Adarich come Rossi, soldi e armi mettono a tacere

Il banchiere ucraino Alexander Adarich è morto come l’ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, Davide Rossi. Adarich e Rossi sono entrambi caduti giù da un palazzo: il primo nel 2013 ed il secondo nel tardo pomeriggio del 23 gennaio 2026.

Cosa potrebbe accomunare le due morti (i due omicidi)? Probabilmente gli esecutori materiali o i mandanti potrebbero obbedire allo stesso profilo: 007 finanziari (anche detti “invisible” o agenti dell’embedded finance), l’Italia ne ha lontana memoria perché uomini simili erano a protezione della segretezza della riunione sullo yacht Britannia nel giugno 1992. Argomento che va sfiorato come i petali d’una delicatissima orchidea, il solo sentir parlare di certe cose provoca profonda paura nella gente normale: potrebbero derivarne accuse di complottismo verso chi ne scrive. Resta il fatto che Davide Rossi è stato ucciso, probabilmente era l’anello debole e pronto a parlare, forse a conoscenza di politiche bancarie tese a blindare determinati investimenti.

Altrettanto dicasi per Alexander Adarich, che probabilmente maneggiava fondi (anche europei) che avrebbero dovuto alimentare l’acquisto di armi, poi dirottati verso una certa “corruzione istituzionale”. Ma evitiamo illazioni e sospetti, il Gruppo Montepaschi, e ben dodici anni prima della morte di Davide Rossi, aveva pubblicato che “in coerenza con i propri valori e con le indicazioni del proprio Codice Etico, dal 2001 è impegnato ad evitare il coinvolgimento in attività di finanziamento e di intermediazione di operazioni riconducibili alla produzione e al commercio di armi, di cui alla legge n. 185/90”. In molti si chiederanno cosa possano mai saperne le banche di armi e guerre, soprattutto quale segreto custodisse Rossi.

Resta il fatto che con la morte di Alexander Adarich viene meno il teste chiave contro l’oligarca ucraino Timur Mindich: primo sostenitore del presidente Zelensky e cardine dell’inchiesta sulla corruzione in Ucraina. L’indagine per corruzione ha due fronti, europeo ed ucraino, in entrambi emerge che il collettore delle tangenti corrisponde a Timur Mindich: il fidato uomo d’affari che ha inventato Zelensky, trasformandolo da attore in politico di successo. Ma Timur Mindich è latitante, si mormora oggi protetto da 007 finanziari occidentali e ieri da Ihor Kolomoyskyi (il più ricco oligarca ucraino) che Zelensky ha dovuto far arrestare per non imbarazzare i finanziatori esteri della guerra in Ucraina.

Timur Mindich era saltato agli onori delle cronache per aver organizzato un corposo sistema di tangenti, prima nel settore energetico e poi evolutosi verso gli armamenti. Timur Mindich aveva affidato la propria ingegneria finanziaria proprio ad Alexander Adarich.

Certo l’Unione europea è oggi in grande imbarazzo, perché la corruzione in Ucraina è notizia ormai non più contenibile nelle procure di Ue ed Ucraina: Zelensky è già stato costretto a destituire due ministri, già amici e stretti collaboratori. Si sono dimessi su esplicita richiesta di Zelensky che, durante una conferenza stampa, ha riconosciuto quanto siano stati importati per l’Ucraina e per le sue politiche: ma le accuse di corruzione e appropriazione indebita erano ormai rimbalzate sui media planetari, questo li ha resi indifendibili, quindi inevitabili le dimissioni di Herman Halushchenko (ministro della Giustizia) e Svitlana Grynchuk (ministro dell’Energia).

Halushchenko e Grynchuk sono accusati d’appropriazione indebita, iniziata nel settore energetico presso la compagnia statale Energoatom e proseguita su più roboanti forniture: le prime tangenti ammonterebbero a 100 milioni di dollari, pagati dagli appaltatori che hanno costruito le fortificazioni contro gli attacchi russi alle infrastrutture energetiche; poi ci sarebbero ancora altri soldi, e basterebbe la collaborazione di un banchiere per tracciare percorsi e depositi.

Per il momento la fonte Alexander Adarich è stata tacitata, volando giù dal quarto piano di un B&B milanese: le telecamere avrebbero ripreso due individui sortire lestamente dal palazzo a pochi passi dal Duomo. L’ipotesi è quella di un omicidio maldestramente camuffato da suicidio: gli “invisible” che hanno operato su Rossi erano professionalmente più abili dei liquidatori di Adarich.

Alexander Adarich aveva sia nazionalità ucraina che romena: banchiere, manager d’affari, a capo della banca commerciale ucraina Fidobank, uomo con forti interessi in società con sede in Lussemburgo, un patrimonio personale difficilmente tracciabile per via dei tanti conti correnti in diversi paesi Ue ed extra Ue, e probabilmente gli inquirenti procederanno con tante e difficili rogatorie. Insomma, un vero “riferimento istituzionale” per chi gestiva fondi esteri per l’Ucraina.

Sul corpo di Adarich sono emersi, da un primo esame medico legale, vari “segni di costrizione al corpo”: come fosse stato legato, e poi altri particolari ematomi compatibili con colpi violenti. Nella stanza della vittima non c’erano effetti personali, borse, valige, nemmeno un computer portatile o un telefono cellulare: tutto probabilmente portato via dagli assassini.

I casi Adarich e Rossi presentano alcune similitudini, ci fanno capire come certi settori d’affari e corruttela internazionale poco gradiscano testimoni ed anelli deboli pronti a parlare, a far crollare posizioni di potere e ricchezza.

Aggiornato il 30 gennaio 2026 alle ore 15:21