Il proxy cubano di Teheran non è una minaccia esistenziale, ma una strategia di distrazione per gli Stati Uniti costruita dall’Iran a basso costo
L’Iran ha portato la sua guerra contro Israele e l’Occidente alle porte dell’America. Dal 2023, Cuba ha acquisito più di 300 droni d’attacco, perlopiù dall’Iran. Teheran sta introducendo il suo modello di guerra per procura all’interno della storica sfera d’influenza americana, trasformando l’isola in una base operativa avanzata per esercitare pressione e provocare gli Stati Uniti. La Repubblica islamica ha impiegato decenni a perfezionare questa strategia utilizzando proxy, da Hezbollah in Libano agli Houthi in Yemen, fino alle milizie in Iraq e Siria. Tali forze impongono costi alle potenze più forti, promuovendo al contempo gli obiettivi rivoluzionari di Teheran con rischi minimi. Ora Cuba segue lo stesso schema. I droni, collaudati in battaglia da gruppi sostenuti dall’Iran, non introducono solo armi, ma anche tattiche e dottrine che consentono a un regime debole di molestare una superpotenza. L’Avana è diventata il più recente proxy di Teheran nei Caraibi: un’estensione a basso costo dell’asse Russia-Cina-Iran. Da quasi 70 anni, Cuba è un nemico ideologico degli Stati Uniti e dei loro alleati, ma soprattutto di Israele. Durante la guerra dello Yom Kippur del 1973, l’isola caraibica inviò più di un migliaio di soldati e piloti a combattere al fianco delle forze siriane contro quelle israeliane sulle alture del Golan. I piloti cubani di caccia MiG affrontarono persino gli aerei israeliani, mentre le unità corazzate cubane presero parte a diversi scontri terrestri.
Negli anni Settanta e Ottanta, Cuba fornì addestramento a terroristi dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina, ospitò leader palestinesi e svolse un ruolo di primo piano nella campagna diplomatica che portò all’adozione, nel 1975, della Risoluzione delle Nazioni Unite nota per equiparare il sionismo al razzismo. Oggi, Cuba continua ad essere uno dei più convinti sostenitori internazionali di Hamas, appoggiando apertamente gli attacchi del gruppo contro Israele. L’attuale cooperazione con l’Iran nell’ambito dell’acquisizione di droni rappresenta la prosecuzione, con nuovi mezzi, della storica contrapposizione dell’Avana agli Stati Uniti e allo Stato ebraico. Oggi Cuba rappresenta una persistente minaccia di natura ibrida. Dal 2021, oltre 600mila cittadini cubani hanno tentato di raggiungere o hanno di fatto raggiunto le coste statunitensi, superando sia l’esodo di Mariel del 1980 che la crisi dei balseros del 1994. Solo nel 2022, la United States customs and border protection registrò oltre 225mila incontri con cittadini cubani lungo il confine sud-occidentale degli Usa. Tali flussi migratori favoriscono il traffico di stupefacenti, lo spionaggio e, ora, anche forme di pressione legate all’impiego di droni. È anche per questo motivo che la Marina statunitense ha risposto schierando nel Mar dei Caraibi, nel maggio scorso, la portaerei USS Nimitz e il relativo gruppo d’attacco.
Per contro, Cuba dispone di 50mila militari in servizio attivo, 40mila riservisti e circa 1.145.000 membri della Milizia delle truppe territoriali. La sua Aeronautica opera con una flotta di circa 20 velivoli, caratterizzata da tassi di efficienza operativa inferiori al 50 per cento. Le forze terrestri schierano circa 200 carri armati T-55 e T-62, risalenti agli anni Sessanta e Settanta, oltre a sistemi di artiglieria e missilistici terra-aria ormai datati, sottoposti a programmi di ammodernamento da parte della Bielorussia nel 2025. Il Global firepower index colloca Cuba al 65° posto a livello mondiale, una posizione che cela una marcata obsolescenza e una minima capacità di combattimento. Secondo alcuni analisti, L’Avana è militarmente irrilevante, ma questa interpretazione è fuorviante. La combinazione tra la prossimità geografica di Cuba al territorio statunitense e l’accesso a tecnologie avanzate nel settore dei droni iraniani rappresenta un moltiplicatore strategico. Un numero limitato di droni lanciati dalla nazione caraibica potrebbe costringere gli Stati Uniti a ridistribuire risorse aeree e navali proprio nel momento in cui l’Iran e i suoi proxy mettono alla prova la determinazione americana in Medio Oriente e la Cina ne sfida l’influenza strategica nell’Indo-Pacifico.
