Adesso che si è svegliato pure Bill Gates, deve essere proprio vero: l’Intelligenza artificiale è una minaccia. Per l’occupazione, senza dubbio. Ovviamente c’è chi se n’è accorto con discreto anticipo rispetto al cofondatore di Microsoft. I sindacati americani, per esempio. Che vogliono giocare la loro personalissima partita in vista delle elezioni di midterm proprio sulla necessità di parlare chiaro alla politica, per gestire una corretta transizione all’Ai che assicuri benessere generale e posti di lavoro di qualità. L’Afl-Cio (American Federation of Labor and Congress of Industrial Organizations) la più grande federazione sindacale del Paese vuole giocarsi tutte le sue carte nel voto di novembre, che nello specifico sono almeno 16 milioni, cioè il numero dei suoi iscritti. Per chi voteranno? Già a Davos, in mezzo ai mamma santissima della finanza internazionale, la presidente del sindacato, Liz Shuler, ha affermato che se la partita dell’Ai non verrà giocata correttamente, la gente potrà ribellarsi all’ennesimo modello socio-economico imposto dall’alto. Gli iscritti all’Afl-Cio, si fa notare, sono insoddisfatti di entrambi i partiti (repubblicani e democratici) e si interrogano su come l’intelligenza artificiale potrebbe influenzare, in peggio, le politiche del lavoro e le gestioni aziendali.
Il sindacato americano è allarmato dai ritardi con cui la politica sta rispondendo alla sfida della tecnologia. Sulla base di quanto già avvenuto negli ultimi 12-24 mesi negli Stati Uniti, con migliaia di posti eliminati perché già rimpiazzati dall’Ai, le organizzazioni del lavoro temono che la conta dei danni sia solo all’inizio. L’Afl rivendica delle collaborazioni importanti proprio con giganti tecnologici come Microsoft con l’obiettivo di coinvolgere più lavoratori possibili fin dalle prime fasi della pianificazione e costruzione dei data center, il cui indotto prevede, tra l’altro, la costruzione di strade e ponti. “Dobbiamo assicurarci di farlo in modo sicuro, responsabile e creando buoni posti di lavoro, perché esiste anche un futuro in cui la produzione di infrastrutture stradali potrebbe essere delocalizzata”, ha avvertito Shuler in una recente intervista. Il sindacato vuole costruire e mantenere negli Usa le infrastrutture dell’Ai, “con bravi lavoratori qualificati e iscritti ai sindacati, con benefici per la comunità e con aziende di intelligenza artificiale che contribuiscano al suo sviluppo”. Si vogliono evitare ulteriori carneficine sociali, in un momento di forti divisioni interne degli Stati Uniti. L’Afl vuole intanto far approvare in Stati come California, Illinois, Massachusetts e New York, dove hanno una discreta capacità di incidere sul processo decisionale delle grandi aziende tecnologiche, una legislazione per impedire che i dipendenti siano licenziati dalla sera alla mattina con un’email o una app, e che siano sorvegliati perfino mentre sono in bagno. “Si tratta di garanzie – rileva Shuler – che riteniamo necessarie affinché le persone possano effettivamente lavorare con dignità e umanità”. In vista delle elezioni di metà mandato, si fa notare dal mondo del lavoro, l’Ai sarà giocoforza un elemento fondamentale, perché se ne vede già l’impatto sull’occupazione. “Abbiamo appena visto la General Motors, ad esempio, introdurre 50 nuovi robot che hanno sostituito mille lavoratori. Penso quindi che questo sarà un fattore determinante nelle prossime elezioni, certamente in queste elezioni di metà mandato, ma credo che nelle elezioni Presidenziali del 2028 sarà la questione che spingerà davvero le persone ad andare a votare”, sostiene Shuler.
Il sindacato americano si dice “preoccupato” per gli “scarsi progressi” fatti a livello federale sulla capacità di governare l’intelligenza artificiale e la tecnologia. La cosa che disturba maggiormente la manodopera è questa percezione di inevitabilità dell’Ai e delle sue conseguenze più nefaste, che genera nei lavoratori una sensazione di impotenza. “Ma abbiamo ancora una finestra di opportunità, direi, di almeno 2 o 3 anni, in cui possiamo unirci e tracciare una rotta che vada a beneficio di tutti”, assicura Shuler. “Non dobbiamo – aggiunge – semplicemente accettare passivamente la situazione, ma possiamo effettivamente mettere in atto delle misure di sicurezza. Possiamo approvare leggi che rendano questa situazione accettabile per le persone in carne e ossa”. L’economia Usa, ricorda l’Afl-Cio, è trainata per il 70 per cento dai consumi, e chi perderà il lavoro a causa dell’Ai non potrà permettersi di acquistare beni. E questo, dice Shuler, “avrà un effetto a catena sull’intera economia. In realtà lo sta già avendo”.
Aggiornato il 31 agosto 2026 alle ore 12:28
