Si rafforza il fronte europeo verso un’intesa politica sull’inserimento dei pasdaran nell’elenco dell’Unione europea delle organizzazioni terroristiche. L’orientamento emerge alla vigilia del Consiglio Affari esteri, dove i ministri dei Ventisette sono chiamati a misurarsi con una decisione dal forte valore politico e simbolico, maturata sullo sfondo dell’inasprimento della repressione in Iran. A confermare il clima di convergenza è stato il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, intervenuto al suo arrivo alla riunione con gli omologhi europei. “Oggi ci sarà una decisione politica, poi quella concreta nelle prossime settimane. Ma mi pare ci sia una grande convergenza da parte di tutti i Paesi dopo quello che è accaduto nelle scorse settimane”, ha spiegato, lasciando intendere che il percorso verso la designazione formale è ormai avviato.
Sulla stessa linea la Francia, che ha annunciato il proprio sostegno all’iniziativa. “In Iran, la repressione che si è abbattuta sulla rivolta pacifica del popolo iraniano non può restare senza risposta. Il coraggio degli iraniani non può restare vano. È per questo motivo che oggi adotteremo sanzioni europee nei confronti dei responsabili di questa repressione. Ed è per questo che la Francia ha annunciato ieri che sosterrà l’inserimento del Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’Ue”, ha dichiarato il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, a margine del Consiglio. Deciso anche l’intervento della Germania. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha sottolineato l’urgenza della scelta, richiamando la gravità delle violazioni dei diritti umani documentate nelle ultime settimane. “Il governo tedesco si è impegnato con forza affinché le Guardie della rivoluzione vengano inserite nel regime di sanzioni antiterrorismo. Sono molto fiducioso che oggi si possa arrivare a un risultato comune. È una decisione urgente e necessaria perché il modo in cui le persone vengono picchiate, torturate, gettate in prigione e anche uccise o impiccate è drammatico, non solo per i numeri ma anche per la brutalità”, ha affermato. Wadephul ha poi aggiunto: “Sono molto soddisfatto che molti Paesi abbiano ora dato il segnale che si arrivi finalmente a questa designazione: è un successo per il popolo iraniano, per l’umanità e per la comunità di valori Ue”. Pur richiamando la preoccupazione per i cittadini tedeschi detenuti in Iran, il ministro ha ribadito che “è chiaro che la Germania, e anche l’Europa, non devono mai essere ricattabili”, invocando “una chiara posizione europea”.
Anche il Belgio si è schierato apertamente a favore dell’inserimento dei pasdaran nella lista nera dell’Unione. Il ministro degli Affari esteri Maxime Prévot ha ricordato l’impegno assunto dal governo di Bruxelles già al momento della sua formazione. Il Belgio è al fianco dei cittadini iraniani che desiderano legittimamente vedere realizzate le proprie aspirazioni democratiche e “sottolineiamo che un anno fa, quando è stato formato il nuovo governo belga, abbiamo dichiarato esplicitamente nel nostro accordo di coalizione di voler inserire le Guardie rivoluzionarie nella lista dei gruppi terroristici dell’Unione europea. Continuiamo quindi a sostenere questa posizione insieme ad altri alleati europei, soprattutto alla luce delle atrocità e della repressione osservate nelle ultime settimane”. Prevot ha tuttavia ammesso che permangono alcune resistenze tra gli Stati membri: “Sembra che alcuni Stati membri siano ancora preoccupati. Francamente, spero che sia possibile raggiungere un risultato entro la fine della giornata. Molti paesi dell’Ue, il Belgio, ma anche altri e Paesi più grandi stanno spingendo per inserire l’Irgc nella lista europea dei terroristi, quindi spero che sarà possibile, se non oggi, presto, raggiungere questo risultato”.
A fare pressione sull’Europa è anche la resistenza iraniana. In una nota diffusa alla vigilia del Consiglio, la presidente eletta del Consiglio nazionale della resistenza iraniana, Maryam Rajavi, ha definito la possibile designazione “in ritardo di almeno 30 anni”. “Oltre 40 anni di appeasement e di dibattiti prolungati sono sufficienti. La decisione di designare i pasdaran, un’istituzione sinonimo di ignoranza e crimine, non deve essere ulteriormente rinviata”, ha affermato, ricordando che “così come il popolo iraniano chiese in passato lo smantellamento della criminale Savak dello Scià, oggi insiste con determinazione per la dissoluzione dei pasdaran”. Rajavi ha quindi ribadito che, a suo giudizio, “se il regime clericale non fosse impegnato nella repressione interna, nella guerra e nell’esportazione dell’estremismo e del terrorismo, un unico esercito nazionale sarebbe più che sufficiente”, denunciando “l’ulteriore peso politico, economico e umano rappresentato dai pasdaran” imposto a un popolo “già provato e privato dei suoi diritti. Il popolo iraniano non tollererà più istituzioni fondate sulla tortura e sulla repressione”, ha concluso.
Aggiornato il 29 gennaio 2026 alle ore 15:04