Se gli Stati Uniti lanciassero un'offensiva contro L'Avana, la superiorità aerea e navale potrebbe essere conseguita nel giro di poche ore mediante attacchi mirati contro le difese aeree, i centri di comando e la leadership, il tutto supportato da operazioni di guerra cibernetica ed elettronica. Un blocco navale completerebbe l’isolamento, e le forze armate convenzionali cubane sarebbero destinate a non mantenere un’efficace capacità di combattimento. La dottrina del regime, denominata “Guerra de Todo el Pueblo” (“Guerra di tutto il popolo”), si baserebbe verosimilmente sull’impiego di milizie per condurre operazioni di guerriglia e combattimenti urbani al fine di aumentare i costi per gli Stati Uniti. Tale approccio potrebbe generare attriti, ma non sarebbe in grado di compensare l’inferiorità tecnologica né il progressivo aggravarsi della crisi economica cubana. Il prodotto interno lordo dell’isola si attesta a circa 108 miliardi di dollari, con un calo cumulativo superiore al 10 per cento dal 2018. L'inflazione ha raggiunto il 25 per cento nel 2024 e si è mantenuta prossima al 21 per cento nel 2025. Il deficit fiscale ha superato il 10 per cento del prodotto interno lordo, finanziato mediante la stampa di denaro, il che alimenta ulteriore instabilità. In tale contesto, i persistenti blackout, la carenza di cibo e le manifestazioni di protesta tra il 2021 e il 2024 hanno evidenziato la fragilità del controllo esercitato dal regime.
Nel marzo 2025, la Russia ha firmato un accordo di cooperazione militare con Cuba e mantiene sull’isola una struttura riconducibile ad attività di intelligence. Anche la Cina fornisce sostegno economico, e vi sarebbero sospetti di collegamenti nell’ambito dello scambio di informazioni sensibili. Entrambi i Paesi offrono aiuti limitati, come forniture di equipaggiamento e sostegno diplomatico alle Nazioni unite, proprio come fanno per l’Iran. Tuttavia, nessuno dei due è in grado di intervenire militarmente nella regione caraibica, pertanto, Cuba probabilmente dovrebbe affrontare da sola un eventuale confronto militare. I precedenti storici dimostrano come tali regimi possano essere neutralizzati. La campagna di bombardamenti del 2003 nota come “shock and awe” (“colpisci e terrorizza”) nell’ambito della guerra in Iraq compromise la struttura di comando dell’avversario attraverso attacchi di precisione in 21 giorni. L’operazione Just Cause del 1989, a Panama, portò alla rimozione di Manuel Noriega in cinque giorni. Una risposta statunitense mirata potrebbe conseguire tempi analoghi: immediata supremazia aerea e navale, neutralizzazione dei sistemi di comunicazione del regime e della rete elettrica più vulnerabile mediante capacità cibernetiche ed elettroniche, attacchi mirati alla leadership, imposizione di una quarantena navale e operazioni informative volte a evidenziare le criticità del regime e favorire eventuali defezioni. Il controllo centralizzato del regime potrebbe erodersi nell’arco di 48-72 ore.
La geografia e la schiacciante asimmetria militare conferiscono agli Stati Uniti un’iniziativa decisiva. La trasformazione di Cuba in un avamposto dell’Iran nei Caraibi crea un problema strategico autoindotto che costringe Washington a suddividere le proprie risorse tra l’area dell’Indo-Pacifico, il Medio Oriente e il proprio emisfero. Non si tratta di una minaccia esistenziale, ma di una forma di distrazione strategica a basso costo costruita da Teheran. La rimozione dell’attuale regime cubano come base avanzata dell’asse guidato dall’Iran contribuirebbe a ristabilire la deterrenza, eliminare un vettore di pressione nei pressi della Florida e ad affermare che gli Stati Uniti non intendono più tollerare l’estensione della guerra dell’Iran contro Israele nell’emisfero occidentale.
(*) Tratto dal Middle East Forum Observer
(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada
Aggiornato il 16 giugno 2026 alle ore 09:25
