Cineserie

Una sghemba ellittica, nella geografia politica del globo terrestre è, indubbiamente, il Mar Cinese, cioè lambente la Cina. Essa ruota attorno a Taiwan. Si tratta di un insieme di arcipelaghi formato da un’isola centrale, Formosa, e dai laterali arcipelaghi di Penghu, Kinmen e Matsu. Su di essi insiste la Repubblica di Cina. Essa, ufficialmente, avrebbe come capitale Nanchino, ma le sue istituzioni si sono arroccate su Formosa. Infatti, il continente cinese venne occupato dai comunisti. Tuttavia la sua costituzione rivendica anche la sovranità sulla Cina continentale, su Tuva e sulla Mongolia Esterna. Nel 1912, per il declino della dinastia Qing, la Repubblica di Cina subentrò alle antiche istituzioni imperiali, per opera del Kuomintang, capeggiato da Sun Yat-sen, e dell’Esercito rivoluzionario nazionale. La cosa ebbe delle vicende complesse, signori della guerra, ma qui si deve semplificare. Poi, contatti tra Beppone Stalin ed i bolscevichi cinesi determinarono, nel 1921, la fondazione, a Shanghai, del Partito comunista cinese. Dopo si ebbe la dipartita da questo mondo di Sun Yat-sen e l’ascesa di Chiang Kai-shek, un membro del Kuomintang.

Egli auspicò la nascita di uno Stato liberal-capitalista. I comunisti cinesi, sotto la guida di Mao Zedong (nella foto), con una lunga guerriglia, costrinsero, alla fine, le istituzioni della Repubblica di Cina, guidate da Chiang Kai-shek, a rifugiarsi a Taiwan, il 1° ottobre 1949. Il Kuomintang governò la Repubblica di Cina fino all’alba del XXI secolo. La legge marziale venne comunque ritirata dal figlio e successore di Chiang Kai-shek, Chiang Ching-kuo, negli anni ottanta. Nel 2000 Chen Shui-bian vinse le elezioni presidenziali, con la proposta di redigere una nuova costituzione, in cui risaltasse il carattere sovrano di Taiwan. Si è allora affermato un Partito democratico taiwanese, di carattere liberale, deciso a resistere ad oltranza ai comunisti cinesi. Il Kuomintang, erede dei nazionalisti di Chiang Kai-shek, il combattente storico contro i comunisti cinesi, è all’opposizione, ma mantiene una solida rappresentanza parlamentare.

Questo partito è da sempre, dal suo punto di vista, comunque, “per una sola Cina”. Infatti rivendica la Sovranità della Repubblica di Cina su tutta la Cina continentale, Tuva e la Mongolia esterna. A questo punto vale la pena riferire come nella Cina continentale sia attiva una sinistra rivoluzionaria del Kuomintang, nata da una scissione nel 1948. Questa è membro del Fronte unito, alleato del Partito comunista cinese. Sfruttando questa connessione, Ma Ying-jeou, a capo del Kuomintang nella Repubblica di Cina dal 2008, intesse approfonditi contatti con il governo comunista di Pechino, con l’intenzione di portare a una riunificazione. Non deve affatto meravigliare se, sul finire della settimana scorsa, chi vanta l’eredità morale e politica di Chiang Kai-shek si sia recata nella Cina continentale, accolta da importanti quadri comunisti, in uno sventolio di bandiera della Repubblica di Cina accostate a quelle della Cina cosiddetta popolare. Del resto lo stesso figlio di Chiang Kai-shek, ormai da decenni, vi si recava, non per politica ma per commercio. Nella distrazione generale, tra Ucraina e Medio Oriente, penso che questa sia l’unica testata a portare attenzione alla cosa.

Di certo, i Democratici taiwanesi vi si oppongono strenuamente, capo dello Stato in testa. Essi hanno in mente i diritti di libertà e la fine fatta a Hong Kong, abbandonata dai britannici, sotto promessa di una loro garanzia entro una regione amministrativa propria. Si ricordi come i comunisti cinesi usino fare, ad esempio, processi pubblicitari negli stadi, senza appello. Il condannato a morte viene fucilato in pubblico, con un colpo di pistola alla nuca. Quando, in occasione delle olimpiadi di Pechino, venne promesso al Comitato olimpico internazionale di tutelare di più i diritti umani, e qualcuno protestò per l’inosservanza dell’impegno preso, venne loro risposto che la promessa era stata mantenuta: il costo della pallottola prima venne messo a carico della famiglia del esecutato, dopo lo Stato se ne assunse l’onere. Ottenere una Cina unita e libera si potrebbe ottenere, forse, ad una sola condizione: che i comunisti facessero un passo indietro e garantissero l’elezione di un’assemblea rappresentativa nazionale dove potessero gareggiare alla deputazione più partiti, in modo assolutamente libero.

Aggiornato il 13 aprile 2026 alle ore 10:39