Trump vede Bibi e Israele entra nel Board of peace

Gli incontri importanti si conducono a porte chiuse. Perfino una delle presidenze più aperta alla stampa, quella di Donald Trump, sa quando bisogna parlare nel silenzio. Alla Casa Bianca il dossier iraniano resta il vero convitato di pietra, nell’incontro fra Benjamin Netanyahu e il commander-in-chief Usa. Poco prima, il premier israeliano ha firmato, alla presenza del segretario di Stato Marco Rubio, la sua adesione come membro al “Consiglio supremo per la pace”. A renderlo noto è stato l’ufficio dello stesso Netanyahu. Il primo ministro ha incontrato Rubio alla Blair House di Washington, in un clima che ufficialmente si richiama alla pace ma che, nei fatti, resta dominato dalle tensioni regionali. Dura è stata la reazione dei terroristi di Hamas. Osama Hamdan, alto funzionario degli islamisti, ha commentato all’emittente televisiva qatariota al Jazeera la decisione del premier israeliano sul Board of peace. “Si tratta della farsa del secolo”, ha detto, precisando inoltre che “dai mediatori non è giunta alcuna bozza o proposta ufficiale in merito alle armi”. Lo riporta Ynet. Parole che segnano subito la distanza tra le narrative e che riportano il confronto sul terreno della guerra in pausa.

Il faccia a faccia tra Netanyahu e Trump – il sesto da quando il tycoon è tornato alla Casa Bianca – si è svolto a porte chiuse, senza conferenza stampa finale. Un segnale che racconta la delicatezza del momento, mentre gli Stati Uniti hanno deciso di aumentare la loro presenza militare nella regione. Per Bibi e The Donald è stata un’occasione per fare il punto sui negoziati con Teheran, in una fase che alterna aperture e minacce. “È stato un incontro molto buono. Non c’è stato niente di definitivo, se non che ho insistito che i negoziati con l’Iran continuano per vedere se si può trovare un accordo”, ha riferito il presidente americano al termine del colloquio, ricordando come “l’‘ultima volta l’Iran ha deciso che era meglio non concludere un’intesa, ed è stato colpito dal Midnight Hammer. Non è andata bene per loro. Speriamo che questa volta siano più ragionevoli e responsabili”. La linea israeliana resta invariata: l’Iran rappresenta una minaccia esistenziale e l’influenza di Teheran nella regione va contenuta a ogni costo. Secondo indiscrezioni, Netanyahu sarebbe arrivato a Washington con un dossier volto a dimostrare che il regime iraniano starebbe ingannando gli Stati Uniti, continuando la repressione interna e rifiutando fin dall’inizio di discutere questioni non strettamente nucleari ai tavoli negoziali.

Prima dell’incontro con Trump, il premier israeliano ha avuto un colloquio con l’inviato speciale Steve Witkoff e con Jared Kushner, genero del presidente Usa, per un aggiornamento sul primo round delle trattative tenutesi venerdì scorso in Oman. Un passaggio che conferma come il canale diplomatico resti aperto, ma costantemente esposto a scosse. Il clima si è ulteriormente surriscaldato alla vigilia del vertice con le parole di Ali Shamkhani, rappresentante della Guida suprema Ali Khamenei presso il Consiglio di difesa nazionale, che ha avvertito Stati Uniti e Israele: le capacità missilistiche di Teheran non sono merce di scambio.

Aggiornato il 12 febbraio 2026 alle ore 15:35