Dopo anni di ritardo, il Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione europea ha finalmente compiuto il passo decisivo: inserire la Guardia rivoluzionaria iraniana, i pasdaran, nella lista delle organizzazioni terroristiche. Lunedì 26 gennaio il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, aveva ribadito la necessità di includere il Corpo dei pasdaran nella lista nera. Colto di sorpresa, il regime iraniano aveva immediatamente convocato l’ambasciatrice italiana a Teheran, Paola Amadei, per chiedere spiegazioni. La Germania sosteneva da tempo la designazione, mentre tra martedì e mercoledì anche Francia e Spagna – inizialmente più caute – hanno annunciato la loro disponibilità a classificare la Guardia rivoluzionaria come organizzazione terroristica.
Alla vigilia della riunione del Consiglio a Bruxelles, si erano moltiplicate le prese di posizione: l’alta rappresentante dell’Ue Kaja Kallas aveva dichiarato che “se ti comporti come un terrorista, devi essere trattato come un terrorista”, mentre il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, aveva ricordato che “la repressione che ha colpito la rivolta pacifica del popolo iraniano non può restare senza risposta”. Di fronte al bagno di sangue in corso in Iran, l’Unione europea non poteva più voltarsi dall’altra parte. Contestualmente, Bruxelles ha imposto sanzioni e misure restrittive – congelamento dei beni e divieto di viaggio – a 15 alti funzionari e magistrati del regime, oltre che a sei enti e associazioni. Tra i nomi figurano il ministro dell’Interno, il pasdar Eskandar Momeni, responsabile della brutale repressione delle recenti proteste, e il procuratore generale Mohammad Mohavedi-Azad, noto per condanne a morte e torture inflitte a manifestanti e minoranze.
Sulle operazioni dei pasdaran, dall’Iraq alla Siria, dal Libano alla Somalia fino al Venezuela, esiste una vasta documentazione, senza contare la repressione sistematica esercitata sulla popolazione iraniana. L’inserimento del corpo dei pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche è una delle principali rivendicazioni della Resistenza iraniana da almeno 30 anni. Fondato subito dopo la rivoluzione del 1979 su ordine di Ruollah Khomeini, il Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica – che non include nemmeno il nome dell’Iran nella sua sigla – ha come missione statutaria la protezione, ovunque, dello Stato islamico. Dopo questo passo indispensabile dell’Unione europea, è fondamentale non fermarsi. Occorre ora riconsiderare l’intero quadro delle relazioni diplomatiche con il regime iraniano, soprattutto alla luce del fatto che molti dei suoi cosiddetti diplomatici appartengono ai pasdaran. L’Unione europea deve inoltre riconoscere la legittima resistenza del popolo iraniano contro il regime violento che attanaglia il Paese e contro la sua principale struttura di potere, ora inserita nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Aggiornato il 30 gennaio 2026 alle ore 10:41
