Idraulico a chi? La stampa francese ha un problema: la concorrenza dell’Est. Ufficialmente è un trionfo. In realtà, è un nuovo allarme per la competitività di Parigi. La crescita al 3,6 per cento ha permesso al suo prodotto interno lordo di superare la soglia economica dei 1000 miliardi di dollari. La Polonia, che non aderisce all’eurozona, è ora tra le prime 20 potenze economiche mondiali. Perché? Se la Cina è (ancora) la fabbrica del mondo, la Polonia è sempre più la fabbrica d’Europa. E anche uno dei giganti del settore bellico del continente.
La sola industria rappresenta il 25 per cento dell’economia. In alcuni settori, rileva il sito economico transalpino Bfmtv Business, il confronto con la Francia fa impallidire: la quota del settore manifatturiero sul Pil è del 18 per cento, mentre nell’Esagono si ferma al 9,5, poco più della metà. Il suo Pil pro-capite è più che triplicato in 2 decenni, e potrebbe superare quello della Francia in 10 anni, osservano preoccupatissimi i media d’Oltralpe, citando i numeri dell’Ocse. I cantieri edili di Varsavia, Danzica e Katowice sono in piena espansione, e le esportazioni delle piccole e medie imprese non conoscono crisi.
A qualcuno è ritornata in mente la strana, e all’epoca oggetto di derisione, frase di Lech Walesa, che si lascio scappare che “la Polonia sarà il nuovo Giappone”. Quaranta anni dopo, la “profezia”, si è avverata: il Pil pro capite della Polonia, a parità di potere d’acquisto, ha superato quello del Giappone. Il che sta invertendo la tendenza di un Paese che non è più di emigrazione.
Ogni anno, secondo i dati, 100mila polacchi rientrano in patria, con titoli di studio superiori, ottenuti magari all’estero ma che ora verranno “investiti” nell’economia nazionale. E anche chi si è preso un diploma in Polonia ed è poi subito emigrato per guadagnare meglio nei Paesi vicini, ha deciso di rientrare, attratto da condizioni economiche decisamente analoghe o addirittura più favorevoli delle economie confinanti. Sembra finita dell’epoca dell’idraulico polacco scappato dalla miseria del post-comunismo, venuto a cercare fortuna nell’Europa occidentale, Italia compresa.
Chi torna in Polonia, trova una realtà dinamica, innovativa, che significa aumento della qualità della vita e dei salari. È il segno evidente di un nuovo inizio, che chiude il capitolo precedente di una storia di una Paese con la disoccupazione, costretto a lasciare andare all’estero le sue forze migliori. L’agenzia France Press ha intervistato diverse persone, che hanno dichiarato di essere tornate in Polonia per motivi familiari, per prendersi cura di un parente anziano o per stare più vicine ai propri cari. Questo significa, però, che evidentemente ritengono che le condizioni di lavoro e di vita in patria siano ora paragonabili a quelle del Paese che li ospitava in precedenza. Se la Polonia non stesse vivendo questo boom economico, dicono, anche chi volesse tornare per motivi familiari non potrebbe farlo.
Meglio la Polonia della Germania, dunque? Pare proprio di sì, soprattutto di questa Germania. Gli ostacoli al reinserimento non mancano, come fa notare il mondo accademico. “Molte delle competenze e delle qualifiche acquisite dai migranti all’estero non possono essere applicate direttamente al loro ritorno, nemmeno in centri come Varsavia”, dice a Bfm Magdalena Gawronska, responsabile del programma Returning Talent to Warsaw. Tuttavia, coloro che stanno pensando di tornare ritengono che la vita in Polonia sia più vantaggiosa.
La grande, e triste morale, di questa storia è che nell’Europa occidentale, dove il costo della vita è spesso più alto, “le persone lavorano solo per sopravvivere e pagare le bollette”. E allora, meglio rientrare, anche perché c’è un problema di numeri. Opulenza ed emancipazione, com’è noto, non sono sempre alleati della fertilità. L’occidentalizzazione dei costumi, l’aumento delle opportunità professionali per le donne ha “allineato” la Polonia a tutto l’Occidente nella questione demografica. L’allarme è già suonato. Con appena un figlio per donna, la Polonia è oggi il Paese meno fertile d’Europa. Se nulla cambiasse, gli attuali 38 milioni di abitanti potrebbero ridursi a soli 30 milioni entro il 2060. Una questione demografica forte, che minaccia direttamente il mercato del lavoro e il finanziamento del sistema pensionistico. Una prima, possibile soluzione, si fa notare, potrebbe arrivare dall’integrazione degli immigrati ucraini, stimati in quasi 1 milione di persone. Ma la società polacca sta faticando a compiere questo passo.
Aggiornato il 09 febbraio 2026 alle ore 11:16
