Gli Usa valutano la ripresa dei raid in Iran

Il cessate il fuoco “non è mai stato così debole”. Con queste parole il presidente degli Stati Uniti ha descritto la tregua che (al momento) regge tra Usa e Iran. Donald Trump sta incontrando in queste ore la sua squadra per la sicurezza nazionale e gli alti vertici delle forze armate Usa per discutere le future strategie per il conflitto con Teheran, inclusa la possibilità di riprendere le azioni militari. Secondo quanto riferito dalla Cnn, il presidente americano ha convocato nelle ultime ore la squadra per la sicurezza nazionale insieme ai vertici delle forze armate per discutere le possibili strategie future nel confronto con Teheran, compresa l’eventualità di riprendere gli attacchi contro obiettivi iraniani. Tuttavia, sempre secondo l’emittente americana, difficilmente verranno prese decisioni definitive prima della partenza di Trump per la Cina, viaggio considerato cruciale anche sul piano geopolitico.

Da Teheran arrivano nuove minacce. Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione parlamentare iraniana per la sicurezza nazionale e la politica estera, ha affermato che l’Iran potrebbe spingersi fino all’arricchimento dell’uranio al 90 per cento nel caso di un nuovo attacco occidentale. “Ne discuteremo in parlamento”, ha scritto Rezaei su X. Un messaggio che riporta immediatamente l’attenzione sulla soglia nucleare: le centrali civili utilizzano infatti uranio arricchito fra il 3 e il 5 per cento, mentre per la realizzazione di ordigni atomici è generalmente necessario raggiungere il 90 per cento di purezza. Si muove per la pace, intanto, il Qatar. Il primo ministro Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ha confermato di essersi recato a Washington per sostenere gli sforzi internazionali finalizzati a fermare il conflitto e a consolidare la tregua tra Iran e Stati Uniti. Nelle stesse ore Islamabad è intervenuta per smentire le indiscrezioni circolate sulla presenza di velivoli iraniani in Pakistan. “gli aerei iraniani attualmente parcheggiati in Pakistan sono arrivati durante il periodo di cessate il fuoco e non hanno alcun collegamento con alcuna emergenza militare o accordo di conservazione”, si legge nella nota ufficiale del ministero degli Esteri pakistano. “Le affermazioni che suggeriscono il contrario sono speculative, fuorvianti e completamente avulse dal contesto fattuale”.

La ripresa dei combattimenti non è mai stata così vicina. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha assicurato che la Repubblica islamica è pronta “a qualsiasi scenario. Chiunque osi mettere piede sul suolo iraniano subirà gravi danni”, ha avvertito. Secondo l’agenzia Irna, Baghaei ha inoltre annunciato che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi parteciperà in India al prossimo vertice dei ministri degli Esteri dei Brics. “Teheran attende con interesse gli incontri bilaterali con gli altri ministri presenti al vertice, incluso il ministro degli Esteri indiano, in quanto Paese amico”, ha aggiunto il portavoce. Mohammad Akbarzadeh, alto ufficiale della Marina delle Guardie rivoluzionarie, ha dichiarato che “l’Iran ha esteso la definizione dello stretto di Hormuz fino a considerarlo una vasta area operativa, ben più ampia rispetto a prima della guerra”. Secondo l’ufficiale iraniano, l’area strategica si estenderebbe ora dalla città di Jask, a est, fino all’isola di Siri, a ovest. Akbarzadeh ha aggiunto che “lo stretto non è più considerato un tratto angusto, perché la sua portata e importanza militare sono state notevolmente ampliate”. Le agenzie di stampa iraniane Fars e Tasnim sostengono inoltre che la larghezza dell’area operativa di Hormuz, in precedenza stimata fra le 20 e le 30 miglia, si sarebbe estesa fino a 200-300 miglia, formando una sorta di “mezzalunastrategica sotto controllo iraniano.

Aggiornato il 12 maggio 2026 alle ore 16:04