Gli attacchi ibridi riconducibili all’Iran contro istituzioni ebraiche, da Londra ad Amsterdam, impongono ai governi occidentali di abbandonare l’appeasement diplomatico e di adottare una risposta ferma, fondata sulla sicurezza nazionale e su una chiara visione strategica.
I fronti della sicurezza mediorientale si estendono ben oltre la Striscia di Gaza e il confine libanese. Mentre le Forze di difesa israeliane (Idf) colpiscono le cellule operative di Hamas a Jabaliya e le infrastrutture di Hezbollah nel Libano meridionale, un altro fronte si è intensificato nell’Europa occidentale. Nelle principali capitali europee, il regime iraniano e i suoi apparati di intelligence hanno ampliato il raggio delle proprie operazioni, ricorrendo a tattiche asimmetriche contro istituzioni ebraiche e infrastrutture occidentali.
Ciò che si è verificato nelle città europee nel 2026 non è una successione di episodi criminali isolati, ma una campagna coordinata di terrorismo ibrido sponsorizzato da uno Stato. Per predisporre una risposta efficace, i leader occidentali devono riconoscere una realtà fondamentale: la sicurezza interna europea e la sopravvivenza di Israele si trovano ad affrontare lo stesso identico attore statale ostile.
Per anni, la Repubblica islamica dell’Iran si è affidata soprattutto a proxy regionali già consolidati, come Hezbollah, Hamas e gli Houthi. Secondo le più recenti informazioni raccolte dai servizi di intelligence, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (Irgc) e la sua Forza Quds hanno affinato la propria dottrina, sviluppando la capacità di proiettare direttamente la propria forza in Occidente attraverso canali che consentono a Teheran di negare plausibilmente il proprio coinvolgimento. All’inizio di marzo 2026, è comparsa un’organizzazione finora sconosciuta, autodenominatasi Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiya (Hayi), che ha rivendicato la responsabilità di una serie di attacchi in diverse località europee.
Le più recenti analisi e gli accertamenti condotti in ambito antiterrorismo dai servizi di sicurezza europei e dall’intelligence britannica, insieme ai contributi dell’International centre for counter-terrorism (Icct) e agli atti del Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti relativi a figure come Mohammad al-Saadi, indicano che Hayi non è un’organizzazione gerarchica nel senso tradizionale del termine. Si presenta piuttosto come una sigla operativa e una struttura di copertura, concepita per occultare il coinvolgimento dello Stato che la sostiene.
La ricostruzione dei fatti relativi a questa campagna del marzo scorso evidenzia uno schema deliberato, volto a provocare danni materiali e a massimizzare l’impatto psicologico. Il 9 marzo, un ordigno esplosivo improvvisato è esploso in una sinagoga di Liegi. Il 13 marzo, un tentativo di incendio doloso, seguito da un’esplosione, ha preso di mira una sinagoga di Rotterdam; il giorno successivo, il 14 marzo, un attacco con esplosivo ha colpito la scuola ebraica Cheider di Amsterdam. Il 23 marzo, a Golders Green, quartiere di Londra, alcuni incendiari hanno dato fuoco ai mezzi di soccorso medico di Hatzola, provocando l’esplosione di bombole di ossigeno. Inoltre, i servizi di sicurezza francesi hanno sventato un piano dinamitardo contro gli uffici di Bank of America a Parigi.
Sebbene questi attacchi coordinati abbiano provocato danni materiali e un forte allarme nelle comunità colpite, anziché un numero elevato di vittime, il loro obiettivo strategico appare chiaro: intimidire le comunità ebraiche europee, mettere sotto pressione gli apparati di sicurezza interni e destabilizzare gli Stati occidentali schierati al fianco di Israele.
