La “rivolta sociale” imbibita di spirito francese
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Una nuova giornata campale si prospetta per la Francia. Domani, martedì 6 ottobre, sono previste manifestazioni studentesche (o presunte tali) in tutte le principali città del Paese. Anche se l’allarme rosso per le forze dell’ordine – a quanto ci risulta – è fissato piuttosto per sabato 17. Quando agli studenti, ancor più che finora, potrebbero unirsi in maniera massiccia estremisti di sinistra e membri di gruppi identitari d’immigrati e di organizzazioni islamiste. Per dare il via – come più di qualche attento osservatore ha già paventato – alla prova generale del 2027. Quando, dopo elezioni presidenziali che non potranno che essere una disfatta per la sinistra (dai sondaggi rappresenterebbe in tutte le sue coloriture anche tecnocratiche tra un quarto e un quinto dell’elettorato e di sicuro sotto il terzo), potrebbe partire una “rivolta sociale” imbibita di spirito francese, tradizionalmente amante delle passioni rivoluzionarie (e delle sue violenze), e intrisa di revanscismo contro-coloniale e anti-bianco.

Al di là delle richieste di maggiori fondi per l’istruzione (con la situazione finanziaria pubblica francese ai limiti del collasso) e di scuole maggiormente salubri (che nel frattempo i rivoltosi incendiano così da non averne proprio più a disposizione), le manifestazioni studentesche hanno sempre più connotazioni politiche. La regìa sembra de La France Insoumise (LFI), all’interno della quale nel frattempo è scattato un braccio di ferro tra la “vecchia Francia” incarnata dal leader bianco e 75enne Jean-Luc Mélenchon e la “nuova” rappresentata dall’ambizioso sindaco di Saint-Denis, il 53enne di pelle nera Bally Bagayoko, in prima linea al fianco delle rivendicazioni studentesche, autodefinitosi “in campagna permanente” per la precisione, il quale ha blaterato addirittura di “violenza legittima” relativamente alle manifestazioni studentesche.

La presenza di questo partito di estrema sinistra in un ruolo di primo piano in proteste sempre più cariche di violenza inquieta: appena due anni fa ha costituito parte integrante, infatti, del “blocco repubblicano” alle elezioni e ha fatto argine al Rassemblement National assieme non solo ai socialdemocratici, ai verdi e ai comunisti ma anche ai “macroniani” e centristi vari e perfino ai Republicains della destra moderata, ammesso che questo aggettivo abbia un senso. Così come inquietano altri aspetti di queste giornate.

Un sondaggio della emittente radiofonica Europe 1 ha rilevato che l’81 per cento dei francesi maggiorenni chiede di mettere fine al blocco delle scuole, condotto da una minoranza di violenti, e di far pagare i danni ingentissimi e i risarcimenti ai genitori dei figli colpevoli. Di fronte a questa maggioranza molto chiara si erge però un allucinante comunicato del Syndacat de la Magistrature, secondo cui “non va repressa la giovinezza per farla tacere” come sta facendo il governo “con la sua risposta brutale” oltre tutto di fronte “alla collera legittima degli studenti”. Una posizione in linea con le proprie origini: il suo fondatore appellava a “stare dalla parte dei ladri e non dei poliziotti”, ancora nel 2023 l’organizzazione chiedeva ai colleghi comprensione rispetto ai partecipanti alle violenze urbane e, al fianco di LFI, si è schierata contro l’estensione della legittima difesa per le forze dell’ordine.

Gli studenti sono tutt’altro che compatti, ma in molte scuole gli “anti-manifestazioni” non siano riusciti a far valere la propria tesi, anche dov’erano in maggioranza, per la violenza dimostrata dai rivoltosi. Una violenza che si è scatenata non solo contro gli agenti della polizia, nazionale e locale, ma anche contro il personale della scuola, i passanti, altri studenti. Lo dimostrano i bollettini medici dai quali emerge che se non ci è scappato il morto, poco ci è mancato. Ma il futuro non promette niente di buono. Tanto più perché la piazza sembra sempre di più nelle mani di agitatori di organizzazioni islamiste.

“Wallah, tuez-la!” si sente urlare nel filmato che vede un gruppo nutrito di giovani aggredire e picchiare selvaggiamente una allieva poliziotta, a margine di una manifestazione studentesca a Parigi. Un altro filmato immortala un uomo di una certa età, probabilmente alla guida di qualche drappello di manifestanti, urlare “Inch’Allah, ca va changer… vive l’Algerie!”.

Altri elementi ricorrenti nelle manifestazioni sono le bandiere palestinesi nonché gli slogan antisemiti e anti-bianchi e per la libertà di “velo” a scuola, proclamata quest’ultima da uno dei volti più noti della rivolta, Soumaya. L’organizzazione Etudiants musulmans de France (ritenuta la costola giovanile dei Fratelli musulmani) ha creato inoltre una sorta di “soccorso legale” per quanti sono stati messi agli arresti o sono stati comunque indagati per manifestazioni violente. E i Servizi segreti transalpini starebbero addirittura esaminando la possibilità di ingerenze straniere (ma questa volta la Russia non c’entra) nella organizzazione della rivolta.

Aggiornato il 05 ottobre 2026 alle ore 14:21