Iran, Usa: completeremo la missione “rapidamente”

Gli Usa devono completare la missione in Iran. “I nostri obiettivi strategici sono vicini all’essere completati”, ha affermato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Siamo sul punto di mettere fine alla minaccia dell’Iran contro l’America”, ha aggiunto il commander-in-chief, invitando gli statunitensi a ritenere la guerra un “investimento” nel futuro dei loro figli. Di contro, l’esercito di Teheran ha promesso “attacchi devastanti” agli Stati Uniti e Israele, dopo le dichiarazioni del tycoon. The Donald, stanotte, aveva affermato di essere “sulla buona strada per completare i nostri obiettivi militari. Nelle prossime due-tre settimane colpiremo l’Iran con forza e lo riporteremo all’età della pietra”. Il comando militare iraniano Khatam Al-Anbiya ha ribadito: “Se Dio vuole, questa guerra vi porterà umiliazione, sconfitta, rimpianti e capitolazione”. La dichiarazione, citata da Mehr, è arrivata in risposta alle ultime affermazioni del presidente.

Anche il ministero degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha ribadito la volontà di proseguire il confronto militare. “Siamo determinati a continuare la nostra difesa contro l’aggressione statunitense-israeliana, finché questa guerra illegale continuerà”, ha dichiarato il portavoce della diplomazia iraniana Esmaeil Baghaei, citato dall’agenzia Islamic republic news agency (Irna). Baghaei ha poi aggiunto: “L’Iran non sopporterà il circolo vizioso di guerra-negoziati-cessate il fuoco, per poi ripetere lo stesso schema. Questo è catastrofico non solo per l’Iran, ma per l’intera regione e oltre”. Nel frattempo, Araghchi ha ribadito che “lo stretto di Hormuz è chiuso alle navi delle parti coinvolte nell’aggressione militare contro l’Iran, in base al diritto internazionale, per impedire agli aggressori di abusare della via navigabile per sferrare attacchi illegali contro l’Iran”. E ancora: “Nel frattempo, il transito delle navi appartenenti ad altri Paesi avviene in coordinamento con le rispettive autorità iraniane”. Secondo quanto riferito dall’agenzia Irna, Araghchi ha pronunciato queste parole nel corso di una conversazione telefonica con il suo omologo vietnamita Le Hoai Trung, durante la quale Hanoi avrebbe espresso forte preoccupazione per l’impatto regionale del conflitto e per le possibili conseguenze sul commercio internazionale.

Parallelamente al fronte militare, negli Stati Uniti si muove anche il quadro politico interno. Nelle ultime settimane Trump avrebbe chiesto ai propri consiglieri se valutare la sostituzione della direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard. A riferirlo è il quotidiano britannico The Guardian, secondo cui il presidente si sarebbe mostrato irritato per la gestione di alcune dinamiche interne all’apparato di sicurezza e per la difesa pubblica da parte di Gabbard del suo ex vice, dimessosi in dissenso con la linea interventista contro l’Iran. Al momento non sarebbe stato individuato un possibile successore e diversi consiglieri avrebbero messo in guardia la Casa Bianca dal procedere con una rimozione senza avere già pronto un nuovo candidato, scenario che potrebbe aprire un ulteriore fronte politico a Washington. Negli ambienti dell’amministrazione si era inoltre parlato, nelle scorse settimane, della possibilità di sostituire la ministra della Giustizia Pam Bondi con il capo dell’agenzia federale per la protezione ambientale Lee Zeldin. A riportarlo è stato il New York Times, secondo cui Trump avrebbe criticato la scarsa incisività comunicativa della ministra e l’insufficiente aggressività del United States Department of Justice nei confronti dei suoi avversari politici. Bondi, a lungo sostenuta dall’ala repubblicana vicina al tycoon, è finita sotto pressione anche per le polemiche legate al caso Jeffrey Epstein. Proprio la gestione del dossier Epstein ha attirato nuove accuse da parte di settori del Partito Repubblicano, che contestano alla ministra presunti tentativi di insabbiamento.

Aggiornato il 02 aprile 2026 alle ore 16:25