“Epstein files” e il limite segreto tra giustizia e ragion di Stato

Ora tanti curiosi stanno rovistando tra gli “Epstein files”. Torme di politici, giornalisti, ficcanaso e sollevatori di polveroni ci giurano che quei documenti cambieranno la storia, che sarebbero il colpo ferale al potere; che un nuovo mondo fatto di verità e coscienza dovrebbe sortire dalla defenestrazione di tutti i coinvolti, di coloro che avevano rapporti e chiedevano favori a Jeffrey Epstein.

In pratica ci stanno dicendo che, esponenti di tutte le famiglie di potere, che accettavano di essere filmati (e fotografati) mentre consumavano violenze, stupri, omicidi e traffico d’organi, grazie a questi “files” verranno defenestrati, arrestati o messi ai margini? E voi tutti ci credete davvero? Potrebbe mai il potere accettare che vertici di multinazionali, come di servizi segreti e poteri bancari planetari finiscano in galera e casomai rivelino le più recondite nefandezze?

Il fatto grave è che l’uomo di strada ci crede, e speriamo finga di farlo. Perché questa è una delle più grosse corbellerie del nostro tempo. Basti solo leggere come Google definisce Jeffrey Edward Epstein, ovvero “un imprenditore e criminale statunitense”: questo all’indomani del coinvolgimento nei “files” di Bill Gates e di innominabili poteri bancari planetari. Come se Epstein abbia fatto tutto da solo. Per l’uomo normale (soprattutto italiano) è difficile abbinare quei nomi alle nefandezze organizzate sull’Isola di Epstein.

Ma veniamo all’esempio concreto che nei files ci siano italiani che abbiano partecipato a “conciliaboli di potere” su quell’isola, o che abbiano assistito o partecipato a crimini: chiunque dovesse raccontare i fatti con nomi e particolari rischierebbe sia azione penale (per calunnia o diffamazione) che richiesta di risarcimento in sede civile in proporzione al patrimonio del danneggiato (e parliamo di gente con enormi ricchezze e potere). Il potere vero ha prima eliminato Epstein e poi le compromissioni, definendolo con le parole dell’Fbi che diffonde anche Google, ovvero “un imprenditore e criminale statunitense”.

Ma veniamo al lavoro di Epstein, soprattutto comprendere per chi lo svolgesse: di fatto il personaggio costruiva documentazioni di ricattabilità, quindi vincoli contrattuali compromettenti, che legassero le carriere dei potenti della Terra ad un oscuro sistema organizzato da servizi segreti, poteri bancari ed interessi multinazionali. Il rito di vincolo tra questi soggetti si svolgeva sull’Isola di Epstein e prevedeva venisse filmato chi stuprava, violentava, uccideva, torturava, chi trasportava bambini o giovani da usare per traffico d’organi.

È chiaro l’imbarazzo (e l’inopportunità) di Cia, Fbi, Mossad, MI6 e MI5 e organismi vari a trattare l’argomento; ad intraprendere azioni contro quei rappresentati del potere che i servizi segreti hanno incarico di proteggere e difendere per evidente tutela dei cosiddetti “interessi strategici”. E ben sappiamo come il potere usi elidere i rami secchi e scomodi per poter continuare in maniera indisturbata i propri riti, accordi, conciliaboli.

Solo ora inizia a trapelare sui giornali che Jeffrey Edward Epstein detenuto non si sarebbe suicidato, soprattutto che il suo infarto sarebbe stato provocato da farmaci non tracciabili o da un fucile a ultrasuoni: ovviamente chi doveva sorvegliarlo era stato colto da profondo sonno in quel 10 agosto 2019.

Ma Jeffrey Epstein non era uno nato dal nulla. La sua famiglia era per tradizione abituata a servire il potere, e gli intrighi di stato, da almeno cinque secoli. C’è traccia del suo antenato Hermann von Epenstein tra i racconti e le testimonianze (rese anche a Norimberga) da Hermann Göring: che era stato chiamato Hermann dai genitori in onore del potente esoterista Hermann von Epenstein (banchiere, medico, consigliere di casa d’Asburgo).

Gli Epstein, nei loro castelli di Veldenstein e Mauterndorf, fungevano da genitori surrogati per centinaia di bambini caduti in solitudine e povertà. Sulle pratiche dei von Epenstein erano state gettate ombre presso le polizie bavaresi ed austriache: i racconti di alcune ragazze madri vennero però ritenuti inattendibili, poiché le stesse erano state schedate come prostitute dalla polizia segreta viennese. A una di queste madri, reclusa in un manicomio criminale, faceva visita nel 1925 il giovane Fritz Lang accompagnato dalla scrittrice Thea von Harbou. Qualche anno dopo (nel 1930) era nelle sale Il mostro di Düsseldorf, che raccontava la vera vita del “vampiro di Düsseldorf”; l’uomo che aveva fatto sparire tantissime giovani donne e adolescenti. Ma il “mostro” era anche a servizio di persone importanti, e questo aspetto non venne scandagliato dalla pellicola.

