Massima allerta per la capitale pakistana. Islamabad si blinda in vista degli importanti colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran. Le forze dell’ordine hanno dispiegato oltre 10mila agenti e imposto restrizioni alla circolazione in tutta la città. Il piano di sicurezza, strutturato su più livelli e coordinato dall’esercito, coinvolge Pakistan rangers, polizia e unità paramilitari con l’obiettivo di garantire la protezione delle delegazioni internazionali. Nel dettaglio, sono stati dispiegati circa 6.000 agenti della polizia della capitale, 3.000 della polizia del Punjab e centinaia di agenti della polizia di frontiera, affiancati da reparti dell’esercito e dalla polizia stradale. Le autorità hanno chiuso tutti gli accessi alla cosiddetta “zona rossa” della capitale, il perimetro ad alta sicurezza che ospita i principali edifici governativi e diplomatici. Solo un varco resta operativo ed è riservato esclusivamente al personale autorizzato. Per le delegazioni in arrivo è stato predisposto un sistema di trasferimento dedicato dall’aeroporto, regolato dal protocollo di sicurezza denominato “libro blu”, che prevede controlli e scorte rafforzate. Unità di pronto intervento sono state distribuite nei punti strategici della città e lungo le colline di Margalla, mentre il traffico urbano è stato pesantemente limitato: numerose arterie principali sono state chiuse o deviate durante gli spostamenti delle delegazioni. Le autorità locali sottolineano che l’intero dispositivo è stato concepito per garantire la massima sicurezza nel corso degli incontri diplomatici.
Nel frattempo la “delegazione iraniana è arrivata giovedì sera nella capitale pakistana per colloqui volti a risolvere il conflitto con gli Stati Uniti”. Lo hanno ammesso “persone a conoscenza della questione” al Wall street journal. Secondo le stesse fonti, la delegazione sarebbe guidata dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e dal presidente del Parlamento, Mohammad-Bagher Ghalibaf. Da Teheran, tuttavia, arrivano versioni differenti. Secondo il Guardian, l’agenzia semi-ufficiale Tasnim ha definito la notizia dell’arrivo di funzionari iraniani per negoziare con Washington “completamente falsa”. Analoghe smentite sono state diffuse anche da altri media statali iraniani. Il governo pakistano ha anche predisposto un sistema straordinario per facilitare l’ingresso dei partecipanti agli Islamabad Talks 2026. In base a una nota ufficiale, i delegati – compresi i giornalisti – potranno ottenere il visto direttamente all’arrivo nel Paese. Il vice primo ministro Ishaq Dar ha spiegato in un messaggio pubblicato su X che tutti i partecipanti diretti agli incontri potranno imbarcarsi sui voli per il Pakistan anche senza visto preventivo. I documenti di ingresso saranno rilasciati direttamente negli aeroporti designati dalle autorità di immigrazione. Il Ministero dell’Interno ha ordinato alle compagnie aeree di consentire l’imbarco ai viaggiatori idonei. L’organizzazione logistica del summit coinvolge anche il Ministero degli Affari esteri e quello della Difesa, incaricati di fornire il supporto operativo necessario.
Anche Donald Trump è entrato in clima colloqui. Per il commander-in-chief Teheran “sta gestendo in modo pessimo, disonorevole direbbero alcuni, il transito del petrolio attraverso lo stretto di Hormuz”, come si legge su un post su Truth. “Questo non è l’accordo che abbiamo”, ha ribadito Trump. Secondo il vicepresidente del Parlamento iraniano Mahmoud Nabavian, una delle condizioni poste da Mojtaba Khamenei per l’avvio dei negoziati sarebbe stata la guida delle trattative affidata al presidente del Parlamento. Almeno così scrive Iran International. Nabavian ha dichiarato: “Le nostre condizioni sono state comunicate alla parte pakistana, e ci hanno detto che Trump le ha accettate”, aggiungendo che la decisione di un cessate il fuoco e dell’avvio dei colloqui sarebbe stata presa direttamente dalla leadership iraniana.
Aggiornato il 10 aprile 2026 alle ore 13:43
