Usa-Russia, la fine del New Start

La scadenza del New Start riapre il dossier sul controllo degli armamenti nucleari e alimenta tensioni tra le grandi potenze. A Washington, a margine della prima riunione ministeriale sui minerali critici, il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito la posizione dell’amministrazione statunitense, rispondendo a una domanda sulla fine del trattato tra Stati Uniti e Russia: “Come ha detto il presidente Donald Trump, è  impossibile che un accordo sulle armi nucleari non includa la Cina”. Dal Cremlino è arrivata una reazione “preoccupata”. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha espresso “rammarico” per la scadenza del New Start, ultimo accordo in vigore tra Mosca e Washington sulla limitazione delle armi nucleari strategiche. Il megafono di Vladimir Putin ha sottolineato che gli Stati Uniti non hanno dato seguito alla proposta avanzata dal presidente di prorogare per almeno un anno i limiti previsti dal trattato. “La Federazione russa manterrà il suo approccio responsabile e attento al tema della stabilità strategica nel campo delle armi nucleari”, ha affermato il portavoce, citato dall’agenzia Interfax, aggiungendo che Mosca, “come sempre sarà guidata principalmente dai suoi interessi nazionali”.

Con il mancato raggiungimento di una nuova intesa entro il termine odierno, l’ultimo strumento bilaterale di controllo degli arsenali nucleari tra Russia e Stati Uniti è ormai decaduto. Ne scaturirà una nuova corsa agli armamenti? Scenario definito una “minaccia alla pace” da Papa Leone XIV. Secondo Mosca, “non siamo più legati al trattato e le parti non sono più tenute a rispettare alcun obbligo”, pur assicurando la volontà di agireresponsabilmente” e di “restare aperta” a una soluzione diplomatica. Allo stesso tempo, la Russia si dice “pronta” ad adottare “misure tecnico-militari” per “contrastare potenziali minacce alla sicurezza nazionale”. Da parte statunitense, la linea resta ferma sull’impossibilità di un nuovo accordo globale senza il coinvolgimento di Pechino. Per Washington, infatti, “un accordo sulle armi nucleari nel XXI secolo é impossibile senza la Cina”. Il New Start, firmato nel 2010, fissava un tetto di 1.550 testate nucleari strategiche e 700 vettori tra missili e bombardieri per ciascuna delle due potenze. Un’intesa ritenuta cruciale, considerando che Stati Uniti e Russia detengono circa il 90 per cento delle armi nucleari mondiali: 5.177 testate americane e 5.459 russe. La Cina, secondo le stime, dispone di circa 600 testate, ma con una produzione annua di circa un centinaio di nuovi ordigni, elemento che rende incerto un suo eventuale consenso a nuove limitazioni, come auspicato dagli Usa.

Il Cremlino ha riferito che Putin ha discusso la situazione anche con il presidente cinese Xi Jinping, assicurando l’intenzione di Mosca di agire “in modo misurato e responsabile”. Già a settembre, lo stesso Putin si era detto “pronto” a rispettare le restrizioni del New Start “per un altro anno”, a condizione che Washington adottasse un comportamento “in modo analogo”. Tuttavia, negli ultimi anni la Russia ha continuato a mostrare una postura muscolare, arrivando nel 2023, nel pieno del conflitto in Ucraina, a ordinare lo schieramento di armi nucleari tattiche in Bielorussia. Donald Trump, che nelle ultime ore ha avuto un colloquio con Xi Jinping, aveva definito “una buona idea” il rinnovo del New Start, salvo poi ipotizzare “un accordo migliore”, giudicato però da diversi esperti più complesso da raggiungere di quanto appaia dalle dichiarazioni politiche. Oltre che dal Pontefice, preoccupazioni arrivano anche dal mondo accademico e dei think tank. Georgia Cole, analista del Chatham House, avverte che senza il rinnovo del New Start Stati Uniti e Russia potrebbero incrementare i loro arsenali “senza alcun controllo”. “Questo – dice l’esperta in un’intervista al Washington Post – potrebbe accrescere il rischio di errori di calcolo, di incidenti e di un’escalation indesiderata”, oltre a “incoraggiare la Cina a continuare ad accelerare il suo accumulo di risorse nucleari per raggiungere la parità”.

Aggiornato il 05 febbraio 2026 alle ore 14:55