Israele non molla sul Libano, la tregua vacilla

Bombardamenti a tappeto su tutto il Paese. Israele ha attaccato il Libano con una veemenza mai vista prima nel 2026. Esplosioni sono state registrate in aree ad alta densità della capitale, Beirut, e di altre città principali. Sarebbero almeno 182 i morti e 890 i feriti, secondo il Ministero della Salute libanese. Almeno altre 10 le vittime cadute nei raid di stamattina delle Forze di difesa israeliane. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha annunciato oggi un giorno di lutto nazionale. Nonostante tutto, la delegazione iraniana dovrebbe raggiungere oggi Islamabad. L’ambasciatore in Pakistan, Reza Amiri Moghadam, ha scritto un post su X dove affermava che i colloqui si faranno, salvo poi cancellarlo. Stati Uniti e Iran si impegneranno in “colloqui seri basati sui 10 punti proposti dall’Iran”, aveva scritto Amiri Moghadam sul social. L’Onu ha dichiarato di condannare “fermamente gli attacchi di Israele in tutto il Libano, che hanno provocato numerose vittime civili”. Secondo il Pakistan l’accordo di tregua di due settimane comprende anche il Libano, il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu sostengono invece che non sia così. Hezbollah, in risposta, ha dichiarato di aver lanciato razzi contro Israele. Lo riporta Afp. I terroristi libanesi hanno preso di mira il kibbutz israeliano di Manara, vicino al confine con il Libano, “con un lancio di razzi” nelle prime ore del giorno.

L’Iran ha annunciato la creazione di due rotte alternative per le navi che intendono attraversare lo stretto di Hormuz, a causa della possibile presenza di mine. Lo ha scritto l’Afp citando media iraniani. L’autorità portuale ha invitato le imbarcazioni a non transitare nello stretto senza un coordinamento preventivo con il Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica (Irgc). L’avviso riguarda i rischi rappresentati dalle mine lungo questa fondamentale rotta energetica mondiale. L’allerta è stata rilanciata dai media statali, tra cui l’emittente pubblica Irib. In precedenza l’agenzia Fars aveva riferito che la Repubblica islamica aveva sospeso il transito nello stretto. “Al fine di proteggersi da possibili collisioni con mine, in coordinamento con la Marina delle Guardie rivoluzionarie, fino a nuovo avviso, (le navi) devono seguire rotte alternative per il traffico nello stretto di Hormuz”, ha riferito l’agenzia Mehr. Una mappa marittima indica percorsi a sud e a nord dell’isola di Larak.

Sul tema è intervenuto anche il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh, intervistato dal programma Today della Bbc. L’Iran “garantirà la sicurezza del passaggio sicuro” attraverso lo stretto di Hormuz, definito una via marittima rimasta “aperta per millenni” fino allo scoppio della guerra tra Stati Uniti e Iran. Il viceministro ha però precisato che la riapertura completa potrà avvenire solo “dopo che gli Stati Uniti avranno effettivamente ritirato questa aggressione”. Khatibzadeh ha aggiunto che Teheran rispetterà “le norme e il diritto internazionale”, sottolineando però che lo stretto non si trova in acque internazionali e che il passaggio sicuro dipende dalla “buona volontà di Iran e Oman”. Nel corso dell’intervista il conduttore Nick Robinson ha chiesto se il passaggio sicuro significhi che l’Iran non “imporrà una tassa per ogni nave che lo attraversa, né minaccerà di farlo saltare in aria”. In risposta, il ministro ha ribadito che Teheran vuole che lo Stretto resti “pacifico”, ma ha avvertito che la sicurezza del passaggio deve essere un impegno reciproco e che l’Iran non accetterà che il Golfo venga “utilizzato impropriamente da navi da guerra”.

Aggiornato il 09 aprile 2026 alle ore 10:55