Mosca perde Starlink e blocca Telegram

L’esercito russo impegnato nella guerra contro l’Ucraina si trova davanti a un problema che racconta molto della natura dei conflitti contemporanei: una crisi delle comunicazioni che intreccia tecnologia, geopolitica e controllo politico interno. Negli ultimi mesi diversi fattori hanno iniziato a sovrapporsi: la limitazione dell’accesso ai satelliti Starlink usati illegalmente da alcune unità russe, la difficoltà di Mosca nel trovare alternative tecniche altrettanto efficaci e, sullo sfondo, l’inasprimento del controllo statale sull’infrastruttura di Internet nella Federazione Russa. Il risultato è una situazione in cui molte unità sul campo si ritrovano improvvisamente con meno strumenti per coordinarsi, con effetti che possono incidere direttamente sull’andamento delle operazioni militari. Le difficoltà sono emerse con particolare evidenza all’inizio di febbraio, quando Elon Musk ha deciso di introdurre restrizioni più severe sull’uso non autorizzato della rete satellitare Starlink, gestita da SpaceX. La misura è arrivata dopo colloqui con le autorità ucraine e ha comportato la disattivazione di numerosi terminali che nel frattempo erano finiti nelle mani delle truppe russe nei territori occupati. Fin dall’inizio dell’invasione su larga scala del 2022, Starlink si era rivelato uno strumento decisivo per le comunicazioni militari di Kyiv.

Con il passare del tempo, tuttavia, anche l’esercito russo era riuscito a procurarsi migliaia di terminali attraverso canali indiretti, integrandoli nella propria rete di comando e controllo sul campo. La perdita improvvisa di questa infrastruttura ha avuto effetti immediati. Secondo fonti ucraine, nelle settimane successive alla restrizione dei terminali si è registrato un calo significativo dei bombardamenti russi e degli attacchi con droni lungo diverse sezioni della linea del fronte. In un episodio riportato nel settore di Zaporizhzhia, il malfunzionamento di un terminale avrebbe perfino provocato un incidente di fuoco amico costato la vita a dodici soldati russi. Al di là dei singoli episodi, il dato più rilevante è che la riduzione della connettività rende molto più difficile coordinare operazioni complesse, soprattutto quando si tratta di sincronizzare unità disperse su un fronte estremamente esteso. Kyiv avrebbe cercato di sfruttare questa finestra di vulnerabilità. Nei cinque giorni successivi alla perdita dell’accesso ai terminali Starlink da parte delle truppe russe, le forze ucraine hanno riconquistato oltre duecento chilometri quadrati di territorio, una superficie che secondo alcune stime equivale ai guadagni ottenuti dall’esercito russo durante l’intero mese di dicembre. Restano discussioni sull’effettiva estensione delle aree precedentemente controllate da Mosca, ma molti analisti ritengono che la crisi delle comunicazioni abbia contribuito a creare condizioni favorevoli alle avanzate ucraine. Il problema per la Russia è che non esiste un sostituto immediato all’altezza.

Il sistema satellitare nazionale gestito da Gazprom Space Systems è stato impiegato solo in misura limitata nel corso della guerra e viene generalmente considerato molto meno affidabile rispetto alla rete Starlink. Di fronte a questo vuoto tecnologico, alcune unità russe stanno cercando soluzioni improvvisate per ristabilire la connettività, mentre le autorità ucraine sostengono che Mosca potrebbe tentare di aggirare le restrizioni registrando nuovi terminali attraverso intermediari civili o altre modalità indirette. La vicenda ha alimentato polemiche anche all’interno della Russia. Numerosi commentatori hanno criticato il fatto che l’esercito abbia finito per dipendere, almeno in parte, da una tecnologia controllata da una società americana. Per alcuni si tratta di una vulnerabilità strategica evidente, per altri di un simbolo delle difficoltà strutturali del paese nel competere con l’ecosistema tecnologico occidentale, soprattutto nei settori digitali più avanzati. A complicare ulteriormente il quadro c’è la politica interna del Cremlino sul controllo dell’informazione. Dall’inizio della guerra le autorità russe hanno introdotto frequenti blackout del traffico Internet mobile e nuove norme che consentono allo Stato di limitare la connettività in maniera molto più ampia.

Una legge firmata recentemente da Vladimir Putin estende i poteri degli apparati di sicurezza, autorizzandoli a intervenire direttamente sulle infrastrutture di rete e di fatto rafforzando la capacità dello Stato di isolare parti del paese dal flusso globale di informazioni. Questo irrigidimento risponde probabilmente a logiche politiche oltre che militari. Alcuni osservatori ritengono che il Cremlino stia dando priorità alla stabilità interna rispetto all’efficienza operativa dell’esercito. La prospettiva di nuove mobilitazioni o il timore di tensioni sociali legate alle difficoltà economiche potrebbe spingere le autorità a rafforzare il controllo sull’informazione, anche se ciò comporta ulteriori complicazioni per le operazioni sul fronte ucraino. La vicenda ricorda, in definitiva, che la guerra contemporanea è sempre più una questione di infrastrutture invisibili: satelliti, reti digitali, sistemi di trasmissione dei dati. Nel conflitto tra Russia e Ucraina, la capacità di connettere soldati, droni, sistemi d’arma e centri di comando è diventata una componente decisiva della potenza militare. E la dipendenza da tecnologie sviluppate e controllate altrove può trasformarsi rapidamente in una debolezza strategica.

(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza

Aggiornato il 06 marzo 2026 alle ore 12:27