Tra il ‘10 ed il ‘20 alcune giovani madri vennero incarcerate, perché non gettassero ombre su notabili austriaci e prussiani in quel difficile momento che era la vigilia della Grande Guerra. Finiti gli imperi prussiani ed austriaci, gli Epenstein elidevano il “von” nobiliare dal loro cognome: soprattutto iniziavano a spostare i loro affari nel nuovo mondo, a New York.

Rimane a Vienna Palazzo Epstein (oggi edificio pubblico), un imponente manufatto lungo la Ringstrasse: il banchiere e imprenditore Gustav Ritter von Epenstein (padre di Hermann) lo aveva commissionato allo stesso architetto del parlamento viennese, che rendeva l’opera il simbolo dello stile neorinascimentale nella capitale. Finiti gli imperi centrali, e fuggiti gli Epstein, il palazzo assurgeva a sede della società pubblica del gas.

Ma Jeffrey correva spesso alla memoria familiare, ai fasti di corte dei suoi antenati: così nel 2010 aveva messo gli occhi sul castello di Duino, e negli “Epstein files” c’è traccia della trattativa per l’acquisto del maniero, che probabilmente Jeffrey avrebbe riservato alle stesse pratiche che caratterizzavano le feste in costume dei suoi antenati nel castello degli Epstein, sul crinale montuoso bavarese dell’Eppstein Taunus.

Perché Jeffrey potesse coronare quel sogno, si erano spesi a suo favore il politico norvegese Terje Rød-Larsen come l’immobiliarista delle grandi dinastie Patrick Kyd-Rebenburg: una mail datata 10 ottobre 2010 certifica che il politico norvegese (uomo di fiducia della Corona scandinava) proponeva a Epstein “un castello tra Trieste e Venezia con una spiaggia privata… antica dimora di proprietà del ramo italiano dei Thurn und Taxis (detti anche della Torre e Tasso)”.

Leggenda vuole che, nel castello dei von Epstein sia stata ospite Elisabetta Bathory, la nobildonna ungherese che curava la vecchiaia attraverso rimedi a base di sangue di giovinette: c’era connubio esoterico tra potere e follia in quell’Europa del XVII secolo.

La storia della contessa Báthory è un intreccio oscuro tra realtà e leggenda: i von Epstein ne presero pubblicamente le distanze al processo viennese che condannava a morte Elisabetta Bathory (parente ucraina degli Asburgo come dei principi di Baviera).

Ma gli antenati di Jeffrey erano aperti a tutte le esperienze, e da curiosi del mondo avevano ospitato feste per gli “illuminati di Baviera” come per i “fratelli boemi”; perché non dovesse mai dirsi che non stessero prevedendo futuri sviluppi nel panorama del potere del Vecchio Mondo. Con lo stesso spirito aprivano le porte alla teosofa oscura Helena Blavatsky, e siamo tra fine Ottocento e primi Novecento: e tra quei castelli bavaresi già serpeggiava lo spirito esoterico che avrebbe dovuto cementare i nuovi legami di potere.

Quindi Jeffrey Epstein non ha inventato nulla di nuovo, né fatto tutto da solo; il potere lo ha anche usato, ucciso e digerito. Soprattutto c’è da chiedersi di cosa fossero depositari gli Epstein per attrarre ieri come oggi tutto il potere e l’aristocrazia planetaria: sono sopravvissuti alla caduta degli imperi centrali di Austria e Prussia, le parole di Hermann Göring ed Heinrich Himmler (quello del “nazismo esoterico”) non li hanno scalfiti più di tanto, hanno gestito ricchezze finanziarie prima della caduta del Muro di Berlino e soprattutto dopo, erano entrati negli anni ’50 tra i consiglieri dei presidenti Usa come un tempo nel Castello di Schönbrunn per servire gli Asburgo.

E l’uomo di strada crede ancora che giustizia sarà fatta. Quei “file” sono stati epurati di ciò che andava secretato, dando oggi in pasto alla stampa il principe Andrea di Windsor come negli anni ’40 era toccato a re Giogio IV (Windsor) di Sassonia Coburgo, la cui trattativa con il piano alto esoterico del Reich veniva coperta dai lord Neville Chamberlain e Winston Churchill. Infatti non si sa più nulla del processo al figlio di Biden che “aiutava” i bambini orfani tramite Jeffrey Epstein e Bill Gates. Non si sa nulla del traffico d’organi come delle violenze rituali operate da certe teste coronate e Ceo di multinazionali.

Il potere è come un ristretto club, la cui tendenza è sempre a salvare il gabinetto più ristretto, il conciliabolo più recondito, indipendentemente da operato e malefatte.

Aggiornato il 06 febbraio 2026 alle ore 16:15