Una risoluzione per fermare i Fratelli musulmani

L’Assemblea nazionale impegna il governo francese a chiedere all’Ue di inserire la “Fratellanza” tra le organizzazioni terroristiche. Non è una mera dichiarazione di intenti, ma un’iniziativa parlamentare senza precedenti che, se recepita, costituirebbe una svolta anche per gli altri Paesi europei. Il 22 gennaio 2026 segna un potenziale spartiacque nella politica di sicurezza europea. Con l’adozione della risoluzione numero 215, l’Assemblea nazionale francese ha ufficialmente impegnato il governo di Parigi a richiedere all’Unione europea l’inserimento del movimento dei Fratelli musulmani nella lista Ue delle organizzazioni terroristiche. Non si tratta di una mera dichiarazione d’intenti, ma di un’iniziativa basata su una solida architettura giuridica che integra il diritto internazionale (risoluzione 1373 dellOnu), le basi costitutive dell’Unione (Trattato sull’Ue e Carta dei diritti fondamentali) e la legge nazionale del 24 agosto 2021 sul rispetto dei principi della Repubblica. Il pilastro tecnico di questa proposta è il rapporto governativo Frères musulmans et islamisme politique en France, presentato al Consiglio di Difesa il 21 maggio 2025, che trasforma le risultanze dell’intelligence in un’azione parlamentare senza precedenti.

Nel testo approvato la Fratellanza musulmana viene descritta come una “rete ideologica strutturata”, il cui obiettivo di stabilire un “ordine politico fondato sulla Sharia” risulta intrinsecamente “incompatibile con i principi democratici, la laicità e lo Stato di diritto”. La risoluzione evidenzia come l’organizzazione agisca in Europa attraverso una strategia di “entrismo istituzionale”, ossia un meccanismo di penetrazione capillare e dissimulata in scuole, associazioni, enti locali. Sfruttando le maglie delle libertà democratiche e avvalendosi di “finanziamenti stranieri”, il movimento punterebbe alla “creazione di contro-società religiose”. Un passaggio centrale afferma che i servizi di intelligence francesi, tedeschi e austriaci hanno accertato la presenza in Europa di “reti legate ai Fratelli musulmani che operano per un’islamizzazione politica progressiva”.

Il documento sottolinea, inoltre, il coinvolgimento di alcune ramificazioni della Fratellanza nel sostegno a entità terroristiche e nella diffusione di retoriche che giustificano la violenza contro le democrazie occidentali. Il precedente evocato è decisivo: Hamas, ramo palestinese del movimento, è già da tempo nella lista nera dell’Unione europea. Da qui scaturisce la svolta politica francese secondo cui non è più possibile distinguere tra l’apparato ideologico che opera nel tessuto sociale europeo e il braccio armato attivo nei conflitti mediorientali, considerandoli ormai segmenti inscindibili di un’unica strategia globale. In concreto, la risoluzione invita la Commissione e il Consiglio Ue ad avviare una valutazione giuridica e fattuale del network transnazionale della Fratellanza nel Continente, sollecitando un inasprimento dei controlli sull’erogazione dei fondi europei, e soprattutto a presentare una proposta formale per l’inserimento della mouvance e dei suoi vertici nella lista Ue delle organizzazioni terroristiche. Se adottata, tale misura comporterebbe il congelamento dei beni, il divieto di finanziamento e l’obbligo di cooperazione giudiziaria tra tutti gli Stati membri, applicando lo stesso regime restrittivo già vigente per Al-Qaeda e lo Stato Islamico.

La mossa di Parigi si inserisce in una dinamica globale già avviata. Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Russia considerano da anni la Fratellanza musulmana un’organizzazione terroristica. In Europa, l’Austria ha introdotto nel 2019 una legge antiterrorismo che vieta esplicitamente simboli e attività riconducibili al movimento. La spinta più recente è arrivata dagli Stati Uniti, dove il 24 novembre 2025 l’amministrazione americana ha avviato una procedura culminata il 13 gennaio 2026 con la designazione delle ramificazioni della Fratellanza in Libano, Giordania ed Egitto come Foreign terrorist organizations. Una decisione motivata dal sostegno a Hamas e Hezbollah e dal coinvolgimento in attività violente dopo gli attacchi del 7 ottobre 2023, che ha prodotto l’immediata esclusione delle strutture designate dal sistema finanziario americano.

Altri Paesi seguono con attenzione. Nel 2025, la Svezia ha istituito una commissione di esperti incaricata di mappare l’infiltrazione dei movimenti islamisti nel tessuto sociale e di porre severi limiti ai finanziamenti esteri diretti alle comunità religiose. Parallelamente, la Germania ha inasprito la propria azione amministrativa, intensificando i decreti di divieto contro le organizzazioni islamiste ritenute incompatibili con l’ordine costituzionale. Ma nessuno Stato aveva finora avanzato una richiesta così esplicita all’Unione europea, che avrebbe delle ripercussioni sistemiche in tutti i Paesi membri, Italia inclusa. Nel nostro ordinamento, gli articoli 8, 19 e 20 della Costituzione garantiscono una tutela rigorosa alla libertà religiosa e associativa, il che rende giuridicamente complesso sanzionare un movimento sulla base della sola appartenenza ideologica, in assenza di reati specifici accertati. Tuttavia, l’eventuale accoglimento della richiesta di Parigi modificherebbe radicalmente lo scenario, poiché l’Italia sarebbe tenuta ad applicare le misure restrittive in virtù del primato del diritto comunitario.

Qualora Bruxelles decidesse di recepire tale istanza, l’Europa potrebbe entrare in una nuova fase del proprio sistema di sicurezza interna, in cui il contrasto alle derive teocratiche cesserebbe di essere una prerogativa dei singoli Stati per trasformarsi in una priorità strategica comune. Un passaggio fondamentale verso una vera difesa integrata dei valori democratici continentali.

(*) Tratto da La Nuova Bussola Quotidiana

Aggiornato il 29 gennaio 2026 alle ore 10:55