L’escalation tra Israele e Iran si sarebbe conclusa. È risultata decisiva una telefonata tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Secondo quanto riferito da un funzionario israeliano, “su richiesta di Trump, Israele sta interrompendo gli attacchi contro l’Iran”. Lo stesso rappresentante ha tuttavia precisato che le operazioni sul fronte libanese proseguiranno: “I raid contro il Libano meridionale continueranno con tutta la forza nei prossimi giorni. Bombarderemo anche Dahyeh, nel sud di Beirut, se gli attacchi contro le nostre comunità e i nostri cittadini dovessero proseguire”. L’emittente saudita Al Arabiya ha riferito del colloquio telefonico tra l’inquilino della Casa Bianca e il premier israeliano. Secondo i media di Tel Aviv, la conversazione sarebbe stata motivata dall’annuncio di Teheran relativo alla cessazione delle ostilità nei confronti di Israele. Dopo il confronto con il capo della Casa Bianca, Netanyahu ha valutato la sospensione delle prossime operazioni militari previste contro obiettivi iraniani. A riportarlo è Channel 12, che cita una fonte informata.
Netanyahu, inoltre, potrebbe a breve impartire alle Forze di difesa israeliane l’ordine di cancellare i raid programmati per la serata e per la notte, operazioni che avrebbero dovuto avere una portata significativamente più ampia rispetto agli attacchi condotti finora. In mattinata, Israele ha colpito il complesso petrolchimico di Karoun, situato a Mahshahr, nel sud-ovest dell’Iran. A confermarlo è stato il vicegovernatore generale della provincia, Valiollah Hayati. L’agenzia iraniana Fars ha riferito che l’impianto, ubicato nella provincia del Khuzestan, ha riportato danni parziali, senza che al momento risultino vittime. Il portavoce delle Idf, il generale di brigata Efi Defrin, ha collegato le recenti tensioni alle azioni iraniane degli ultimi giorni. “Ciò potrebbe indicare l’incapacità degli iraniani di firmare un accordo con gli americani e, per guadagnare tempo, hanno violato il cessate il fuoco”. Nel corso di un briefing rilanciato da Ynet, Defrin ha inoltre sottolineato la cooperazione tra Israele e Stati Uniti sul piano militare: “Ci siamo coordinati con il Centcom, anche in ambito di difesa. Hanno partecipato alle intercettazioni”.
Le tensioni si sono inasprite ieri, in tarda serata, quando l’Iran ha lanciato diverse ondate di missili verso lo Stato ebraico. Le sirene d’allarme si sono attivate in Israele per la prima volta dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. Segnalazioni analoghe sono arrivate da diversi Paesi del Golfo. Il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ha reagito con toni durissimi, affermando che “Teheran deve bruciare”, mentre l’aeronautica israeliana preparava la risposta militare. Donald Trump invece ha tentato di contenere l’escalation, intervenendo pubblicamente ai microfoni di Fox News: “Avete lanciato i vostri missili, basta così”, ha dichiarato invitando Teheran a riprendere il dialogo negoziale.
Dall’altra parte, il comando militare iraniano ha accusato Israele di aver oltrepassato ogni limite con l’operazione condotta nella periferia meridionale di Beirut. “Con l’attacco a Beirut Israele ha superato tutte le linee rosse”, hanno sostenuto i vertici militari iraniani, rivendicando il successivo attacco come risposta al raid che aveva colpito appartamenti all’interno di due edifici residenziali. Fino a quel momento l’area meridionale della capitale libanese, comprese le zone considerate roccaforti delle forze sostenute da Teheran, era stata interessata soltanto da due attacchi dalla metà di aprile. Tra Iran e Israele, adesso, c’è una calma apparente. “La fase di escalation con l’Iran è terminata”, confermano da Tel Aviv. Staremo a vedere.
Aggiornato il 08 giugno 2026 alle ore 16:09
