Che cosa si può dire agli attuali timonieri del mondo? Quello che nel 1970 disse alla base-terra con estremo tatto ed educazione il comandante della navicella spaziale Apollo 13: “Houston, abbiamo un problema”. E quale sarebbe, nel nostro caso? Non riusciamo a vedere i confini terrestri tra i grandi imperi rinascenti. E questo del “blurring” (“smarginamento” del perimetro) è una cosa serissima, per cui l’interrogazione da parte del mondo intero ai neo imperatori (la cui unità di misura è il diritto della forza, e non più il viceversa) è la seguente: “Quale ritenete sia, secondo ciascuno di voi, il giardino di casa vostra?”. Qualcuno, come l’America trumpiana, ha già risposto: la sfera di influenza che gli Usa si sono auto-assegnati è l’emisfero occidentale. Ecco, almeno una definizione di limite e di confine imperiale l’abbiamo acquisita. Prendiamo ora in esame la Cina: fin dove si intende esteso il nuovo impero celeste della “Guida Suprema” Xi Jinping? Oltre a Taiwan, tutti gli Stan-States più l’Indocina? O, molto più pericolosamente, la partita tra Russia, Cina e India comprende la leadership indiscussa della nebulosa statuale dei Brics+? Prendiamo la Russia di Vladimir Putin: quali sarebbero i nuovi confini che debbono separare l’Eurasia dall’Europa Occidentale nelle mappe segrete del Cremlino? Quelli della defunta Urss? E da ristabilire come? Con una guerra infinita, dopo che l’Ucraina ha definitivamente messo fine ai sogni napoleonici della rapida riconquista militare?
Se Mosca volesse rivendicare come sua la sfera di influenza che ricomprende l’Europa dell’Est di epoca sovietica, come farebbe a ottenere il ritorno forzato nella Russia zarista di Polonia, Ungheria, ex Cecoslovacchia, Bulgaria e Romania, oltre a Ucraina, Bielorussia e Stati Baltici, che nemmeno un’armata di milioni di uomini oggi potrebbe immaginare di riconquistare? E questo perché gli aggrediti, stando comodamente seduti dietro una postazione informatizzata, potrebbero utilizzare solo droni e Intelligenza artificiale per arrestare qualunque tipo di invasione con gli ormai inutili mezzi corazzati e truppe di terra. E la questione imperiale si fa addirittura esplosiva per quanto riguarda il Medio Oriente! Lì, quale sarebbe l’impero da ricostruire? L’ottomano, il persiano, l’arabo dei califfi? E Israele, la vera minuscola iperpotenza militare regionale, come si ricollegherebbe in questo grande gioco mediorientale? Certo, se Tel Aviv capisse rapidamente che l’unica via d’uscita dall’odio generazionale eterno è una Federazione unica di Palestina, in cui i due popoli del libro abbiano gli stessi diritti e doveri all’interno di una nazione sola, allora il vero gigantesco impero assoluto dell’energia planetaria coinciderebbe con una specie di grande alleanza all’interno di Accordi di Abramo per la mutua assistenza, tutelati da una sorta di articolo 5 del Trattato Nato per tutta quell’area, Libano e Siria “compresi”! Quello che non è assolutamente chiaro nella nuova guerra israelo-americana contro l’Iran è proprio questo: quale sarebbe lo spazio persiano da riconoscere come autonomo alla fine delle ostilità? Quello che ricomprende Iraq e Siria, sulla base dello sciismo che, però è del tutto minoritario, tranne che in Iran?
E come risolveranno al loro interno i rinascenti imperi le feroci divisioni interetniche, se non con il ricorso alla forza, non volendo riconoscere un “regno delle autonomie” basato sugli equilibri del rispetto del diritto? Del resto, non si vede, oggi come domani, come possa fare un impero che viene da fuori a mettere ordine al caos interno di altri imperi in via di formazione o di implosione. E nemmeno è possibile, ormai da tempo, che i confini degli Imperi in via di consolidamento nel mondo possano essere sigillati da altrettante cortine di ferro, quando già una tecnologia totalizzante ha fatto dell’intera superficie terrestre un web globale di connessioni e consumi omologati. Infatti, oggi il vero impero planetario è quello denominabile come “Zero-Uno”, in cui l’inviluppo di meridiani e paralleli è in pratica senza limiti, coprendo ogni metro quadrato della superficie terrestre, senza che nessuno possa mai toccare con mano le sue catene digitali invisibili, che tengono intrappolata l’intera umanità. Basta solo pensare a quanto sono lunghe e forti quelle sue catene, che nessuno può immaginare di spezzare oscurando Internet e i satelliti, perché miliardi di persone a quel punto si ribellerebbero, in quanto drogati “duri” dall’Algoworld, o tirannia degli algoritmi, che crea ubiquitariamente dipendenza e sudditanza in ogni fascia sociale, indipendentemente dal reddito posseduto, dall’ideologia, dalla razza e dalla religione. Oggi, il ricco e il povero sono seduti sullo stesso barile di polvere, pronto a esplodere in ogni istante, grazie a miliardi di micro conflitti individuali potenziali, resi possibili dall’accesso ubiquitario agli onnipotenti social network. Per il resto, al di sotto di Zero-Uno c’è solo la vecchia concezione sub-imperiale, ingessata all’interno di un perimetro fisico limitato, in cui un insieme vasto di cittadini ne fa parte volontariamente, o è costretto ad appartenervi con la paura e la forza, condividendone nel bene e nel male la lingua, gli spazi e le risorse comuni, ma senza troppe illusioni (o nessuna) di vera uguaglianza.
Purtroppo, questa accezione datata appartiene senza alcun dubbio all’orizzonte ultracorto degli attuali autocrati-imperatori in pectore, che sfoggiano le loro matite rossoblù a punta larga giocando a fare (pericolosamente!) i Sykes-Picot del XXI secolo. Onde per cui passano il loro tempo a tracciare mentalmente confini e nazioni solo sulla carta, dato che in genere queste folli operazioni non hanno alcun riscontro nella vita delle genti che quei territori storicamente li abitano e li vivificano. Quindi, la vera risposta da dare è alla seguente domanda: “Che cosa si intende con Nuovo ordine mondiale, e chi dovrebbe fare da amministratore e mediatore unico degli inevitabili conflitti?”. Certo, una Onu degli Imperi sarebbe qualcosa di “ultracorto” e ultrapotente, una volta tolto il potere di veto, dato che, a questo punto, gli attori protagonisti sarebbero tutti quantomeno alla pari come risorse umane, materiali, militari, economiche e di popolazione. Del resto, oggi l’informazione globale viaggia troppo veloce e annulla qualsiasi distanza, in modo tale da impedire agli imperi di chiudersi in se stessi, accontentandosi delle ridotte catene di valore autoctone. Perché, poi, nessuno di loro sa veramente che cosa ci sia da dare ai rispettivi sudditi imperiali in cambio di questa chiusura dei confini. Di certo, le promesse (sempre un po’ false) di pace, libertà, prosperità, distribuite nelle varie miscele, in base alle residue sovranità nazionali all’interno dei comuni perimetri imperiali, non basteranno per tenere fuori il resto del mondo, impedendo a chiunque il sogno di andare dove si immagina di poter vivere meglio. Prendendo esempio dalla storia passata, non resta quindi che la speranza di una organizzazione plurale, sul modello delle cento città autonome e ideali, riunite nella immensa tela di ragno dell’Impero Zero-Uno.
Aggiornato il 09 marzo 2026 alle ore 10:11
