Generazioni Liberali

Nella diciottesima puntata di Generazioni Liberali siamo partiti dalla conferenza stampa con cui Marco Rubio ha sostituito Karoline Leavitt alla Casa Bianca, momentaneamente lontana dal podio perché in attesa di dare alla luce il suo primo figlio. Rubio ha mostrato una padronanza d’eloquio e una conoscenza dei dossier internazionali tale da rafforzare l’impressione che il Partito repubblicano abbia già individuato il profilo su cui puntare per il 2028. Dopo essere stato senatore per la Florida, candidato presidenziale, segretario di Stato, DJ in una cerimonia di nozze e portavoce improvvisato dell’amministrazione Trump, manca soltanto un incarico: quello di quarantottesimo presidente degli Stati Uniti.

L’operazione Project Freedom nello Stretto di Hormuz, la pressione economica contro Teheran, il rifiuto di qualsiasi cedimento sul nucleare iraniano, la persecuzione delle minoranze cristiane in Siria, Nigeria e Cina, il fallimento organico del comunismo cubano: Rubio ha condensato in maniera estremamente efficace la strategia della politica estera trumpiana. E ha chiuso il punto stampa con un elogio dell’American Dream che rievoca l’ottimismo di Ronald Reagan.

Abbiamo poi commentato le primarie repubblicane in Indiana, dove la base MAGA ha regolato i conti con diversi senatori “ribelli” colpevoli di aver ostacolato il redistricting favorevole al Gop. In Ohio, intanto, Vivek Ramaswamy ha travolto Casey Putsch, il candidato vicino alla galassia tuckeriana e alla cosiddetta “Woke Reich”. Del resto, gli elettori del Buckeye State non sembrano essersi fidati di chi ha un cognome così… inquietante. Il risultato conferma come il Partito repubblicano sia una creatura nelle mani di Trump: i conservatori sostengono in massa il Presidente e sono sempre meno disposti a indulgere nelle fascinazioni del cospirazionismo antisemita.

Aggiornato il 07 maggio 2026 alle ore 17:00