudita per lavoro quando è stato condannato alla pena capitale. Il ragazzo di 24 anni è stato arrestato per blasfemia dopo aver pubblicato un commento su Facebook nel quale insultava Maometto. Il cittadino originario dello Sri Lanka si trovava nel Paese arabo per motivi di lavoro.
La famiglia non ha notizie del ragazzo dal 28 settembre scorso. A Sivarasa sono stati sequestrati smartphone e pc. “Graziatelo e rimandatelo da noi”, ha detto Rasamanickam Yogalakshmi, la madre di Anojan. “Invoco clemenza per gli errori commessi da mio figlio”, ha aggiunto. Il governo dello Sri Lanka ha chiesto cortesemente alla famiglia di evitare ulteriori apparizioni pubbliche. La situazione è delicata, e richiede una complessa operazione diplomatica. Il 2025 è stato l’anno con più esecuzioni a morte per l’Arabia Saudita. Quest’anno, il Paese arabo è già arrivato a 96 uccisioni di Stato. La maggior parte delle pene inflitte (61), secondo Amnesty International, sono avvenute per reati legati alla droga. “Tra le persone messe a morte per questi reati, 39 erano cittadine e cittadini stranieri provenienti da Etiopia (7), Pakistan (7), Sudan (5), Giordania (4) e Siria (3), oltre che da altri Paesi”, si legge sul sito dell’associazione. Ventidue, invece, erano cittadini sauditi.
La Bbc ha provato a ricostruire la dinamica che ha portato all’arresto di Anojan. A giugno, un’immagine di un cane preso a calci da un musulmano durante un pellegrinaggio indù in Sri Lanka sarebbe apparsa sul feed di Facebook del ragazzo. In quell’occasione Sivarasa, in lingua Tamil, avrebbe pubblicato un messaggio con un insulto al profeta Maometto, rispondendo a un utente che aveva pubblicato commenti offensivi nei confronti di una divinità indù. Secondo l’emittente britannica, Anojan avrebbe rimosso immediatamente il post e poi pubblicato un video di scuse. Troppo tardi, visto che qualcuno aveva già mandato al suo datore di lavoro e a funzionari sauditi uno screenshot dei commenti. Da qui è scaturito l’arresto di Sivarasa e il sequestro dei suoi beni personali.
Il tribunale penale di Al-Ahsa, inizialmente, aveva condannato Anojan a cinque anni di carcere e a una multa di 3 milioni di riyal sauditi (circa 715mila euro). A quel punto il ministro degli Esteri dello Sri Lanka, Vijitha Herath, ha presentato un ricorso per ridurre la pena: mozione respinta dal tribunale. Il 17 settembre, poi, i procuratori sauditi avrebbero presentato ricorso chiedendo che il ragazzo fosse giudicato in base alla legge islamica, la Sharia, anziché alla normativa del Paese sui reati informatici. La Corte d’appello ha accolto la richiesta dell’accusa, aggravando la condanna fino alla pena di morte.
Aggiornato il 08 ottobre 2026 alle ore 13:36