Il funzionamento operativo di questo sistema di intermediari si basa su modalità di esecuzione a basso costo, simili a incarichi su commissione. Strutture legate all’intelligence iraniana reclutano operatori locali, spesso giovani emarginati o piccoli criminali, utilizzando canali di messaggistica criptati per commissionare attacchi rudimentali in cambio di compensi economici. La negazione plausibile è incorporata direttamente nella struttura operativa. Nel giro di pochi minuti dall’attentato, i canali Telegram filoiraniani e riconducibili a milizie irachene rilanciano materiale propagandistico già predisposto e rivendicano l’azione sotto la sigla Hayi. Nel frattempo, i rappresentanti ufficiali iraniani a Teheran negano qualsiasi coinvolgimento con gli esecutori materiali dell’attacco. Documenti giudiziari statunitensi e indagini condotte in Europa hanno ricondotto il coordinamento di queste strutture operative clandestine a soggetti legati all’Iran, evidenziando significativi riscontri di una regia iraniana, in linea con la dottrina di guerra ibrida dell’Irgc.
Questa campagna di guerra ibrida si fonda sulla convergenza di interessi tra attori statali e reti radicali. Le indagini antiterrorismo condotte in Europa evidenziano come Teheran consideri le differenze tattiche tra la dottrina sciita dello Stato iraniano e gli elementi sunniti o criminali presenti sul territorio come secondarie rispetto a obiettivi strategici più ampi: indebolire le democrazie occidentali, minacciare la vita e la sicurezza delle comunità ebraiche e isolare Israele sul piano internazionale. Trattare questi episodi come semplici questioni di ordine pubblico e di polizia interna significa perdere di vista la più ampia regia statale che ne alimenta la violenza.
Per anni, i governi europei hanno agito nella convinzione che il dialogo diplomatico e gli scambi economici con Teheran avrebbero tenuto al riparo le proprie città dalle ricadute dei conflitti regionali. Mantenendo aperti i canali diplomatici con l’Iran, consentendo a organizzazioni non governative legate ad ambienti estremisti di operare e senza affrontare in modo sistematico le strutture radicali presenti sul proprio territorio, le capitali europee hanno mostrato una vulnerabilità strutturale. Le reti riconducibili all’Irgc hanno sfruttato la libera circolazione, le libertà civili e le lacune nel coordinamento delle attività antiterrorismo per creare cellule operative in tutto il continente.
Di conseguenza, le comunità ebraiche europee sono costrette a operare in condizioni di sicurezza sempre più rigorose, con una presenza costante delle forze dell’ordine, barriere fisiche e protocolli di sicurezza rafforzati presso sinagoghe, scuole e centri culturali. Quando le democrazie non sono in grado di garantire alle proprie minoranze neppure la sicurezza fisica di base, è la credibilità stessa dello Stato a essere messa in discussione.
Inoltre, la sicurezza europea è strettamente legata alle attività antiterrorismo condotte da Israele. Quando l’intelligence israeliana interrompe i piani operativi iraniani in Medio Oriente, spesso neutralizza anche minacce dirette contro obiettivi europei. Israele non è una fonte di instabilità per l’Europa, ma rappresenta un argine fondamentale contro il radicalismo sostenuto da attori statali.
Le democrazie occidentali devono smettere di limitarsi a reagire alle minacce e dotarsi di una strategia di sicurezza nazionale capace di prevenirle. Innanzitutto, i governi europei dovrebbero designare formalmente l’Irgc nel suo complesso come organizzazione terroristica, congelare tutti gli asset riconducibili alla sua rete, chiudere le strutture utilizzate come copertura ed espellere gli agenti stranieri che operano sotto protezione diplomatica. In secondo luogo, le autorità europee devono procedere allo smantellamento sistematico delle infrastrutture dell’islamismo radicale presenti sul proprio territorio, perseguendo penalmente le reti di reclutamento e coordinamento e chiudendo le organizzazioni che favoriscono o sostengono la violenza estremista.
Infine, la terza priorità è istituzionalizzare, da parte delle agenzie di intelligence europee, meccanismi strutturati e approfonditi di condivisione delle informazioni con il Mossad e lo Shin Bet israeliani, le cui conoscenze operative si dimostrano costantemente fondamentali per individuare e sventare i piani orchestrati dall’Iran sul territorio europeo. Solo abbandonando ogni politica di appeasement e smantellando con fermezza l’apparato terroristico ibrido di Teheran, i Paesi occidentali potranno difendere la propria stabilità interna e garantire la sicurezza del mondo libero.
(*) Tratto da Arutz Sheva-Israel National News
(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada
Aggiornato il 09 settembre 2026 alle ore 09:54
